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 2007  marzo 24 Sabato calendario

DA CAMBRIDGE

MARCO MAGRINI

Aubrey de Grey ha sempre sognato di far qualcosa di buono per l’umanità. Mentre studiava computer science a Cambridge, ad esempio, era affascinato dall’intelligenza artificale. «Speravo di sviluppare dei sistemi capaci di sollevare la gente dai lavori più monotoni e ripetitivi», racconta, mentre a mezzogiorno sorseggia la prima pinta di birra fra le mura di The Eagle, il pub dove Francis Crick e James Watson annunciarono la scoperta del «segreto della vita», il Dna.

Dopo l’università però, Aubrey s’imbatte in una professoressa di genetica in California, 19 anni più grande di lui. Insieme all’amore - sono tutt’oggi felicemente sposati - de Grey incontra anche la biologia. E si mette a studiarla. «Dapprima con l’aiuto di mia moglie - precisa - e poi da solo». A forza di divorare libri, si fa un’idea precisa del suo futuro: farà il biogerontologo, lo studioso dell’invecchiamento biologico.

Al giorno d’oggi, Aubrey de Grey - un cognome altisonante del quale lui stesso non conosce l’origine, perché il padre si dileguò prima della sua nascita - è il biogerontologo più famoso del mondo. Non perché abbia una cattedra (in realtà lavora sui computer del dipartimento di genetica di Cambridge), ma perché nessuno ha mai fatto altrettanto baccano con la propria tesi, da lui battezzata Sens: «strategie per l’ingegnerizzazione di una senescenza irrisoria». «Non è vero che l’invecchiamento sia una realtà inoppugnabile, scritta nelle nostre cellule», argomenta. «Nei prossimi cento anni, la scienza lo cancellerà per sempre: si potrà morire per un’incidente d’auto, ma non di vecchiaia».

Sarà forse perché questo è il sogno più antico dell’umanità. Fatto sta, che la teoria di de Grey - di fatto una lista di sette strategie biomediche - ha avuto un’eco senza precedenti, in tutto il mondo. Technology Review, la rivista dell’Mit, ha cercato a lungo uno scienziato capace di confutarla: nessuno ha accettato. Al che, il direttore Jason Pontin ha messo 10mila dollari sul piatto: «Sono in palio per chi dimostrerà che de Grey ha torto». E Aubrey, che con quei capelli alla cintura e la barba all’ombelico sembra più un chitarrista heavy metal che non uno scienziato di fama mondiale, ha raddoppiato: la Fondazione Matusalemme, ha aggiunto sul piatto altri 10mila dollari.

La Methuselah Foundation è un’altra invenzione promossa da de Grey: per promuovere la ricerca scientifica sul fronte dell’allungamento della vita, la fondazione ha istituito il cosiddetto MPrize, il «premio M», dove quella lettera sta per mouse, topo. In altre parole, ci sono soldi in palio per quei ricercatori che, in laboratorio, fanno vivere un topolino un po’ più a lungo del record precedente. Grazie al web - dove le sottoscrizioni sono aperte - la fondazione ha raggranellato un milione e mezzo di dollari. «Ma un altro milione e mezzo ci è stato promesso», dice de Grey. «Un solo individuo ha versato un milione, ma non posso dire chi. Un sacco di gente ci dà poche sterline ed è fantastico».

Aubrey de Grey non ha la pillola di lunga vita. Anzi, con l’esistenza che conduce (è appena atterrato da un viaggio negli Usa, dove ha tenuto tre conferenze) e con la birra che beve (siamo alla seconda pinta), non fa meraviglia che dimostri qualcosa di più dei suoi 42 anni. Eppure - udite, udite - è quasi sicuro di riuscire a vivere ben oltre i cento anni. «Le probabilità sono piuttosto alte», assicura.

«Fra 20 o 25 anni - spiega - è assai probabile che avremo a disposizione un mix di terapie, geniche e non, capaci di riparare parte del danno biologico subito dalle cellule con il tempo. In altre parole, sarò in grado di riportare indietro il mio orologio biologico. Dopo altri vent’anni, la scienza e la tecnologia sapranno già come fare di meglio e io vivrò ancora più a lungo. quella che io chiamo "velocità di fuga dell’esistenza"».

