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 2007  giugno 28 Giovedì calendario

Il recente America Alone: The End of the World As We Know It, dello scrittore canadese Mark Steyn, si apre con una riflessione su un successo cinematografico di alcuni anni fa, Il mio grosso grasso matrimonio greco: «Molti di noi hanno visto [parecchie] commedie sentimentali sulle minoranze etniche… in cui il classico tizio compassato, dall´aria di bravo ragazzo americano, comincia a uscire con una fanciulla proveniente da una numerosa, amorevole, prolifica famiglia mediterranea, benedetta da una tale abbondanza di sorelle, cugini e zii che a malapena si riesce a entrare nella stanza

Il recente America Alone: The End of the World As We Know It, dello scrittore canadese Mark Steyn, si apre con una riflessione su un successo cinematografico di alcuni anni fa, Il mio grosso grasso matrimonio greco: «Molti di noi hanno visto [parecchie] commedie sentimentali sulle minoranze etniche… in cui il classico tizio compassato, dall´aria di bravo ragazzo americano, comincia a uscire con una fanciulla proveniente da una numerosa, amorevole, prolifica famiglia mediterranea, benedetta da una tale abbondanza di sorelle, cugini e zii che a malapena si riesce a entrare nella stanza. Si tratta, in realtà, del capovolgimento della verità. Il tasso di fertilità della Grecia non raggiunge 1,3 figli per coppia, ciò che i demografi definiscono il punto "di non ritorno" dal quale nessuna società si è mai ripresa. E la fertilità della Grecia è quella messa meglio in tutta l´Europa mediterranea…». La «grande famiglia italiana», per esempio, «con il papà che mesce il vino e la mamma che serve la pasta» a una tavolata che pare estendersi all´infinito, presto non sarà che un ricordo. Nel 2050, secondo questa inquietante previsione, il sessanta per cento degli italiani non avrà più zii, zie, fratelli, sorelle, cugini. Con la sola eccezione degli Stati Uniti, le nazioni del Primo mondo sono in declino demografico. Nessuno dei paesi europei sta procreando al "tasso di sostituzione" di 2,1 figli per donna (la popolazione della Spagna, il cui declino è ancor più rapido di quello dell´Italia, si dimezzerà ogni trentacinque anni). Questo potrebbe sembrare l´ovvio destino delle società avanzate su un pianeta stressato: possiamo aspettarci crisi dovute a squilibri generazionali, sistemi pensionistici insostenibili, eccetera, ma è il genere di futuro previsto dai più sognatori tra i nostri verdi ed econauti. Un´Europa spopolata e semplificata sarebbe difendibile in un mondo privo di ostilità e predatori Ma non è questo il nostro caso. In Somalia l´indice di natalità è del 6,76, in Afghanistan del 6,69, nello Yemen del 6,58. «Avete notato cos´hanno in comune questi paesi?» scrive Steyn. L´indice di natalità dell´Albania è un terzo di quello dell´Afghanistan, ma è il più alto d´Europa. «E perché mai? Perché è l´unico paese a maggioranza musulmana. Per il momento». Dopo Irlanda, Danimarca, Finlandia e Olanda, la Francia è la nazione dell´Europa occidentale con il più elevato indice di natalità, 1,89. Ma «dai dati si evince che un terzo dei nuovi nati sono musulmani». Nel frattempo, «basta dare un´occhiata alla tendenza dominante in Europa, dove il numero di musulmani cresce quanto quello delle zanzare. Le donne occidentali dell´Unione Europea generano in media 1,4 figli. Le donne musulmane degli stessi paesi ne procreano 3,5». A dirlo non è Mark Steyn, né, tanto per fare un esempio, Jean Marie Le Pen, ma, dalla Norvegia, il mullah Krekar. Per citare il colonnello Gheddafi: «Molti segni mostrano che Allah assicurerà all´Islam la vittoria in Europa – senza spade, senza fucili, senza conquista. I cinquanta milioni di musulmani che la abitano trasformeranno l´Europa in un continente musulmano nel giro di qualche decennio». Confessare la paura di un sorpasso demografico ci fa venire inevitabilmente in mente eugenetica, sterilizzazione forzata e affini; e molti buoni occidentali moderni, leggendo Steyn, si sentiranno invadere dal sacro fuoco della bontà che solitamente precede il grido di "razzista!". Come però, pazientemente, ribadisce Mark Steyn, «non è una questione di razza, bensì di cultura». Se tutti i cittadini di una democrazia liberale credono nella democrazia liberale, non ha alcuna importanza il colore della loro pelle; ma quando alcuni di loro credono nella sharia, nel califfato e via discorrendo, allora è chiaro che i numeri acquistano un´importanza cruciale. Più avanti nel libro, Steyn esprime il medesimo concetto ma dalla prospettiva opposta. Un ex fautore della supremazia della razza bianca ha cambiato il proprio nome da David Myatt ad Abdul-Aziz ibn Myatt; e adesso Abdul-Aziz è un fanatico sostenitore della jihad. «Molti dei suoi compagni nella rivendicazione della "supremazia della razza bianca"», scrive Steyn, «scopriranno che ad attrarli non è tanto la "razza bianca", quanto la "supremazia"». Il fondamentalismo islamico, naturalmente, attirerà i violenti, gli squilibrati e – inutile dirlo – gli antisemiti, in un´infinita Notte di Valpurga dell´irrazionalità. Negli Stati Uniti, grazie al contributo della minoranza ispanica, l´indice di natalità è di 2,1. Osservando