varie, 27 giugno 2007
Angelo Crapanzano, 27 anni. Palermitano, autistico fin dai due anni d’età, quando una menginite gli sconquassò il cervello, spesso dava di matto e gli veniva la mania degli elettrodomestici, una volta voleva smontare il phon, un’altra volta il citofono e se i genitori non l’assecondavano erano guai, cominciava a urlare, talvolta li picchiava, talvolta si dilaniava il corpo a morsi e graffi
Angelo Crapanzano, 27 anni. Palermitano, autistico fin dai due anni d’età, quando una menginite gli sconquassò il cervello, spesso dava di matto e gli veniva la mania degli elettrodomestici, una volta voleva smontare il phon, un’altra volta il citofono e se i genitori non l’assecondavano erano guai, cominciava a urlare, talvolta li picchiava, talvolta si dilaniava il corpo a morsi e graffi. Il padre Calogero di 60 anni, maestro, per stare appresso a lui e pure a sua moglie, colta da esaurimento nervoso, tempo fa aveva lasciato l’insegnamento, aveva preso a dormire col figlio nel lettone per «per guardarlo a vista, anche di notte», ogni tanto implorava ai medici un aiuto ma quelli offrivano ad Angelo «qualche scatola di psicofarmaci, nulla più». Sabato mattina il ragazzo si fissò col condinazionatore, voleva che il padre lo smontasse e rimontasse, lui con la consueta dolcezza gli spiegò «non ne sono capace, però ti porto in campagna a fare una passeggiata, dai, andiamo a prendere una boccata d’aria». I due s’inerpicarono in auto per i sentieri delle colline di Palermo, giunto a Gibilrossa il padre indicò ad Angelo il panorama mozzafiato ma lui cominciò «a ripetere del condinazionatore all’infinito, urlando e mordendosi le mani», allora l’uomo prese dal cofano il cavo d’acciaio che usava come corda da traino e la strinse attorno al collo del ragazzo sempre più forte, finché non lo vide scivolare sul sedile. Quindi sistemò il corpo nei sedili posteriori e andò a bussare ai carabinieri: «Ho ucciso mio figlio. Un figlio che amavo e adoravo. Non ne potevo più. Non ce la facevo a stargli dietro. stato un raptus, ma ho deciso così. Io e mia moglie siamo rimasti 27 anni senza poter dormire una notte. Per anni ho cercato di farlo ricoverare in un centro specializzato, ma ho raccolto solo rifiuti». Sabato 23 maggio sulle colline di Gibilrossa, Palermo.