Giuseppe Guastella, Corriere della Sera 27/6/2007, 27 giugno 2007
MILANO
«Corona e il suo staff hanno in numerose occasioni tentato di organizzare a mia insaputa dei servizi fotografici scabrosi a mio danno». Parla Lapo Elkann interrogato dal pm Frank Di Maio titolare del filone milanese dell’inchiesta Vallettopoli. «Ne ricordo alcuni, tipo il mio coinvolgimento in una rissa, ovvero un incontro "casuale" proprio con Donato Brocco (il transessuale Patrizia nella cui casa a Torino Elkann a ottobre 2005 cadde in coma per overdose da coca) allorché uscivo dal parrucchiere». L’interrogatorio comincia con Elkann che dichiara di conoscere sia Lele Mora sia Corona «per ragioni professionali». «Non mi definisco – precisa – amico di nessuno dei due, né tanto meno ho rapporti di inimicizia. Con Mora ho avuto delle collaborazioni un paio di volte sempre per conto della Fiat nel campo promozionale e pubblicitario». Un’affermazione che contraddice Fabrizio Corona secondo il quale con Elkann nacque una amicizia dopo che il giovane si rimise dal coma. Il verbale prosegue sui legami con Mora: «Ho avuto riserve nei suoi confronti in occasione di un curioso episodio occorso allorché mi trovavo nel suo ufficio, per ragioni esclusivamente professionali, e il Mora invitò una delle soubrette che aveva sotto contratto a denudarsi davanti a me. Alla mia decisa reazione, cambiò subito atteggiamento e invitò questa donna, che poi sarebbe divenuta una nota soubrette, a rivestirsi e la cosa finì lì anche sotto il profilo professionale, almeno per quanto mi riguardava», era «presente anche Corona». Tra lui e Mora c’era un «sinallagma funzionale». Il nome della donna? Chiede Di Maio. «Non ricordo, so soltanto che è divenuta protagonista di film erotici». Mora voleva stringere di più: «Cercò più volte di coinvolgermi in cene o avvenimenti a casa sua che io sistematicamente rifiutavo, ritenendo non era mio interesse, nè tanto meno di mio gradimento frequentarlo e soprattutto accettare determinate carinerie ». Corona è accusato di aver tentato di estorcere 200.000 euro alla Fiat, tramite i vertici del gruppo, per evitare che Patrizia, che aveva un contratto di esclusiva con lui, parlasse alla stampa. «La mia famiglia – dichiara Lapo che di quella notte dice di non "ricordare nulla" – non è mai stata interessata da richieste di denaro, né ha avuto contatti con Corona e il suo gruppo di lavoro anche durante il mio stato di coma».
L’affondo su Corona: «Lo conosco, non è vero che siamo amici anche se a tutt’oggi non ho particolare acredine nei suoi confronti, ma questo dipende dal mio carattere. Confermo che sono stato io a contattarlo telefonicamente (...) sollecitandogli un incontro in modo da ottenere se possibile chiarimenti in merito alla mia vicenda, ovvero alle modalità con cui essa era stata gestita, da lui, dai media e in un certo senso anche dalla Fiat». «L’ho incontrato e gli ho rivolto delle domande perché, per mio carattere e per mie ragioni del tutto personali, avevo la necessità di comprendere, anche confrontando le versioni che avevo acquisito, cosa fosse successo quella notte, come io fossi stato tutelato e, dato che stavo per morire, chi si assunse la responsabilità di alcune decisioni. Corona tentò di darmi la sua spiegazione e la cosa finì lì. Si mostrò come pentito o meglio non proprio contento di quello che aveva fatto». Da Corona ricevette una video-intervista in cui un altro transessuale parlava delle sue abitudini: «Ordinai di distruggerlo senza neanche vederlo. Non ho mai preso visione di quel nastro e nessuno mi ha detto, compreso Corona, di che si trattasse».