Walter Galbiati - Ettore Livini, la Repubblica 23/6/2007, 23 giugno 2007
WALTER GALBIATI
ETTORE LIVINI
MILANO - Un sogno era. E un sogno, alla fine è rimasto. Ma l´Opa di Stefano Ricucci e di Lagardère su Rcs nell´estate del 2005 è stata un sogno arrivato a un passo dalla realtà. Lo testimoniano le dieci pagine di un rapporto confidenziale inviato dalla Livolsi & Partners a Dominique D´Hinnin, direttore finanziario del gruppo transalpino. Le linee guida del progetto "Night Dream" ("Sogno notturno"), un piano strategico per l´assalto alla Rizzoli studiato nei minimi particolari: la prima mossa prevedeva la cessione di metà della quota Rcs di Ricucci (il 10%) e quelle «dei suoi amici» (un altro 7% probabilmente in carico a Danilo Coppola, Francesco Gaetano Caltagirone e Giuseppe Statuto) ai francesi. Poi sarebbe stata costituita una joint in Italia cui conferire le attività di Hachette-Rusconi. E questo nuovo veicolo avrebbe lanciato l´offerta sul "Corriere della Sera", con Flammarion destinata a passare ai soci italiani. Un progetto più che concreto – «Un´Opa assieme sulla Rizzoli? Perché no...», è stato il primo commento di Arnaud Lagardére davanti alla proposta di Ricucci – frenato solo dalle divergenze sul valore di Rcs, dai contatti attivati dai francesi a fine estate con Diego Della Valle e i vertici del patto e dai guai dei "furbetti".
A raccontare ai pm di Roma i due mesi di fuoco sul fronte Zagarolo-Parigi è stato lo stesso D´Hinnin. «Sono stato convocato il 27 luglio nell´ufficio di Lagardère – ha spiegato – Oltre a lui c´erano Ricucci e Livolsi. Se ci fossero stati altri contatti prima e con chi non so». Quello l´aveva già spiegato Ricucci in un altro interrogatorio: a metterlo in contatto con Lagardère sarebbe stato Alejandro Agag e a dare il semaforo verde ai negoziati sarebbe stato Gianni Letta, all´epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Berlusconi: «Mi ha detto al telefono che gli sembrava una strada buona – ha spiegato – "Se lei la vuole portare avanti la porti – mi ha detto ”.... le posso chiamare anche il mio omologo francese... cioè il Letta francese per dare a voi un accredito"».
Fatto sta che il 27 luglio Ricucci sbarca sotto la Tour Eiffel e viene ricevuto dal numero uno del gruppo transalpino. «Ci disse di aver acquisito il 18% di Rcs – ha raccontato D´Hinnin – e che suoi amici avevano il 7% per cui insieme controllavano il 25%. E ci propose di fare insieme un´Opa "Perché no?" rispose Lagardère». E così il 3 agosto sul tavolo dei francesi arriva il progetto "Night Dream". Le cose si sono fatte subito serie. Il gruppo transalpino ha affidato a Morgan Stanley l´incarico di esaminare la proposta. Il 16 agosto ha inviato una lettera a Livolsi chiedendo una serie di chiarimenti. Inizia un fitto scambio di e-mail. Il 30 agosto Morgan Stanley incontra in Italia Ubaldo Livolsi «per lavorare sulla struttura dell´operazione». Il 6 settembre c´è un nuovo summit plenario a Parigi, presenti anche i legali. «Lagardère spiegò che aveva un interesse industriale per cui voleva partecipare al governo della società e non con una partecipazione di minoranza», ha detto D´Hinnin. Il vero scoglio però è un altro. I francesi hanno chiesto alla banca d´affari Usa una stima del valore dei titoli Rcs. E il risultato è 4-4,5 euro, ben lontano dalle cifre (6-6,5) indicate da Ricucci.
«A quel punto decidemmo di frenare – ha proseguito il manager transalpino – Livolsi ci disse che Fiat avrebbe ceduto il suo 11% ma noi pensavamo che Ricucci avesse problemi di liquidità e quindi che il tempo giocasse a nostro favore». Non solo. Lagardère avvia un canale parallelo con il patto Rcs. «Poco prima di metà settembre contattò Diego Della Valle per spiegare di non avere intenzioni ostili su Rcs, che voleva creare un grande gruppo in Italia e che non era interessato al "Corriere della Sera", di cui conoscevamo la rilevanza politica». Il 12 settembre nell´ufficio di Lagardère ci sono Vittorio Colao e Piergaetano Marchetti «per discutere di sinergie tra i due gruppi». Nel frattempo Ricucci viene interdetto, i titoli Rcs crollano e i furbetti sono nella bufera. «Capimmo che Colao non era interessato – conclude D´Hinnim – e chiudemmo i contatti anche con Livolsi. Il 30 settembre ci inviò una lettera chiedendo di conoscere la nostra posizione. Non rispondemmo». E il progetto "Night dream" alla fine è rimasto solo il sogno di una notte di mezza estate.