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 2007  giugno 27 Mercoledì calendario

PER capire quanto sia scandalosamente "antiinglese" il Tony Blair che oggi esce di scena soffocando il colpo di scena della propria conversione al cattolicesimo, bisogna sapere che per gli inglesi la conversione è sempre una disgrazia, persino quella del cattolico che diventa anglicano o protestante come sono, appunto, il settanta per cento degli inglesi RACCONTA Alexander Dumas, nel "Grande dizionario di cucina" (1873), che la Camera di commercio di Londra temeva e ostacolava la diffusione del protestantesimo a Roma perché così sarebbe entrato in crisi il commercio del salt fish, del pesce sotto sale, l´ottimo cibo di magro che era confezionato dai protestanti inglesi ma consumato dai cattolici italiani il venerdì e nei giorni di quaresima

PER capire quanto sia scandalosamente "antiinglese" il Tony Blair che oggi esce di scena soffocando il colpo di scena della propria conversione al cattolicesimo, bisogna sapere che per gli inglesi la conversione è sempre una disgrazia, persino quella del cattolico che diventa anglicano o protestante come sono, appunto, il settanta per cento degli inglesi RACCONTA Alexander Dumas, nel "Grande dizionario di cucina" (1873), che la Camera di commercio di Londra temeva e ostacolava la diffusione del protestantesimo a Roma perché così sarebbe entrato in crisi il commercio del salt fish, del pesce sotto sale, l´ottimo cibo di magro che era confezionato dai protestanti inglesi ma consumato dai cattolici italiani il venerdì e nei giorni di quaresima. Un´anima protestante, insegnano i padri calvinisti, ha maggiori possibilità di guadagnarsi il paradiso facendo affari con i cattolici piuttosto che convertendoli. E infatti i protestanti, che per la verità erano in origine dei convertiti, hanno trovato la maniera di inorgoglirsi ritenendo, grazie a Max Weber, di rappresentare la parte più evoluta della cristianità, che nei paesi più arretrati è invece cattolica: gli anglosassoni ricchi in Inghilterra, Germania del Nord e America; i latini poveri in Italia, in Spagna e in Sudamerica. Non c´è dunque spazio, neppure come disgrazia, per la conversione di un protestante al cattolicesimo. Al punto che, secondo alcuni autorevoli giuristi, un capo di governo cattolico in Inghilterra non sarebbe neppure legittimo essendo egli un funzionario della Monarchia Anglicana, un dipendente del Re che è Capo della Chiesa inglese. Ecco perché, molto saggiamente, Tony Blair ha risparmiato l´affronto antropologico della propria conversione alle più prestigiose Istituzioni statuali della civiltà occidentale, ne ha rinviato l´annunzio e da premier in carica ha solo parlato (molto poco) di una conversione in cammino. E tuttavia questo finalissimo convertere, sia pure non compiaciuto, rimette in discussione il profilo laico di un leader internazionale, nonché i suoi dieci anni di grande, vincente e seducente politica. Stamani Blair lascia il numero dieci di Downing Street contenendo uno scandalo intimo e pubblico che in Inghilterra è stato finora minimizzato con l´ironia, e che in Italia non è stato neppure capito, probabilmente perché non è "all´italiana". Di sicuro, infatti, non è uno dei giochi machiavellici ai quali ci hanno abituato i nostri politici guicciardiniani questa annunciatissima conversione al cattolicesimo che ormai è considerata "imminente" anche dalla Chiesa, sebbene l´incontro di sabato scorso con il Papa non sia stato la carezza del Pastore alla sua Pecora né l´abbraccio al figliol prodigo, ma il confronto tra due capi di Stati imperiali. Nella conversione di Rutelli, nei viaggi di Bertinotti sul monte Athos e di Fini a Gerusalemme, nelle officiazioni televisive a Dio, nelle omelie degli atei devoti è sempre lecito il sospetto di opportunismo nei confronti del Vaticano, che è identità italiana, ma anche potere politico e capacità di consenso elettorale. In Inghilterra è vero il contrario: l´identità inglese è fondata sull´antipapismo. Dunque la conversione al cattolicesimo di Blair va contro il senso comune e l´interesse di un Paese che da cinquecento anni, dai tempi di Enrico VIII (1535), rivendica un Cristo inglese; ha