Lucia Annunziata, La Stampa 27/6/2007, 27 giugno 2007
Veltroni a Torino: le forche caudine? Onorato, come si dice, ma comincio a essere anche un po’ sospettoso: prima Torino è stata la capitale di un’azienda in crisi, poi è diventata la capitale della rinascita, poi ancora la capitale dello scontento del Nord e ora viene scelta da Veltroni per il suo discorso di candidatura
Veltroni a Torino: le forche caudine? Onorato, come si dice, ma comincio a essere anche un po’ sospettoso: prima Torino è stata la capitale di un’azienda in crisi, poi è diventata la capitale della rinascita, poi ancora la capitale dello scontento del Nord e ora viene scelta da Veltroni per il suo discorso di candidatura. Tutto bene, ma temo che la nostra identità ci venga rubata. Rubata da Roma, ad esempio, e dalla politica nazionale. Oppure, forse, tutto quello che dico non è giusto e val la pena di tenere a battesimo Veltroni? ROBERTO MALVERSI A parte le solite paure dei torinesi - o forse sono solo diffidenze? - che ogni tanto affiorano di fronte alle responsabilità che cadono sulla città, questo passaggio veltroniano non credo rubi nessuna identità. Casomai, intende esaltarla. Veltroni, in questi primi giorni della sua discesa in campo, deve convincere gli elettori, ma anche l’universo Ds, il Nord, i sindaci, i dalemiani, i fassiniani e persino i dissidenti come Mussi di essere il candidato di tutti. Torino è fondamentale anche per questo messaggio: da lì parte infatti l’omaggio alle radici della sua tradizione politica. Veltroni arriva a Torino dopo la visita a Barbiana, che è stato invece un segnale al cattolicesimo, sia pur non integralista. Queste visite non saranno le ultime: mi aspetto infatti nelle prossime settimane il definirsi di una mappa di gesti che delineeranno il perimetro politico dell’azione del sindaco di Roma. Nell’universo veltroniano, infatti, ci si esprime soprattutto per simboli. Linguaggio utile perché è quello che più facilmente porta alle fusioni e si presta dunque a formare il nuovo cocktail che dovrebbe essere il Pd. Tra i simboli che Veltroni continuerà a proporci ci sarà ancora l’Africa, che nel suo approccio ha una valenza di forte rottura con la tradizione marxista. Al di là infatti della facile ironia cui spesso si è prestato questo suo interessamento, l’Africa è simbolo di come ci avviciniamo alla povertà. Africa, dunque, come immigrati e come fasce povere della popolazione in generale, definite come oggetto di un coinvolgimento caritatevole che, da una parte, soddisfa emotivamente una società di classe media e dall’altra risolve il problema politico di staccare gli interventi sulle povertà da quelli sulle riforme: pensioni, salari, modelli produttivi. Tutto quello che ho fin qui detto è, comunque, parte solo delle potenzialità. In realtà, a dispetto dell’entusiasmo che l’ha accolto, non sarà facile per il sindaco di Roma passare l’esame dell’elettorato della sinistra: un elettorato molto attento, denso di richieste precise. Non gli verranno fatti sconti, insomma, e la strada del nuovo candidato non sarà semplice. Questo giornale l’ha già sottolineato. E in effetti, l’arrivo a (o, se vuole, la partenza da) Torino può anche essere visto come una simbolica forca caudina in una delle zone della sinistra più scontenta nel Paese