Bill Emmott, Corriere della Sera 28/6/2007, 28 giugno 2007
L’essenza della scienza è l’incertezza, o almeno così crediamo noi non scienziati. Sono cresciuto con i principi di Karl Popper, il grande filosofo austriaco per il quale qualcosa poteva essere considerata scientifica solo se era possibile confutarla empiricamente
L’essenza della scienza è l’incertezza, o almeno così crediamo noi non scienziati. Sono cresciuto con i principi di Karl Popper, il grande filosofo austriaco per il quale qualcosa poteva essere considerata scientifica solo se era possibile confutarla empiricamente. Di conseguenza, se si segue Popper, nessuna scienza può mai essere assolutamente certa. Oggi c’è però un modo sicuro per scandalizzare le persone ben educate, soprattutto in Europa, ed è negare che il cambiamento climatico sia una certezza scientifica. Al recente summit del G8 in Germania, i leader del mondo sviluppato hanno detto che «gli aspetti scientifici del cambiamento climatico sono stati assodati». davvero così? Un piccolo gruppo di scienziati, studiosi di statistica, uomini d’affari e politici coraggiosi continuano ad andare contro il generale consenso, negando che l’attività umana stia cambiando il clima della terra. Il National Post, giornale canadese di destra, ha pubblicato una lunga serie di articoli di negazionisti sulla questione del clima. Bjorn Lomborg, uno studioso di statistica danese, continua ad affermare che gli scienziati sostengono l’ipotesi del riscaldamento globale solo perché è il solo modo per far finanziare le loro ricerche. James Inhofe, presidente della commissione per l’ambiente del Senato americano, continua a dire che sono tutte sciocchezze, anche se su questo punto l’umore della politica americana è mutato. Proprio questa settimana Ray Tillerson, amministratore delegato della Exxon Mobil, la più grande compagnia petrolifera americana, ha contestato l’idea che valga la pena di riversare investimenti nei biocarburanti o in altre fonti alternative di energia. Dovremmo tutti ringraziare gli scettici. Quando un principio su cui c’è consenso non viene messo in questione, o diventa impossibile metterlo in questione, si è in una fase pericolosa, in cui si possono intraprendere politiche sbagliate o, ancor più facilmente, gruppi che rappresentano interessi particolari possono riuscire a trarre vantaggio da quel consenso. Questo, però, non dà ragione agli scettici, se non in un senso tecnico, popperiano: non si dovrebbe dire che la scienza del cambiamento climatico è stata «assodata », perché la cosa non può essere certa. anche vero che il clima è un argomento incredibilmente complicato, che per gli scienziati è molto difficile da capire. Così, come dicono gli scettici, dobbiamo continuare a nutrire forti dubbi sulle teorie scientifiche riguardanti gli andamenti futuri della temperatura e del clima, soprattutto quando comportano proiezioni su decenni o secoli a venire. Non è però una buona ragione per non fare nulla. Stipuliamo polizze contro gli incendi anche se speriamo, e ci attendiamo, che non ve ne saranno. Sappiamo di non poter essere certi che la casa non andrà a fuoco, perciò paghiamo per assicurarci contro questa catastrofica eventualità, e allo stesso tempo prendiamo precauzioni, come quella di non usare materiali infiammabili. Il giusto atteggiamento nei confronti del cambiamento climatico è proprio assumere un comportamento simile: gli scienziati ci dicono che cambiamenti catastrofici sono possibili, ma non certi. Dobbiamo quindi dotarci di una qualche forma di assicurazione per cercare di diminuire questi rischi, e nello stesso tempo prendere precauzioni perché sia meno probabile che si verifichino. Il tipo più logico di assicurazione e di misura precauzionale è, però, proprio quello che i politici al momento non sono affatto felici di adottare: un aumento delle tasse sull’impiego di energia prodotta con combustibili fossili, compensato da una riduzione di altri tipi di tasse. Nonostante le parole forti pronunciate al summit del G8 da Angela Merkel, Tony Blair e altri, non dobbiamo credere che i nostri governi stiano prendendo sul serio il cambiamento climatico fin quando non imporranno tasse che penalizzino pesantemente le attività che producono emissioni dannose, incoraggiandoci così a scegliere attività meno dannose. Se questo verrà fatto, e cambierà il tipo di energia che usiamo, come ci sentiremo se scopriremo che gli scettici avevano ragione e che il cambiamento climatico era un errore, un mito, un po’ come il cosiddetto millennium bug che avrebbe dovuto distruggere i nostri computer il primo gennaio del 2000? Proprio come chi ha assicurato una casa che non è poi andata a fuoco, non credo che ci preoccuperemmo. Traduzione di Maria Sepa