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 2007  giugno 23 Sabato calendario

APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 25 GIUGNO 2007

Mancano solo due giorni per l’ufficialità: sarà Walter Veltroni il leader del nascente partito Democratico (pare certo il plebiscito). Dario Di Vico: «Non c’è sondaggista che nutra dubbi. Walter Veltroni appare la carta migliore che il centrosinistra possa spendere per guidare il Partito democratico e del resto l’opinione pubblica progressista lo ha largamente indicato, e non da oggi, come il leader preferito da opporre alla destra. Il sindaco di Roma è considerato un solido riformista, ma gode di consensi anche presso l’ala più radicale dello schieramento progressista e stando ai risultati che ha conseguito nelle elezioni capitoline può legittimamente sperare di sottrarre voti alla coalizione avversaria, contando magari sul favore di parte dell’elettorato cattolico». [1]

A detta dei sondaggisti, Veltroni è considerato fuori dal giro dei soliti noti e gli viene riconosciuto di avere un’idea Paese, un’obiettivo, una visione. Alberto Gentili: «Già, come la visione di quel famoso ”I care” - io mi interesso, io mi impegno, io non abbandonerò gli ultimi - che, allora segretario, fece troneggiare sul palco del congresso Pds a Torino nel 2000. Insomma, il politico che metabolizza l’anti-politica con parole e visioni che non sono della politica». [2] Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi: «Tutto rappresenta tranne il nuovo: nel ”94 Berlusconi si era appena affacciato sulla scena politica, e già Veltroni si era fatto battere da D’Alema alla segreteria del Pds...». [3]

Quanto voti vale Veltroni? Alessandro Amadori di Demoskopea: «Il Pd ora vale molto poco, ma Veltroni è un fattore di ripotenziamento e potrebbe riportarlo tra il 25 e il 30%, dall’attuale 20-25%». Nicola Piepoli: «Se c’è Veltroni, ci sono quattro punti in più per il centrosinistra, senza di lui ci sono quattro punti in meno». Renato Mannheimer: « sicuramente il più popolare tra la gente, con lui qualunque obiettivo è possibile, anche il 40%. Ma tutto dipenderà dalla campagna elettorale». Roberto Weber (Swg): «Il Partito democratico potrebbe arrivare tanto in alto da consentire al centrosinistra di vincere nuovamente le elezioni». [4]

Berlusconi ha già fatto ”testare” il nuovo prodotto dai sondaggisti di Alessandra Ghisleri. Francesco Bei: «Ne ha tratto motivo di conforto perché, a bocce ferme, il vantaggio della Cdl sarebbe confermato anche in presenza di Veltroni. ”Per recuperare gli servirebbe un miracolo - ha commentato con i suoi - non sono preoccupato”. Paradossalmente, visto da palazzo Grazioli, l’ingresso di Veltroni sul proscenio nazionale può anche tradursi in un segno positivo: ”Ex malo bonum. La scelta di Veltroni - ragiona il Cavaliere - è il segnale che stanno pensando al voto. Perché se lo lasciano per più di un anno così esposto, rischiano di bruciarlo”. Ecco dunque la convinzione che ”si andrà a elezioni prima di quanto potessimo sperare, magari a primavera prossima”». [5]

Il primo problema di Veltroni è il rapporto con il governo Prodi. Nino Bertoloni Meli: «Non può né aspira a presentarsi come la longa manus del Professore, il delfino designato, non siamo più all’epoca del prodismo imperante, tutt’altro. Il sindaco non è in cerca di legittimazioni da palazzo Chigi. Ma non può neanche, Veltroni, minimamente presentarsi come colui che lavora contro Prodi, che si muove per scavargli la fossa. Né salvatore né becchino. Si dovrà barcamenare, arte in cui è maestro». [6] Angelo Mellone: «Già immaginiamo il profilarsi di una campagna di comunicazione che posizionerà Veltroni rispetto a Prodi in modo simile a Sarkozy rispetto a Chirac: stiamo nella stessa coalizione ma con quello lì non c’entro niente». [7]

Per ora Prodi resterà al suo posto e Veltroni, per nulla intenzionato a lasciare il Campidoglio anzitempo, farà il suo lavoro senza legare la nuova creatura mani e piedi al Professore. Ma già in autunno ci potrebbe essere la staffetta. [2] Vittorio Feltri: «Fuori Romano e dentro Walter. Il quale è un dritto, un pubblicitario nato e tale rimasto, e farà un governo piacione: dieci ministri in tutto, cinque uomini e cinque donne. Puro stile Sarkozy. Gli italiani commenteranno: però, ”sto giovanotto ci sa fare. Il giovanotto ammorbidirà toni e tasse, prometterà rose e fiori, si guarderà dal polemizzare, organizzerà un festival del cinema per cattolici ruiniani, uno per froci democratici, uno per lesbiche in carriera, concerti per anziani progressisti e per geometri conservatori. Insomma, un sacco di cose futili ma commoventi e popolarissime. Consolidata la sua immagine nella sinistra e nel Paese, dichiarerà: be’, è giunto il momento di avere una maggioranza più massiccia che garantisca stabilità. Si recherà da Napolitano e concorderà lo scioglimento delle Camere. Fatalmente il candidato premier della Sinistra sarà lui, Veltroni. E per vincere le elezioni - tentare di vincerle - farà una Finanziaria elettorale, allegra, pacificatoria. Si voterà nel 2009». [8]