più attentamente la situazione, scopriremo che di questo dobbiamo ringraziare l´Alabama e il Wyoming, non la California e il Massachusetts; gli stati repubblicani sono del dodici per cento più fertili di quelli a maggioranza democratica. Secondo Mark Steyn, l´"agenda progressista", la cultura dei diritti e della solidarietà, del femminismo pragmatico, della "scelta", è «un binario, letteralmente, morto». L´implicito corollario, quindi, è che adesso le società hanno bisogno di essere più reazionarie: praticanti, maggioritarie, prolifiche e pre-femministe. America Alone è un libro piuttosto breve, e Mark Steyn non si diffonde sulle sue numerose e fosche implicazioni – compreso l´inatteso infiacchirsi dell´istinto riproduttivo umano. Maestro nel dire l´indicibile, Mark Steyn non riesce tuttavia a porre la domanda fondamentale: la cultura della scelta sarà costretta a cedere il passo alla cultura della vita? In sé e per sé profondamente retrogrado, il fondamentalismo islamico potrebbe costringere tutti noi a diventare retrogradi. Già che ci siamo, potremmo seguire l´esempio del comunismo rivoluzionario: dopo l´allarmante censimento del 1936, Stalin abbandonò immediatamente il programma di riforme sociali; tra le nuove misure adottate, ci furono la massiccia creazione di asili, l´introduzione di medaglie alla fecondità, la legalizzazione della successione ereditaria, la solenne celebrazione del matrimonio, l´incremento delle lungaggini e delle pastoie burocratiche per l´ottenimento del divorzio, il ritorno all´aborto come reato. Per un po´ funzionò. Nel ventunesimo secolo, privata della vigilanza totalitaria, la Russia sta perdendo russi al ritmo di quasi un milione all´anno. L´"assoluto" con cui abbiamo a che fare in questo caso è il fondamentalismo islamico: un´ideologia all´interno di una religione, un sistema di credenze all´interno di un sistema di credenze, un´illusione all´interno di un´illusione. Il fondamentalismo islamico offre ai propri seguaci le meravigliose attrattive di una combinazione di violenza e rettitudine – oltre alla promessa della vita eterna. L´Islam, apparso mezzo millennio dopo il Cristianesimo, è il più giovane dei principali monoteismi. E se l´Islam sta seguendo le stesse tappe di sviluppo, dovrebbe essere prossimo alle proprie guerre di religione, cui seguirà, a tempo debito, la propria versione della Riforma. Dovremmo quindi aspettarci di assistere all´Illuminismo islamico intorno al 2200. Questo processo avrà naturalmente luogo su un pianeta traboccante di armamenti moderni. Certe volte non abbiamo forse la sensazione che la crisi odierna non sia altro che una crisi di armamenti? Gli sconvolgimenti del mondo islamico provocheranno molte perdite di vite umane, ma questo non preoccupa il vero fondamentalista che, in ogni caso, vuole che la freccia del tempo sia puntata nell´altra direzione. Perché cos´è la vita, in fondo, se non "la feccia dell´esistenza"? Queste parole sono del massimo divulgatore del movimento, l´ayatollah Khomeini, il quale predicava che l´arco della vita umana acquista significato solo al termine del suo viaggio terreno. La paura della morte, che rende necessaria la negazione della morte, è la causa prima e la pietra angolare della fede religiosa. una specie di disturbo infantile, che la nostra specie, crescendo, deve faticosamente lasciarsi alle spalle. Ciò fu compreso con grande chiarezza da Freud – e dal poeta inglese Philip Larkin, che racchiuse questa intuizione con concisione quasi sprezzante in una poesia del 1977, Aubade ("Ode all´alba"). Il poeta, al risveglio, contempla «la morte che non ha mai posa, oggi di un giorno più vicina»: «Questa è una particolare forma di paura / Che nessun trucco può dissipare. / Ci provò la religione, creando il suo vasto / broccato musicale, ormai divorato dalle tarme, / per fingere che non moriremo mai…» Ma l´incantesimo è rotto. Non possiamo, per così dire, convincerci con l´ipnosi a tornare al patriarcato e alla devozione; non ci resta altra scelta che di affidarci a due notevoli risorse come il buonsenso e la ragione. La "fede" è stata recentemente definita come "il desiderio di ottenere l´approvazione degli esseri sovrannaturali". La liquidiamo per ragioni d´ordine intellettuale, etico e, non ultimo, spirituale. Siamo d´accordo con Joseph Conrad: «Il mondo vivente contiene abbastanza meraviglie e misteri così com´è: meraviglie e misteri che agiscono tanto inesplicabilmente sulle nostre emozioni e sulla nostra intelligenza da giustificare quasi chi concepisce la vita come uno stato d´incanto. No, è troppo salda la mia coscienza del meraviglioso perch´io sia mai ammaliato dal puro Soprannaturale, che (consideratelo come volete) è pur sempre un prodotto affatturato, il parto di menti insensibili all´intima delicatezza della nostra relazione con la moltitudine infinita di ciò che è morto e di ciò che vive; una profanazione delle nostre memorie più tenere, un oltraggio alla nostra dignità. Quale che sia la mia naturale modestia, non scenderà al punto di cercare aiuti alla mia immaginazione in seno alle vane fantasie proprie d´ogni età e che bastano, di per se stesse, a riempire di tristezza indicibile tutti coloro che amano l´umanità