Giuseppe Guastella - Biagio Marsiglia, Corriere della Sera 22 e 23/6/2007, 23 giugno 2007
DUE ARTICOLI SUGLI INTERROGATORI DI CORONA CON SMENTITA FINALE DI MARONI
MILANO – Determinato, anche troppo sicuro di sé nonostante le molte settimane di carcere. In tre interrogatori, alla presenza dei difensori Manuela Marcassoli, Giuseppe e Francesco Strano Tagliareni, Fabrizio Corona risponde alle domande dei magistrati senza apparenti tentennamenti, tranne quando a incalzarlo è il pm Frank Di Maio. convinto di essere vittima di un errore giudiziario e addirittura di una macchinazione ordita contro di lui dalla concorrenza per estrometterlo dal ricco mercato che ruota intorno al gossip. «L’unico errore che ho fatto – dice – è stato perdere l’umiltà».
Fabrizio e Lele
Parte da lontano Corona di fronte al gip Giulia Turri e al pm. Da quando a 18 anni viene bocciato e il padre, famoso e stimato giornalista scomparso di recente, lo manda a lavorare in un’agenzia fotografica. l’inizio della sua fortuna, e dei suoi guai. Lì «ho capito tantissime cose e ho visto tutte le possibilità di questo lavoro». Fabrizio Corona ha stima, affetto filiale e ammirazione per Lele Mora, almeno quanta sembra averne per se stesso: «Ho sempre detto a mia madre: "Sarò uno che a 30 anni avrà un sacco di soldi"». A 22 incontra il manager dei vip, veri o presunti, che lo fa lavorare, ma lui vuole di più: «Mora ha creduto in Simona Ventura che quando andò da lui non era nessuno (...), l’ha presa e a poco a poco l’ha costruita, l’ha plasmata, fino a quando è diventata quello che è». Potrebbe fare lo stesso con lui, che ha «una cultura, un’educazione» perché «sono cresciuto in un certo ambiente della Milano bene, conoscevo tutti gli stilisti, i giornalisti, i direttori».
Intuizione e paparazzate
«Nell’agenzia di Lele Mora c’era un buco di una parte fotografica e giornalistica» e per riempirlo Corona propone due nuove strutture: una per «le foto ai cento artisti» della Lm, l’altra che gestisca «le ragazze belle, carine, giovani, che partivano dal basso». Mora declina, ma invita Fabrizio a fare da solo assicurando la propria collaborazione. Nasce la Corona’s: «La prima ragazza fu Elena Santarelli » che cominciò con l’Eredità alla Rai «quando ancora non aveva il seno», «l’ho messa in televisione, l’ho fatta lavorare». Oltre a gestire i servizi fotografici «posati», quelli concordati e studiati, avvia gli uffici stampa che comprano la pubblicità per conto delle ditte. «Se il giornale fa la pubblicità poi ti dà qualcosa in più, se parla di occhiali, ti mette il tuo occhiale, alla copertina con la mia artista le facevo mettere la giacca del mio cliente». Per l’ingaggio dei testimonial Corona prendeva una percentuale dalla ditta, un’altra andava a Mora, il resto al personaggio. a questo punto che nasce il «reparto paparazzate». «Se io andavo a fare un servizio alla Colombari (Martina, ndr) per la copertina di Max, servizio posato, mandavo un paparazzo che poi dopo la seguiva, magari faceva foto al parco col bambino, le vendevamo al giornale, con una differenza: si guadagnava molto, ma molto di più perché non avevi il costo del trucco, parrucco, styling, robe varie e potevi fare anche 50 servizi al giorno». Una catena di montaggio che tutto sfrutta e trasforma in denaro.
Il nuovo mondo
«Tra il 2003 e il 2006, c’è un cambiamento totale nel mondo della televisione e nel mondo dei giovani». Nascono le vallette, le veline, le letterine i personaggi dei reality che non sanno fare niente, ma «sono conosciuti dalla massa». I settimanali bramano i pettegolezzi su costoro. Grazie alla rete di conoscenze e informatori, Fabrizio Corona apprende anche notizie che, ovviamente, rivende. «Al settimanale
Chi ho venduto semplicemente una notizia. "Signora Giacobini (racconta parlando dell’allora direttrice, ndr) ti do la notizia". "Qual è la notizia?" "Ilary Blasi è incinta", "Di chi? Non ci credo", "Facciamo un contratto. Io ti fatturo 21.000 euro, se poi tra nove mesi non è incinta tu mi storni la fattura", Giusto? O tra tre mesi. Bene, fattura pagata ».
