Laura Troja, la Repubblica 23/6/2007, 23 giugno 2007
DUE ARTICOLI SU RICUCCI A MATRIX
LORENZO SALVIA Corriere della Sera 23/6/2007
ROMA – L’ingresso è, involontariamente, da star. Stefano Ricucci entra nel Centro Palatino di Mediaset calibrando i passi sullo swing del Paola Casula quintet. Non suonano per lui: sono sul palco del Jazz Festival di Villa Celimontana, nemmeno venti metri dalla porta dello studio di Matrix.
L’effetto red carpet, però, c’è tutto.
Niente fede al dito, orologio a destra, abito blu, camicia nera generosamente slacciata sul petto (la catena d’oro non stonerebbe ma non c’è o almeno non si vede), l’uomo delle scalate mancate si prepara al trucco che è passata mezzanotte. Sì, registrazione in notturna, ufficialmente per «far combaciare le agende», ma anche per tener lontano curiosi e soffiate. Perché sarà pure da due anni sulle prime pagine di tutti i giornali, ma è la prima volta che Ricucci partecipa ad una trasmissione in tv. Enrico Mentana, giustamente, gongola. Niente pubblico, nessun altro ospite: lo studio è tutto per loro due, che hanno anche cenato insieme per preparare la puntata. Sui monitor dietro la poltrona una foto di quando era ben in carne, il faccione bello largo. Lui non gradisce («E che è quella cosa?») ma è un attimo, si parte. E si parte, naturalmente da Anna Falchi, da quella che sembra la fine di un amore. O forse no.
«Dopo due anni di attacchi – dice Ricucci – mia moglie non ha sopportato questo stillicidio. Speriamo che la situazione si possa recuperare, vedremo ». Solo pochi giorni fa lei ha detto di «non avere più speranze». Lui, invece, ha il cuore traboccante: «Mi hanno costretto a riconquistare mia moglie, devo ricominciare a farle la corte». Non una parola di più. Non un accenno al fatto che i suoi genitori la volevano mandare via di casa, non un commento sulla prima moglie che sarebbe ancora la preferita dai suoceri, nemmeno una virgola sul pianto della bella Anna che dice di essere nei guai anche economicamente. Forse perché lui non è messo poi così male.
Mentana chiede a quanto ammonta il suo patrimonio immobiliare. «Abbastanza, 670, 680 milioni di euro». Una cifra stratosferica, ribatte il conduttore. «Questa è, che devo di’. Però ci sono i mutui, ma anche gli affitti che pagano i mutui. Io i soldi mica li ho anticipati tutti. Nel mio caso si tratta di cash collateral ». Ricucci si sta sciogliendo, somiglia sempre di più a quello che Mentana, a trasmissione finita, definirà «il giusto mix tra Carlo Verdone e Lando Fiorini».
il momento giusto per tornare sulle battute che lo hanno reso famoso. I furbetti del quartierino? «Volevo dire che se stai comprando una banca importante non ti metti a fare piccole cose». E quella raccontata da Angelo Rovati, sui Lanzichenecchi della finanza: «Lanzinechecco a me? Lanzinechecco uno che se tromba ”a Falchi tutte le sere?». Ricucci non ci sta, «non l’ho mai detta ». E a Rovati non gliela perdona: «Io non lo conoscevo, ’sto Rovati. Quando è venuto nel mio ufficio mi ha detto "Si ricorda di me? Giocavo a basket". Ma io il basket non lo seguo». Per ogni battuta negata, ne arriva una nuova di zecca. Selezione della serata: «Nel 2001 sono entrato nel salotto bresciano di Gnutti, quello di Hopa con l’acca». «A me piace la musica, ma nel campo finanziario il concerto non ho mai capito cos’è». Sull’incontro con Berlusconi: «Mi disse "a noi ci invidiano perché ci piacciono le belle donne". E meno male, visto che ce sta pure il gay pride, no». Mentana lo riprende: «Noi rispettiamo anche gli spettatori che hanno gusti diversi ». «So’ problemi loro ».