Ora, il punto è che le "strategie" che compongono la Sens - di fatto sette problemi con sette soluzioni - non vengono tutte dalla testa di de Grey: molte sono note in letteratura. Però alcune sue idee sono accettate (e perseguite) da laboratori di tutto il mondo. Nel processo metabolico, la cellula produce una sorta di spazzatura, che si accumula. «L’invecchiamento non è che l’effetto collaterale del metabolismo. Così, ho proposto di sfruttare i geni di alcune specie batteriche che vivono nel sottosuolo, che sono abitualmente in grado di spezzare quelle stesse molecole che fanno la nostra spazzatura cellulare». Con un adeguata terapia genica, «all’inizio troppo difficile e rischiosa da essere sperimentata su un paziente sano, ma poi sempre più facile da applicare, fino all’iniezione o alla pillola», si potrà rammendare la vecchiaia. «E il bello - esulta - è che un sacco di gente ci sta lavorando».

Sorgono dei dubbi sul futuro del sistema pensionistico e anche di quello sanitario. Ma de Grey ha già pensato anche a questo. «Essere fragili come siamo è molto costoso», risponde. «Qui in occidente, il sistema sanitario spende molto più per l’ultimo anno di vita di un cittadino che per l’intera sua esistenza». Quanto alle pensioni, andranno per forza riformate. «Ma c’è una buona notizia: a 70 anni potrai cominciare a giocare a golf. Oppure cambiare vita: hai fatto il giornalista per 40 anni perché non provare a fare la rockstar?». Sì, scusi, ma la sovrappopolazione? «Non ci sono risposte semplici. Dipenderà dai tassi di natalità. Potremmo anche decidere di essere noi stessi, la prossima generazione». Eh sì, perché de Grey non parla di vivere 120 o 150 anni, in una sorta di decrepita giovinezza. Secondo lui, rimuovere l’invecchiamento significa vivere per secoli.
Ma il bello è che non è il solo. Anche Ray Kurzweil - uno dei più geniali inventori degli ultimi cinquant’anni - ha di recente firmato un libro, «Fantastic Voyage», nel quale cita ampiamente de Grey e profetizza che il ritmo esponenziale del Progresso ci porterà a vivere «indefinitamente» più a lungo.

 arcinoto che, nella storia, tutte le previsioni sul progresso scientifico sono risultate sbagliate per difetto. Kurzweil e de Grey vanno nel senso opposto: potrebbero sbagliarsi solo per eccesso.
La spiegazione dell’arcano sta in una corrente di pensiero, il transumanismo. La parola, originalmente coniata nel ’57 dal biologo Julian Huxley, ha oggi un significato più ampio: i pensatori transumanisti sostengono che in questo secolo il progresso tecnologico porterà gli umani a trascendere i loro limiti, fino a diventare più che umani. «La storia della tecnologia - scrive Kurzweil - ci dice che il progresso procede su una scala logaritmica. Quindi non avremo un progresso di 100 anni, nel corso di questo secolo, ma il progresso di 20mila».

Aubrey de Grey è d’accordo. Qualora non gli fosse possibile agganciare in vita la rivoluzione di cui è il profeta, si è già dato una via di fuga: è diventato membro della Alcor, la fondazione americana che congela in azoto liquido i cadaveri dei propri soci, lasciandoli in attesa che il Progresso sappia come riportarli in vita. «Ho sottoscritto un’assicurazione sulla vita, che serve a pagare tutto questo», racconta fiero.

A maggio però, il Technology Review uscirà con alcuni studi che dovrebbero confutare le teorie di de Grey. «Sono tre - risponde per email Jason Pontin, il direttore - e il migliore è firmato da un folto numero di scienziati. Ma non saremo noi a decidere chi vince: abbiamo un panel di esperti».
Aubrey la butta in allegria. «Riusciranno a dimostrare che la Sens è infondata? Ovviamente no», dice ridendo. L’umanità ha sempre sognato la lunga vita, e lui intende accontentarla. Poco male che la vita sia dura. L’importante è che duri.


