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 2007  giugno 24 Domenica calendario

Il piccolo commercio ha un grande ruolo: l’economia di prossimità. Il Sole 24 Ore 24 giugno 2007

Il piccolo commercio ha un grande ruolo: l’economia di prossimità. Il Sole 24 Ore 24 giugno 2007. Tempo di assemblee di commercianti, di artigiani e di studi di settore. Tempi in cui conta la rappresentazione virtuale del conflitto. Si misurano i decibel dei fischi, si risponde con tabelle sul reddito denunciato dal gioielliere contrapposto a quello certo dell’operaio. Non voglio difendere la virtuosità contributiva dei commercianti o degli idraulici. Ragiono sul fatto che sono quasi 900mila i piccoli commercianti che operano in Italia. Numeri che non possono essere affrontati pensandoli solo come un blocco sociale antimoderno da trattare a lenzuolate in faccia. Sono anche imprese di quel terziario dei servizi che tutti quanti sappiamo importante nel nuovo ciclo dell’economia. Il manifatturiero si è ristrutturato. Molto del ciclo espansivo dipenderà dal capitalismo delle reti e dei servizi. Anche per il commercio come per l’industria non è stata una transizione dolce. Tutt’altro. A Milano, città epicentro dei processi di modernizzazione, la selezione degli anni novanta ha falcidiato i ranghi del piccolo commercio. In dieci anni, anche per la pressione della grande distribuzione, sono scomparsi 12mila negozi. Desertificando interi quartieri, nella crisi di quell’economia di prossimità fondata sulla densità dei luoghi metropolitani. Qui un tempo capitava che con il libretto della spesa, che si saldava a fine mese, il bottegaio facesse credito all’operaio. Chiedilo oggi al supermercato il libretto della spesa! Ti danno la raccolta punti. Negli atolli della metropoli, sopravvivono ancora come giapponesi irriducibili, latterie che sono micro-autonomie funzionali del sociale. Punto di riferimento degli anziani per sbrigare pratiche burocratiche, prenotare una visita medica, ritrovarsi per ritirare la pensione… Non andrebbe dimenticato che nelle pieghe della metropoli è spesso il piccolo commercio che accompagna i più deboli nell’affrontare il grande tema della solitudine. Oggi, vicino a quella latteria sopravvissuta a Quarto Oggiaro, un tempo luogo simbolo della periferia milanese, trovi un negozio che vende abbigliamento e cultura hip-hop gestendo reti lunghe di fornitura e scambio culturale che arrivano sino a New York. cambiato un altro luogo storico del commercio milanese: Viale Monza. Che teneva assieme la piccola borghesia della città con gli operai di Sesto San Giovanni. Chiuse le fabbriche, mutati gli stili di consumo, indebolita la rete di vicinato e di prossimità, per sopravvivere, il commerciante ha dovuto diversificare. La macelleria è diventata gastronomia, specializzandosi in un made in Italy culinario per assecondare l’evoluzione del gusto del nuovo ceto medio metropolitano che, almeno a tavola, sogna la fuga dalla standardizzazione. In un ex quartiere popolare, il Garibaldi, ora abitato e frequentato dalla nuova classe media fatta di professionisti e manager, si è trasformato la pratica del consumo in esperienza culturale. In Corso Como vi è uno spazio animato da eventi in cui vige il modello del concept store d’elité. Il negozio come prolungamento del salotto di casa, luogo in cui si vive la quotidianità del proprio tempo libero in pubblico. Si compra, ci si incontra, si vede una mostra, ci si scambiano esperienze, si stringono relazioni. In un’atmosfera sofisticata il tema è sempre lo stesso: ovviare alla solitudine metropolitana. Si consumano stili di vita, contenuti e idee prima ancora che beni materiali. Nei vecchi quartieri industriali si insediano design hotel, design caffè. Il centro della città con via Montenapoleone, via della Spiga, San Babila e via Durini è diventato un grande parco a tema del consumo ristrutturato e progettato dalle strategie di comunicazione delle nostre multinazionali tascabili della moda, del buon cibo, del design, delle scarpe. Una modernizzazione del tessuto commerciale basata sull’economia dell’esperienza che rappresenta le merci che hanno incorporato significati e simboli culturali per cui compri l’eccellenza pagando caro. Come quando a Piazza San Marco a Venezia paghi volentieri dieci volte il tuo caffè perché dei sotto il campanile. Dato per spacciato e relegato a ruolo di rifugio per la parte debole di un mercato del lavoro duale, oppure a sopravvivenza di economie periferiche, oggi il piccolo commercio sta entrando in una modernità che non si identifica più soltanto nella dimensione. Grazie alla deregulation i piccoli esercizi sono aumentati del 5,7% mentre la grande distribuzione ha vissuto un calo secco del 2,5 per cento. L’anno scorso sono stati aperti in Italia 57mila nuovi piccoli negozi. E anche il commercio ambulante dei mercati rionali appare in crescita con 11mila imprese in più rispetto a quattro anni fa. una quota di mercato che supera il 30% nell’alimentare, nell’abbigliamento, negli articoli per la casa. Dove ritrovi la latteria dell’economia di prossimità, la vetrinizzazione del sociale dei parchi a tema delle vie del lusso e una nuova e interessante economia di prossimità. Il concept store di Corso Como è a pochi passi da via Paolo Sarpi, l’isola del commercio al dettaglio e all’ingrosso dei cinesi. Salita alle cronache per lo scontro con i vigili urbani. Il vuoto lasciato dalle difficoltà della vecchia economia di prossimità non è stato riempito solo dalla capacità di vendere esperienze artificiali. Nei quartieri e nei mercati rionali al seguito dei flussi migratori si sta diffondendo una nuova economia di prossimità. Il vecchio commercio di vicinato autoctono è sempre più sostituito dal commercio etnico. Sono ormai oltre 6mila le imprese commerciali, i call center e i ristoranti con titolare extracomunitario in provincia di Milano. una forma di economia comunitaria importante per produrre coesione e inclusione. Rispetto all’immigrazione il piccolo commercio svolge una funzione inclusiva. Aldo Bonomi