Per l’inchiesta non ci sono novità. L’odontotecnico di Zagarolo («Sono orgoglios o di essere odontotecnico ma sono di San Cesareo, mi chiamano così solo per denigrarmi ») conferma che «dietro Ricucci c’è solo Ricucci». Ribadisce la sua ammirazione per D’Alema, «mi piace molto, è un ottimo politico, uno statista, mentre Berlusconi lo vedo imprenditore », dice che Fazio «aveva ragione ad essere contrario all’ingresso degli stranieri», mentre non è tenero con Fiorani: «La magistratura ha fatto bene, a patto di non eccedere ». Poi confessa che tornando indietro non rifarebbe nessuna delle tre scalate: «Volevo salire al 20% in Rcs, ho sbagliato ad aver fatto questo sogno ». E il futuro? «Con la finanza ho chiuso, c’ho messo un mattone sopra». Mattone, non pietra. Ma stavolta non è un lapsus: «Mi occuperò solo di immobiliare. Voglio continuare a fare l’imprenditore con serenità. Ora dimenticatemi ». Impossibile.
LAURA TROJA, la Repubblica 23 giugno
ROMA - Dice che con la finanza ha chiuso, per sempre. E che comprare le azioni Rcs è stato un errore. «Adesso ci metto un mattone sopra». Per il futuro? Un obiettivo: riconquistare la moglie, Anna Falchi. Stefano Ricucci sceglie le telecamere di Matrix, Canale 5, per parlare delle scalate che lo hanno visto protagonista nell´estate 2005. E per chiedere: «Dimenticatemi. Voglio solo occuparmi del mio patrimonio immobiliare». Ricucci è l´ospite di una puntata speciale del programma di Enrico Mentana: le poltrone del pubblico sono vuote e la registrazione, concordata due ore prima, è iniziata a mezzanotte di giovedì. Dura 90 minuti il racconto dell´immobiliarista uscito dal carcere Regina Coeli a luglio. «La sua verità», gli fa notare il conduttore, ma Ricucci, abito blu e camicia nera, risponde al volo: «Non è la mia verità. la verità».
Parla di tutto, da Fazio («Per lui ho grande rispetto») a Berlusconi (« nato e morirà imprenditore»), a D´Alema («Lui sì che è nato politico, un grande statista»). In barba ai verbali degli interrogatori, che delle sue operazioni finanziarie danno tutt´altra versione, Ricucci dice che il suo non può essere assimilato agli scandali finanziari Cirio e Parmalat: «La mia azienda non ha mai emesso bond, e quando abbiamo richiesto credito alle banche, abbiamo restituito tutto». Un miliardo e 600 milioni di euro. Mentana alza le sopracciglia: «Cifre stratosferiche». Come i 670 milioni di patrimonio immobiliare (esclusa Magiste International, sotto curatela fallimentare). «Che ci vuoi fare – sorride Ricucci – come quando uno fa un mutuo per la casa, non si anticipano tutti i soldi. Nel mio caso si tratta di "cash collateral": ho sempre acquistato immobili di pregio a Roma e Milano, naturalmente con l´aiuto delle banche. E poi ci sono gli affitti».
Comprare bene e vendere meglio. «La qualità dell´imprenditore è questa – continua Ricucci – se no...´o facevano tutti». Nulla di strano dunque che uno come lui andasse da Fazio, allora governatore della Banca d´Italia: «Avevo il 4,9% in Antonveneta, una quota in Bnl, il 4,4% in Bpi, quasi il 20% in Rcs, lo 0,3% in Mps. Chi doveva incontrare se non il sottoscritto?». La politica? Per Ricucci è «solo un condimento» in «un mondo crudele fatto di soldi». Berlusconi? «Da imprenditore è normale che volessi incontrare il presidente del Consiglio». Prodi? Una telefonata di auguri di 30 secondi, passata da Rovati («Quando è venuto nel mio ufficio manco sapevo chi era»). Ma è quando parla di finanza che Ricucci sorride orgoglioso: «Capitalia? Ho comprato il 4% quando le azioni erano a 80 centesimi. Ora valgono 8 euro»; Rcs? «Potevo creare valore per tutti gli azionisti. Evidentemente a loro non interessava»; Fiorani? «Un banchiere che ha creduto in un imprenditore. E ha fatto bene». Coppola? «Eh...poveretto». La voce è incerta solo alla domanda sulla separazione da Anna Falchi: «Devo ricominciare a fare la corte a mia moglie».