Maurizio Paganelli, la Repubblica 23/6/2007, 23 giugno 2007
All’Istituto Superiore della Sanità è stato presentato il settimo Rapporto nazionale, anno 2006, dell’Osmed (Osservatorio sull’Impiego dei Medicinali), che rappresenta la composizione della spesa farmaceutica complessiva, compresa la spesa privata e le erogazioni delle strutture pubbliche
All’Istituto Superiore della Sanità è stato presentato il settimo Rapporto nazionale, anno 2006, dell’Osmed (Osservatorio sull’Impiego dei Medicinali), che rappresenta la composizione della spesa farmaceutica complessiva, compresa la spesa privata e le erogazioni delle strutture pubbliche. Spesa totale in farmaci (che registrano una diminuzione del prezzi del 6,9 per cento): oltre 23 miliardi, di cui il 75 per cento a carico del Servizio Sanitario (il 57,4 per cento è rimborsato in farmacia, 17,7 per cento dalle strutture sanitarie). La spesa privata è in calo del 3,8 per cento rispetto al 2005. In aumento le prescrizioni: +7,3 per cento (7 assistiti su 10 hanno ricevuto una prescrizione). In media ogni cittadino ha consumato ventinove confezioni di farmaci (28 nel 2005), per una spesa media pro-capite intorno ai 230 euro (record per il Lazio: 409.7 euro). Gli anziani over 75 hanno consumato farmaci 17 volte di più (nel 2005 dieci volte di più) di chi ha tra i 25 e i 34 anni, e 30 volte di più dei bimbi 0-4 anni. I farmaci del sistema cardiocircolatorio rappresentano un quarto della spesa, con un aumento nel consumo dell’8,1 per cento. Gli anti-ulcera e anti-acido restano il sottogruppo a maggior spesa. Un terzo della spesa per farmaci in ospedale è assorbito dai trattamenti antitumorali. L’acido acetilsalicilico (aspirina) si conferma la sostanza più consumata, usata come antiaggregante. Aumenta il consumo dei medicinali con ricetta, ma a pagamento, soprattutto ansiolitici, ipnotici e sedativi, ormoni e farmaci per le disfunzioni erettili (esempio, il Viagra). Aumento non apprezzabile del consumo dei generici (farmaci con brevetto scaduto), comunque inferiore rispetto agli altri paesi. Nel corso della presentazione Roberto De Cas, Centro Epidemiologia dell’ISS, ha svolto un intervento sui casi di prescrizione non corretta, in particolare gli ipertesi diabetici con precedenti eventi cardiovascolari non trattati adeguatamente (il 40 per cento dei casi) per "colpe" mediche, ma anche del malato (interruzione o poca aderenza al trattamento). Come nel caso della depressione (il consumo degli antidepressivi è aumentato dell’8 per cento): il 50 per cento dei pazienti interrompe il trattamento entro 90 giorni, ma l’efficacia è provata dopo un uso di almeno 6 mesi.