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L’approccio di Aubrey de Grey alle terapie anti-invecchiamento supera la "SENS Challenge"

La giuria indipendente selezionata da Technology Review conclude che nessuno degli "sfidanti" è riuscito a dimostrare la non-validità di SENS.


Una caricatura di de Grey in versione
messianica, da Technology Review

La SENS Challenge, lanciata l’anno scorso dalla rivista del MIT (Technology Review) e dalla Methuselah Foundation, è un concorso per scienziati, con un premio di 20.000 dollari, teso a determinare se SENS ("Strategies for Engineered Negligible Senescence" - Strategie per l’ingegnerizzazione di livelli trascurabili di senescenza) sia o meno un progetto degno di attenzione da parte del mondo scientifico.

Il tutto naque da un articolo di Technology Review pubblicato nel 2005, nel quale Aubrey de Grey (il biogerontologo dell’Università di Cambridge a cui il progetto SENS fa capo e fondatore della Methuselah Foundation), era ritratto in termini decisamente poco favorevoli e in cui gli autori bocciavano SENS in quanto "ovviamente" irrealizzabile, senza però offrire alcuna obiezione concreta (traduzione parziale e meno critica dell’originale; versione originale completa). L’articolo divenne il più letto e commentato nella storia della rivista e dette vita ad un dibattito online fra de Grey e i suoi detrattori che risultò, infine, nella nascita della "sfida SENS".

La necessità di tale iniziativa, sicuramente inusuale nel mondo scientifico, è dovuta all’innegabile "stranezza" del progetto SENS. Si tratta di un approccio radicalmente diverso dai metodi tradizionali della gerontologia e promette di prolungare la fase giovanile dell’organismo umano molto più di qualunque altro approccio fino ad ora tentato. SENS è niente meno che un piano particolareggiato per la cura dell’invecchiamento umano, basato sul riconoscimento che l’invecchiamento è una condizione medica caratterizzata da un insieme di mutamenti progressivi, a livello molecolare, che altro non sono che gli effetti collaterali dei processi metabolici essenziali (per ulteriori informazioni, vedi la pagina di Estropico ad esso dedicata). Non sorprende, quindi che un piano talmente ambizioso si sia dimostrato controverso nel settore e che abbia provocato, in alcuni, una reazione di automatico rigetto. L’idea del premio è appunto di superare questa reazione viscerale ("Curare l’invecchiamento? Impossibile!") e di scendere nel dettaglio della proposta, per verificare se valga la pena, o meno, di esplorarla ulteriormente.

La rivista ha selezionato una giuria indipendente e costituita da personaggi del calibro di Rodney Brooks (direttore del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del MIT, nonchè fondatore dell’azienda di robotica iRobot), Anita Goel (fondatrice e amministratore delegato di Nanobiosym), Vikram Kumar (co-fondatore e amministratore delegato di Dimagi, nonchè patologo presso il Brigham and Women’s Hospital di Boston), Nathan Myhrvold (co-fondatore e amministratore delegato di Intellectual Ventures ed ex "chief technology officer" di Microsoft) e J. Craig Venter (fondatore e presidente del Venter Institute, famoso per aver accelerato lo svolgimento del progetto genoma umano).

Il concorso ha poi attirato cinque presentazioni e tre di queste sono state accettate e sottoposte alla giuria, la quale è giunta alla conclusione unanime che nessuna delle dissertazioni presentate soddisfa i criteri della SENS Challenge.

Dr. Myhrvold, uno dei giudici ha commentato: "Alcuni scienziati reagiscono negativamente a coloro che cercano di dare validità scientifica ad idee che non sono ancora state dimostrate. Estep et al. [uno dei team "sfidanti" e sicuramente il più accanito] sembrano avere questo approccio e sollevano vari dubbi circa SENS. La loro dissertazione è la migliore in questo rispetto, ma dimostra anche la tendenza al ’name-calling’ e ad etichettare come ’pseudo-scienfico’ o ’non-scientifico’ ciò che non può dimostrare essere tale."

