Fonti varie, 18 giugno 2007
Anno IV - Centosettantatreesima settimanaDall’11 al 18 giugno 2007In una parola In una parola sta succedendo questo: il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, il Giornale - cioè quotidiani di ogni tendenza - pubblicano intercettazioni telefoniche o verbali d’interrogatorio che mettono in grande imbarazzo la classe politica, e la classe politica - di destra e di sinistra - sostiene che questo è vietato dalla legge (Berlusconi), che la magistratura è colpevole e la pagherà (D’Alema), che i poteri forti stanno lavorando per far saltare il sistema (Giordano di Rifondazione e Rovati, uomo di Prodi) intendendo per "sistema” non questo o quel partito o coalizione dei partiti, ma tutto lo schieramento nel suo insieme, da Alleanza Nazionale ai trotzkisti
Anno IV - Centosettantatreesima settimana
Dall’11 al 18 giugno 2007
In una parola In una parola sta succedendo questo: il Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, il Giornale - cioè quotidiani di ogni tendenza - pubblicano intercettazioni telefoniche o verbali d’interrogatorio che mettono in grande imbarazzo la classe politica, e la classe politica - di destra e di sinistra - sostiene che questo è vietato dalla legge (Berlusconi), che la magistratura è colpevole e la pagherà (D’Alema), che i poteri forti stanno lavorando per far saltare il sistema (Giordano di Rifondazione e Rovati, uomo di Prodi) intendendo per "sistema” non questo o quel partito o coalizione dei partiti, ma tutto lo schieramento nel suo insieme, da Alleanza Nazionale ai trotzkisti. Da quando è uscito il libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, che ha messo sotto accusa la classe politica italiana di destra e di sinistra definendola ”una casta” e mostrando senza essere smentita che i politici italiani e i loro partiti sono, senza eccezioni, dei comitati d’affari dediti all’opera quasi esclusiva di succhiar denaro al popolo che rappresentano per comprar con quello il proprio benessere e il consenso degli elettori, la classe politica ha reagito, a destra e a sinistra, in modo compatto e con gli stessi argomenti: casta saremo noi, ma siete anche voi (giornalisti, magistrati, imprenditori ecc.); chi ci vuol far fuori ha come obiettivo di svendere il paese e fare quello che vuole; la democrazia siamo noi e solo noi, eccetera. Il governo, che potrebbe combattere la natura incontrovertibile della casta prendendo delle decisioni, è talmente debole che venerdì scorso, nell’incontro con i sindacati per discutere delle pensioni, Prodi e Padoa-Schioppa non hanno detto, letteralmente, una sola parola. Questo silenzio lungo tre ore e stupefacente per tutti ha rafforzato la sensazione, espressa in molti articoli e dichiarazioni, che qualcosa debba succedere, qualcosa di grave che potrebbe perfino metter fine alla democrazia e di cui nessuno sa prevedere la natura.
Telefonate I giornali all’inizio della settimana hanno pubblicato pagine e pagine di intercettazioni telefoniche in cui si sente Giovanni Consorte, a quell’epoca presidente della Unipol, parlare confidenzialmente con Fassino, D’Alema e Latorre, cioè tre pezzi grossi dei Ds. Niente di penalmente rilevante e niente di decisivo nemmeno sul piano della ricostruzione storica relativa alla scalata della Bnl che Consorte tentò nell’estate 2005 (lato di sinistra del complotto dei furbetti). Quello che ha mandato in bestia D’Alema e Fassino e che ha spinto D’Alema ad accusare in un’intervista al Tg5 la magistratura (con toni mai uditi e mai uditi soprattutto quando vittima dello stesso trattamento erano i suoi avversari politici), è che le telefonate rivelano una grande dimestichezza tra il vertice diessino e i finanzieri. Dimestichezza e condivisione delle logiche di raider e speculatori, cioè (D’Alema a Consorte: «Facci sognare», ecc.). Roba impensabile per una generazione uscita dai lombi dell’austero moralista Enrico Berlinguer. Pochi giorni dopo la pubblicazione di queste intercettazioni, la Repubblica e, a ruota, gli altri giornali hanno stampato i verbali delle confessioni rese da Ricucci ai magistrati quando era in carcere. Ricucci ha raccontato sia il lato destro che il lato sinistro dell’azione dei furbetti, cioè ha detto di aver avuto, per tentare la scalata al Corriere della Sera, il via libera di Berlusconi e Gianni Letta, che lo avrebbero aiutato a far entrare nella partita la famiglia Lagardère (Hachette) e quella spagnola di Aznar. E di essersi sentito spiegare da Caltagirone, quando tirava sul prezzo di vendita delle azioni Bnl (che non voleva dar via a meno di tre euro), che quella era un’operazione di sistema, condivisa cioè da diessini e berlusconiani, in cui alla sinistra era stata assegnata la Bnl e alla destra l’Antonveneta, trovando entrambi gli schieramenti suggello alle loro operazioni nel controllo da conquistare del Corriere della Sera. Ricucci dice ai magistrati che quattro o cinque azionisti del Corriere erano ormai pronti a cedere e tra questi fa i nomi di Ligresti e di Bazoli. La pubblicazione di queste confessioni ha suscitato lo sdegno generale della casta, a cominciare da Berlusconi. E tuttavia che quell’operazione fosse bipartisan - come si dice - lo aveva spiegato Gnutti in una famosa telefonata mai smentita e risultava così ovvio dalla semplice cronaca dei fatti di quel tempo che persino noi l’avevamo spiegata, quell’estate, ai lettori di Vanity Fair, senza che ci arrivasse, all’epoca, nemmeno una riga di correzione.
