Guido Santevecchi, Corriere della Sera, 28/6/2007, 28 giugno 2007
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Il cerimoniale anzitutto, perché la regina è il simbolo dell’unità nazionale e della tradizione britannica e salire le scale di Buckingham Palace è come entrare a San Pietro. I riti possono essere spietati: informata dal primo ministro della sua decisione di dimettersi, la sovrana gli ha chiesto formalmente «chi mi suggerisce di chiamare per sostituirla? ». Così le ultime parole ufficiali di Tony Blair sono state «Gordon Brown», l’uomo che ha combattuto anni per prendere il suo posto.
Cinque minuti dopo, il segretario privato di Elisabetta ha telefonato per invitare Brown. Che ha impiegato altri cinque minuti esatti per arrivare, accompagnato dalla moglie Sarah. Accolto dallo scudiero di Sua Maestà, che è un comandante della Royal Navy, e dalla lady in waiting, ladamadi compagnia.
L’ufficiale ha introdotto «The Right Honourable Gordon Brown, Your Majesty».
La regina ha chiesto subito: «Ha una maggioranza in Parlamento? ». E poi: «Vuole guidare il mio governo?». Due sì, naturalmente. Così i dieci anni di attesa del Cancelliere di Ferro si sono conclusi con la nomina a Prime Minister. Finita la cerimonia è rientrato lo scudiero che è stato il primo a rendere omaggio al nuovo leader: «Congratulazioni primo ministro».
E ora la prima domanda dei comuni sudditi: si è inginocchiato e le ha baciato la mano come Tony Blair nel film The Queen? Un gesto di fedeltà e sudditanza così pomposo sembra all’opposto del carattere austero, ruvido e socialista di Brown. Il conservatore John Major racconta di non averlo fatto. E Dickie Arbiter, ex segretario per la stampa di Buckingham Palace, assicura che il protocollo non lo prevede: «Roba da film». Niente più di un inchino della testa, dunque, ieri. Ma tornando a Blair, l’informatissimo capo del servizio politico della Bbc assicura che il 2 maggio 1997 il giovane modernizzatore fece proprio come in The Queen.
Ora la seconda domanda, quella essenziale: andranno d’accordo la regina e il «suo» primo ministro?
«Certo che sì – dice Michael White, editorialista del Guardian
’ sono pagati per andare d’accordo, almeno ogni mercoledì sera quando si incontrano per l’udienza settimanale». In passato Brown aveva fatto sapere di nutrire «un certo rispetto» per la sovrana; ma anche di non avere simpatia per il sistema dei cortigiani e per il principe Andrea, impegnato a spendere il denaro dell’appannaggio in viaggi costosi ed esotici. Gli esperti di faccende reali sostengono che Elisabetta apprezzerà il linguaggio e i modi sobri (anche un po’ cupi) del suo nuovo primo ministro, dopo l’esuberanza giovanile di Blair e l’era della Thatcher, la regina dei Comuni, quasi una rivale.
Mentre Cherie Blair non nascondeva la sua fede repubblicana, Sarah Brown pur essendo progressista è anche un’esperta di pubbliche relazioni (aveva un’agenzia di successo prima di sposarsi).
Poi c’è un altro rito, quello delle vacanze estive a Balmoral. Ogni anno la regina invita il primo ministro e signora nella sua amata residenza scozzese nella brughiera, tra pioggia e nebbia. La cittadina Cherie non faceva nulla per nascondere la noia in quel posto remoto. Per Gordon Brown, nato nella piccola Kirkcaldy in Scozia, le passeggiate di Balmoral saranno momenti da assaporare.
L’udienza della nomina è andata avanti per quasi un’ora. Molto più del consueto, ricordano coloro che hanno avuto la fortuna di assistere (da lontano) alle undici cerimonie di questo tipo del lungo regno di Elisabetta. Con Blair dieci anni fa erano bastati meno di venti minuti. La sovrana, che ama tenersi informata su tutti gli sviluppi politici, potrebbe aver discusso delle riforme costituzionali che Brown ha annunciato di voler introdurre.
Resteremo con il dubbio: nessuno degli undici primi ministri ha mai svelato il contenuto dei colloqui. Sua Maestà poi nasconde i pensieri sotto il cappellino. E in questo Gordon Brown andrà sicuramente d’accordo con Elisabetta. Gli piace il riserbo al punto che i suoi non pochi nemici sostengono che lavorare e decidere in segreto è la sua ossessione.