costruito, con la Royal Navy finanziata sull´esproprio dei beni cattolici, un impero contro la Chiesa romana; ha giustiziato un re, Carlo I (1641), ben prima dei giacobini francesi, solo perché voleva restaurare il cattolicesimo in Scozia; ha in casa la miccia cattolica irlandese che è antiistituzionale, eversiva e anche terrorista, sia pure attualmente in sonno. E poco importa che, la guida spirituale di Tony Blair sia stata la moglie, la cattolica Cherie, che ha educato al cattolicesimo i loro quattro figli e che agisce sul marito in concerto con il canonico Timothy Ross e con padre John Walsh. La conversione come favola etica, composta e controllata, frutto di sentimento e di dottrina. Tutto si può fare per la propria moglie, anche lasciarsi spiritualmente ingravidare come Blair, o dormire sul divano come Sarkozy, o rassegnarsi ad abbandonare il domicilio coniugale e i figli come Hollande, o lavorare al suo servizio come Bill Clinton… Va però detto che, a prescindere dall´Italia politica dove vige il travestimento e il trasformismo, la conversione è un trasloco dell´anima, uno sconvolgimento di relazioni personali e di valori, un rischio totale, uno smarrimento sulla soglia della nuova casa. Ci vogliono forza, carattere e saldezza morale, come insegna san Paolo. Del resto anche Cristo è un convertito: dall´ebraismo dei Padri alla Croce espiativa del "tradimento". Tra i rischi della conversione c´è l´eccesso, c´è la possibilità di diventare più prussiani del re di Prussia, come denunciò Dante nei riguardi di Costantino che, convertitosi, non avrebbe dovuto donare i territori alla chiesa: «Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre, / non la tua conversion, ma quella dote /che da te prese il primo ricco patre!». Altro rischio è la patologia psicosomatica che toccò al nostro Manzoni, il quale trovò Dio e smarrì l´equilibrio, ammalandosi di nervi per tutta la vita. La conversione è per Freud l´introibo dell´isteria. E, persino in economia, ce ne vuole di faccia per convertire il debito pubblico in credito! Anche se, almeno per una volta, una messa è valsa Parigi, alla fine hanno ragione gli inglesi: la conversione non è un affare. E cambiare religione, cambiare il Dio della Bibbia con quello dei Vangeli, significherà per Tony Blair anche rimettere in discussione politica interna e politica estera. La premiership di Blair è stata fondata sull´etica anglicana del libero arbitrio, del rapporto diretto e personale con un Dio che mai si intrufola nella ricerca biogenetica, nella libertà di sesso, nella decisione di abortire, di divorziare… Certo, anche i cattolici sono arrivati alla secolarizzazione e allo Stato laico, ma sempre devono fare i conti con il peccato, con l´idea di obbedienza, con il Papa, con i vari family day, con le processioni e con le mille democrazie cristiane. E ovviamente con il pacifismo. E´ pessimo il rapporto che i cattolici hanno con la guerra, alla quale danno i nomi più strani pur di non chiamarla guerra: missione di pace, intervento umanitario, polizia internazionale… E´ dunque un paradosso della storia che esca di scena da cattolico l´uomo che i pacifisti cattolici hanno disegnato con gli stivali, avamposto europeo dell´imperialismo Usa, fantoccio della reazione americana, cagnolino di Bush, strumento del diavolo. Vedremo presto cosa c´è in comune tra loro e il leader politico che ha addormentato il terrorismo cattolico irlandese, ha dato all´Inghilterra dieci anni di grande ricchezza economica, e ha portato in guerra la sinistra credendo nella classe operaia inglese più che nei fedayn. Come tutti sanno, in quella guerra che gli pareva necessaria, Blair ha portato tutto se stesso e tutto il suo paese. L´impietosità dei fotografi dimostrò che in quei pochi mesi Blair era invecchiato di dieci anni, aveva perso peso, serenità e sorriso, i capelli gli erano diventati improvvisamente bianchi. E oggi che esce di scena, Tony Blair ha la terribile maestosità di chi ha saputo fronteggiare il disgusto della guerra, il malessere della storia, il rischio di perdere e di perdersi. Se Dio esiste, è giusto che gli sorrida, che gli conceda lo stato di grazia: non più aversio a Deo ma conversio ad Deum