Pensioni in questo clima che il governo deve affrontare la sua ala sinistra, ben decisa a vincere la battaglia sulle pensioni e sul tesoretto. Pensioni: i sindacati e la sinistra radicale vogliono che sia abolito lo scalone, cioè la legge di Maroni in base alla quale dal prossimo primo gennaio non sarà più possibile andare in pensione se non si avranno 60 anni (invece dei 57 che ci vogliono ancora adesso). Tommaso Padoa-Schioppa continua a rispondere che non ci sono soldi. Tesoretto: i due miliardi e mezzo di euro che il governo è pronto a spendere suddividendoli tra pensioni minime, disoccupati eccetera, sembrano a sindacati e sinistra troppo pochi. Alla risposta: «Ma non ce ne sono altri» i sindacati e la sinistra hanno intimato: «Si trovino».
Palestina In Palestina c’è la guerra civile. Nella striscia di Gaza gli uomini del partito Hamas - i terroristi che l’anno scorso hanno vinto le elezioni - hanno dato l’assalto alle sedi e alle case degli uomini del partito Fatah - quello corrotto di Arafat - facendo cento morti e assumendo il controllo militare della situazione. Per tutta risposta, il presidente palestinese Abu Mazen ha licenziato il precedente governo di unità nazionale (Hamas e Fatah insieme, ma guidato da Hamas) e nominato un nuovo primo ministro, notoriamente amico degli americani, che si chiama Salam Fayyad. In Cisgiordania intanto, gli uomini di Fatah si vendicano delle violenze di Hamas, restituendole e ammazzando a loro volta, sicché si può dire adesso che le Palestine sono due, quella di Gaza - controllata da Hamas - e quella cisgiordana, nelle mani del Fatah. Da quando Hamas ha vinto le elezioni, la comunità internazionale ha smesso di versar soldi all’Autorità palestinese, argomentando che questi soldi sarebbero finiti a finanziare il terrorismo. I palestinesi, dopo un anno, sono ridotti in miseria, con vaste fasce di popolazione che vivono con mezzo euro al giorno. Alcuni osservatori dicono che a questo punto Israele, se volesse, potrebbe liberarsi in un sol colpo del problema: a Gaza ci sono trentamila terroristi, del tutto visibili, e sarebbe sufficiente un piccolo attacco per sterminarli. Intanto però dal Libano meridionale hanno ricominciato a sparar razzi verso Israele.
Morti Colpito da ictus, il famoso stilista Gianfranco Ferré è morto domenica scorsa alle nove di sera all’ospedale San Raffaele di Milano. Non mancavano che sette giorni alla sua sfilata, programmata per il 24 giugno. Aveva 63 anni. Tre giorni prima, colpito da infarto, aveva cessato di vivere Kurt Waldheim, 88 anni, che era stato segretario generale dell’Onu dal 1971 al 1981, poi presidente austriaco dal 1986 al 1992. Aveva dovuto abbandonare ignominiosamente la politica per un suo passato nazista, nascosto per tutta la vita e venuto a un tratto alla luce.
Separazioni Gianfranco Fini e Daniela Di Sotto si sono lasciati, al termine di una lunga crisi cominciata con i pettegolezzi intorno a una storia di lui con Stefania Prestigiacomo. Idem Ségolène Royal, avversaria sconfitta del neopresidente francese Nicolas Sarkozy, e il suo compagno François Holland. Qui c’entra però la politica: i due sono in lotta per comandare nel Partito socialista francese.