Barbara Ardu, la Repubblica 27/6/2007, 27 giugno 2007
BARBARA ARD
ROMA - Gli europei preferiscono il contante. Sono così rapiti dal fruscio delle banconote nel portafogli che in soli cinque anni l´euro ha segnato il sorpasso sul dollaro. Ci sono in circolazione più banconote in valuta unica che biglietti verdi. Il conto l´ha fatto la Banca centrale europea, che in uno studio ha certificato il sorpasso numerico del 2006, ma ha messo l´accento anche su una particolarità tutta europea, (e italiana nello specifico): l´uso spasmodico del denaro contante. Brutta abitudine, secondo l´Abi, che vorrebbe veder "sparire" il denaro di carta, troppo costoso e poco sicuro e sostituirlo con quello elettronico. Ma le abitudini sono dure a morire soprattutto in Italia, che è già sotto la media dell´Unione per l´utilizzo di strumenti diversi dal contante (80 per centro dei pagamenti contro il 60 per cento). Cifre non paragonabili agli Stati Uniti.
Così dallo studio della Banca centrale europea emerge che nei Paesi dell´Europa a Tredici i cittadini si tengono in tasca, nel comò o sotto il letto, almeno il doppio del contante di quanto non facciano quelli degli Stati Uniti. E quando sono a corto di denaro gli europei ritirano con il bancomat una somma che in media è superiore del 50 per cento a quella che si mettono in tasca gli americani.
Questione di cultura, ma anche di tecnologia e di diffusione degli strumenti che consentono l´uso di bancomat e carte di credito. Negli Stati Uniti non c´è negozio o ufficio, che sia del medico o del Comune, che non abbia installato un bancomat. Gli americani diffidano del denaro contante: è più facile che vi chiedano un documento se pagate "cash", che non se presentate una carta di credito.
Ma il sorpasso dell´euro sul dollaro è solo sulla carta. Nonostante dal 2002, anno di introduzione della moneta unica, la circolazione dell´euro abbia superato tutte le attese, il dollaro rimane la valuta d´elezione. Quella che ancora ingrossa le riserve delle banche centrali dei Paesi in giro per il mondo e quella che domina negli scambi commerciali, a cominciare da materie prime e petrolio, che si pagano col biglietto verde. Secondo lo studio della Bce, solo il 10-15 per cento delle banconote di euro in circolazione prendono la strada dell´estero, contro il 60 per cento dei dollari. Da tempo però i produttori di greggio, da quelli del Dubai ai russi, si stanno interrogando se non sia il caso di farsi pagare in euro. E lo stesso pensiero attraversa la mente dei presidenti delle Banche centrali. Qualcuno lo ha già fatto: hanno convertito parte delle loro riserve valutarie in euro gli Emirati Arabi Uniti, la Russia, la Cina, il Giappone. Fino a buona parte del 2003 la crescita dell´euro nei forzieri delle banche centrali è stata veloce, tanto che, secondo due studi, uno della Federal reserve e l´altro della Bce, dal 2004, il 20 per cento delle riserve in valuta pregiata di diversi paesi è denominata in euro. Ma da allora, sottolinea la Bce, la crescita è rallentata stabilizzandosi su quella cifra, nonostante tutti gli annunci che si sono susseguiti in questi anni da parte delle Banche centrali. Annunci che in alcuni casi altro non erano che una tattica per far scivolare il valore del dollaro sui mercati internazionali.