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 2007  giugno 27 Mercoledì calendario

In questa estate rovente l’Italia rischia ancora il black-out. Non è un evento probabile, tengono a dire gli operatori del settore, e fra loro va citato in particolare il presidente dell’Enel Piero Gnudi, che nei giorni scorsi aveva segnalato il notevole incremento di potenza installata negli ultimi anni, grazie alla costruzione di centrali elettriche; ma continuano a crescere anche i consumi di energia (addirittura 2 mila MegaWatt in più ogni anno, equivalenti a un paio di grosse centrali) perciò il margine di sicurezza rimane sottile a dispetto di ogni sforzo

In questa estate rovente l’Italia rischia ancora il black-out. Non è un evento probabile, tengono a dire gli operatori del settore, e fra loro va citato in particolare il presidente dell’Enel Piero Gnudi, che nei giorni scorsi aveva segnalato il notevole incremento di potenza installata negli ultimi anni, grazie alla costruzione di centrali elettriche; ma continuano a crescere anche i consumi di energia (addirittura 2 mila MegaWatt in più ogni anno, equivalenti a un paio di grosse centrali) perciò il margine di sicurezza rimane sottile a dispetto di ogni sforzo. Inoltre, va a rilento la posa in opera delle linee ad alta tensione, indispensabili al funzionamento del sistema e soprattutto al suo riequilibrio quando arrivano i black-out, ma zavorrate da un iter autorizzativo nostrano tre volte più lungo di quello della media europea; quindi i cavi e i tralicci restano sempre insufficienti, come dimostra l’evento di ieri in Sicilia. Di fronte a questo quadro i tecnici della Terna affermano che il loro impegno può servire solo se tutti gli operatori del settore fanno la loro parte. Ed è necessario che la fortuna e le temperature diano una mano, altrimenti per l’energia potrebbe essere davvero un’estate di guai. Consideriamo il problema dell’acqua. Nei mesi scorsi la siccità aveva suscitato preoccupazioni per le centrali termoelettriche poste lungo il Po; questi impianti hanno bisogno di essere costantemente refrigerati, cosa difficile quando gli invasi delle dighe sono semivuoti perché per mesi non è piovuto o quasi. Per di più, proprio al culmine dell’emergenza i contadini avevano bisogno di pompare molta acqua nei loro campi riarsi, e così due emergenze si sommavano. Adesso le piogge hanno riportato le scorte idriche a 400 milioni di metri cubi, livello che i tecnici di Terna considerano di sicurezza; ma è una sicurezza precaria, perché ben 130 milioni di metri cubi sono a disposizione dell’agricoltura e possono essere completamente consumati in appena 20 giorni di solleone (o anche di utilizzo allegro delle scorte pur in assenza di solleone, è la velata accusa) dopodiché anche le scorte teoricamente riservate alle centrali dovrebbero essere intaccate, per salvare la produzione agricola. Insomma da metà luglio gli impianti elettrici rischiano di finire di nuovo in crisi. Il Nord produce il 55% dell’elettricità italiana e se stacca la spina il Paese finisce in ginocchio. Ma allora le famiglie rischiano di rimanere al buio? Allo stato delle cose i tecnici di Terna dicono di no, ma va sottolineato che questo vale, appunto, «allo stato delle cose» mentre fra 20 giorni non si sa. Inoltre Terna non chiama black-out un’interruzione di corrente di un’ora e mezza come quella iniziale di ieri in Sicilia e nemmeno i successivi distacchi a rotazione, gestiti in modo da evitare guai peggiori. Fra l’altro, in Italia circa 6 mila MW di consumi fanno capo a clienti «interrompibili», cioè a grandi utenti (imprese e uffici) che in cambio di uno sconto sulle bollette accettano il rischio di vedersi tagliare per primi la luce in caso di squilibrio fra domanda e offerta, salvaguardando le famiglie; è un discreto margine di sicurezza su 58 mila MW di potenza installata, ma si tenga presente che questa potenza è teorica (dovendosi conteggiare i distacchi programmati per manutenzione e di quelli non programmati per guasto di centrali). Inoltre, ieri il picco dei consumi ha toccato due volte quota 55 mila MW, vicinissimo al massimo dell’anno scorso (e record storico) di 55.620 MegaWatt. In 12 mesi i chilometri di cavi ad alta tensione di Terna sono passati da 35.190 a 39.200 chilometri, ma è dovuto quasi tutto all’acquisizione di reti delle ex municipalizzate; le nuove linee sono equivalenti ad appena un centinaio di chilometri. Il problema è che in Italia, come ovunque, per realizzare una linea ci vogliono due anni; ma per avere le autorizzazioni ne servono da 4 a 6, contro i pochi mesi della media europea. Terna discute da due anni con la Regione Sicilia del raddoppio dell’unico cavo che connette l’isola al resto d’Italia e che ieri ha tradito. Anche la Sardegna ha un unico cavo ad alta tensione, quindi il rischio di black-out superiore alla media; ma lì, almeno, i lavori di raddoppio sono cominciati