Veltroni ha un progetto politico. Maria Teresa Meli: «Che per usare un termine ”esotico” si può definire Kadima, e per utilizzarne uno più nostrano si può chiamare modello Roma. E proprio nella capitale Veltroni è riuscito a dimostrare che si può mettere insieme l’ex candidato di Berlusconi alle regionali del Lazio Alberto Michelini e il rifondarolo ”no global” Nunzio D’Erme. Il pensiero di Veltroni è questo: ” importante capire che non basta più la risposta racchiusa nell’identità socialista. Bisogna dare risposte non contrapposte e non ideologiche ai problemi d’oggi, esattamente come ha fatto Kadima in Israele”». [9] Sergio Soave: «Sono molti, in effetti, i temi critici sui quali Veltroni, non avendo più responsabilità dirette nella politica nazionale da quando è sindaco della capitale, non ha dovuto o voluto esprimersi, il che potrebbe consentire di aggregarsi al suo carro a personalità che esprimono posizioni, orientamenti culturali e visioni profondamente diverse». [10]

A Roma Veltroni è riuscito a fare un piccolo capolavoro di marketing politico, «avvolgendo i problemi della Capitale in una coperta visionaria fatta di inaugurazioni, concerti, eventi culturali, aiuti all’Africa e messaggi elettorali pigliatutti, gigantesche operazioni d’immagine che costituiscono il succo del veltronismo. Una volta leader del Pd, però, Veltroni dovrebbe sporcarsi le mani con i conflitti veri, quelli che dividono nella nettezza delle scelte» (Mellone). [7] Claudio Velardi: «Questa è una fregatura di Fassino e D’Alema. Un minuto dopo che accetta, Roma finisce di essere la città dei sogni, e per due anni diventa un poligono di tiro in cui anche se scoppia un tombino l’Ulivo va in crisi». [11] Oscar Giannino: «Costringiamolo a doversi sporcare le mani con la difesa quotidiana del governo Prodi. Esponiamo anche lui alla poco divertente gara di vedersi accomunato, giorno dopo giorno, ai risultati concreti di un governo che piace così poco agli italiani, e ha deluso anche una bella fetta di chi l’ha votato nel 2006. Certo, Veltroni non è nato ieri. perfettamente consapevole, che questa sia la vera lettura dell’improvvisa convergenza di Marini e D’Alema». [12]

Veltroni deve fare il leader di tutti, gli serve più tempo per sganciarsi dal vecchio Ulivo. Velardi: «Così, invece, ogni sua parola sul governo viene sparata come una polemica pazzesca. Oppure il contrario, e questo lo porta a fondo. A Veltroni conviene si faccia un altro segretario, che lo tornino a cercare per candidarlo fra un anno». [11] Andrea Romano: « come se D’Alema, Marini, Rutelli e i numerosi altri king-maker di questa designazione collettiva lo avessero fatto entrare a forza in una gabbia, dove il candidato dovrà prodursi in tempi ragionevolmente brevi in una prova di magia. ”Walter, facce Tarzan”, direbbe forse il suo amato Alberto Sordi se fosse ancora tra noi». [13]

Con il ”modello Roma” Veltroni ha dimostrato di saper coniugare riformismo e radicalismo. L’impresa sarà declinarlo su scala nazionale. Gentili: «Dove c’è la Tav da costruire, i rigassificatori da realizzare, i rapporti con la Chiesa e con gli Stati Uniti da curare, la tenuta dei conti pubblici da vigilare, riformisti e radicali da mettere d’accordo. Ed è su questo fronte - anche se dicono che il sindaco ”è l’unico in grado di riagganciare” gli scissionisti Ds Mussi, Salvi e Angius e di ”saper gestire” Bertinotti - che Veltroni si gioca l’osso del collo». [2] Cesare Salvi: «Il veltronismo con noi non c’entra niente né in termini di identità né di programmi». A cominciare dall’elezione diretta del premier che Veltroni sembra aver messo addirittura come condizione per accettare la candidatura. [14]

Veltroni vorrebbe il sistema semipresidenziale alla francese. Meli: «La qual cosa, a rigor di logica, dovrebbe innervosire, e non poco, Rifondazione. E, forse, accadrà che dalla sinistra estrema si sparerà contro questo progetto». [9] Augusto Minzolini: «Se saranno raccolte le firme per il referendum e la Consulta darà il via libera (con il clima che c’è nel paese è difficile immaginare il contrario) Mastella la prossima primavera mollerà Prodi e passerà con il centro-destra per andare alle elezioni per evitare il voto su un quesito che aprirebbe la strada al bi-partitismo in Italia. Si tratta di piani che sono tutto fuorchè segreti». [15]

Sei anni fa, di fronte a una sfida elettorale nella quale il centrodestra partiva avvantaggiato, Veltroni (allora segretario ds) decise di defilarsi scegliendo di candidarsi al Campidoglio. Soave: «Anche questa volta le prospettive per il centrosinistra non appaiono rosee, va quindi considerato un atto di coraggio quello di accettare la sfida di una situazione tanto difficile». [10] Romano: «Quando mercoledì prossimo a Torino Walter Veltroni ufficializzerà ciò che già tutti sanno, si renderà conto di trovarsi in una condizione personale del tutto inedita. Per la prima volta nella sua lunga e onorata carriera non disporrà di alcuna via d’uscita. Non potrà lasciare il governo per guidare il partito né lasciare il partito per guidare il Comune di Roma, come fece alla fine degli Anni Novanta anticipando ogni volta di un soffio lo schiaffo della sconfitta elettorale. Questa volta dovrà giocare in prima persona la partita della vita, senza alcuna scialuppa di salvataggio». [13]