Rodney Brooks ha sottolineato il fatto che SENS non è scienza di base e che lo stesso de Grey l’ha descritto come un "approccio ingegneristico". Estep et al. sono stati criticati da Brooks per non aver affrontato SENS da quel punto di vista: "Non sono convinto che capiscano come funzioni l’ingegneria… alcune delle loro accuse sono inadeguate ad un plausibile progetto ingegneristico."

La reazione di Aubrey de Grey è stata che "il risultato della SENS Challenge è un’accusa a quei gerontologi che hanno etichettato SENS come ’non scientifico’ senza studiarne i dettagli. I giudici della SENS Challenge hanno ragione quando descrivono SENS come un progetto ingegneristico radicale e necessariamente speculativo, ma legittimo e meritevole di considerazione."

Nonostante la giuria abbia respinto tutte le dissertazioni presentate dagli "sfidanti", alcuni dei giudici hanno anche offerto dei commenti negativi nei confronti di SENS. Myhrvold ha sottolineato come il metodo scientifico richieda che un’ipotesi sia esaminata tramite esperimenti condotti in maniera indipendente e come SENS sia un’insieme di ipotesi che non sono state esaminate in questo modo. Di conseguenza, esse non possono dirsi dimostrate scientificamente e, allo stesso tempo, esse non sono state confutate. "SENS si trova nella terra di nessuno delle ipotesi ancora da verificare…" Craig Venter ha scritto che "è mia opinione che Estep et al. non abbiano dimostrato che SENS non meriti di essere discusso, ma anche che coloro che lo propongono non lo hanno fatto in maniera convincente."

Infine, un risvolto curioso, per non dire preoccupante, e già segnalato brevemente sul blog. Nonostante tutte le dissertazioni siano state respinte dalla giuria, Technology Review ha deciso di premiarne una (quella di Estep et al.) con 10.000 dollari. Inoltre, una prima versione dell’articolo contenente il verdetto della giuria sul sito web della rivista portava l’inesatto sottotitolo "Uno dei nostri finalisti ha vinto i 10.000 dollari in palio, avendo confutato le teorie anti-invecchiamento di de Grey". In seguito, la frase è stata sostituita da un più corretto "Nessuno ha vinto i 20.000 dollari del nostro concorso confutando il progetto anti-invecchiamento di Aubrey de Grey, ma la sfida resta aperta."

Viste le posizioni di partenza della rivista (più che chiaramente espresse nell’articolo del 2005 a cui sopra accennato) e vista questa inspiegabile donazione ad uno dei concorrenti (Estep et al. - allo stesso tempo il più critico di SENS e il più criticato dalla giuria), nasce il forte sospetto che Technology Review stia tentando di far passare il risultato della SENS Challenge per un pareggio, mentre si tratta in realtà di una vittoria per SENS e de Grey.

La Methuselah Foundation, al proposito, ha commentato che la rivista è libera di fare donazioni a chiunque essa voglia, ma che è importante sottolineare come questo "premio di consolazione" sia stato assegnato da Technology Review al di fuori della SENS Challenge e senza consultare la Methuselah Foundation.

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L’articolo/annuncio di Technology Review: Is Defeating Aging Only a Dream? No one has won our $20,000 Challenge to disprove Aubrey de Grey’s anti-aging proposals.

Il comunicato stampa della Methuselah Foundation: SENS Withstands Three Challenges. $20,000 Remains Unclaimed

Le tre presentazioni respinte dai giudici, con risposta di de Grey e controrisposta degli "sfidanti" (PDF):

A Brief Critique of SENS - Charles V. Mobbs, Ph.D.
Rebuttal by Aubrey de Grey
Counter Response

Stop Making SENS - Bret Weinstein, Ph.D. candidate
Rebuttal by Aubrey de Grey
Counter Response

Life Extension Pseudoscience and the SENS Plan - Preston W. Estep III, Ph.D. et al
Rebuttal by Aubrey de Grey
Counter Response

La reazione di uno degli "sfidanti" al verdetto della giuria (con botta e risposta de Grey / Estep): Preston W. Estep and Colleagues’ Response to the SENS Challenge Judges’ Decision - by Preston W. Estep and Colleagues


Estropico

(tratto da http://www.estropico.com/id281.htm, 23/6/2007)