Cambi e Falchi
«Matteo Cambi, titolare della Guru, ragazzo di 27 anni che per fortuna e per bravura ha creato un’azienda che negli ultimi due anni ha fatturato una media d 150 milioni di euro, aveva come amministratore un emolumento mensile di un milione di euro, pagava 20mila euro al mese alla Corona’s per un ufficio stampa (...). Gli organizzavamo gli eventi. Doveva aprire un negozio? Gli portavamo cinque, sei artisti, gli davamo i testimonial per la campagna nuova, gli davamo i fotografi e lavoravamo sulla sua immagine». Quando a sera si andava a cena Cambi «è uno che magari dice "Stasera andiamo a Parigi" e queste impazzivano, uscivamo, e non è che lui le pagava, ma queste si buttavano addosso a lui. Ovviamente io avevo i paparazzi, facevano le fotografie e lo mettevo in copertina sui giornali». La gente collegava Guru al suo marchio «e lui era felicissimo». Corona racconta un aneddoto: Cambi vuole celebrare un nuovo negozio a Parma: «Nel periodo in cui era stato arrestato Ricucci e la Falchi aveva bisogno di soldi» decisero di ingaggiare la soubrette. «Dissi all’ufficio marketing che per la Falchi volevano 50.000 euro. Diedi alla Falchi 30.000 euro (...), dopo l’evento siamo andati a cena, dopo la cena si sono frequentati tre giorni, ho fatto delle foto strepitose alle 7 del mattino, loro due abbracciati in terrazza, ho venduto il servizio a 80.000 euro a Gente.
Quel numero di Gente con Matteo Cambi e l’Anna Falchi in copertina ha venduto 400.000 copie in più. Matteo Cambi per tre mesi finì su tutti i giornali e mi ha ringraziato per tutta la vita». Flirt smentito da Cambi e dalla Falchi.
Una macchina da guerra
Più volte l’indagato torna sull’accusa di aver estorto o tentato di estorcere denaro (poche migliaia di euro per 7 casi, metà dei quali dati ai fotografi, spiega) ad alcuni personaggi paventando la pubblicazione sui giornali di foto compromettenti. «Perché per 15-20.000 euro mi dovevo giocare una macchina da guerra che fatturava 7 milioni e mi permetteva di guadagnare 300 mila euro al mese?». Negli interrogatori proverà a confutare le accuse.
Nina, il grande amore
I futuri coniugi, ora separati da due giorni, si incontrano nel 2000. Corona si innamora di Nina «non perché è una bella donna (...), ma perché è una donna speciale, e sinceramente di sposarmi a 25 anni, con la vita che facevo, che guadagnavo bene... mi divertivo ero in un certo ambiente..., pensavo che non mi sarei mai sposato, però ho trovato quella ragazza che aveva quel qualcosa di diverso e mi sono innamorato. Dopo due mesi rimase incinta di due gemelli. E io mi angosciai. Cioè, fondamentalmente li volevamo e mi angosciai perché non avevo un lavoro fisso, non avevo un’identità, non avevo un ruolo». E allora si getta ancora di più nel lavoro. Vuole affermarsi, vuole che un giorno i suoi figli siano orgogliosi di lui. A Nina al telefono intercettato confida di sentirsi un «pezzo di m....» e di guadagnare «soldi marci» perché «nascono da un guadagno che provoca la maggior parte delle volte dei dolori sentimentali, delle crisi enormi a moltissima gente, però purtroppo è il mio lavoro e lo devo fare». A Milano, dice, «ho ormai solo tre amici».
L’accordo per Milan e Berlusconi
Essendo un «imprenditore», Corona punta al profitto e investe sul futuro. Quando circolano foto compromettenti di persone amiche lui è pronto a perdere gran parte del guadagno, non tutto, vendendo gli scatti ai diretti interessati. Lo stesso fa quando ritiene che, facendo un favore, domani potrà essere lui a riceverne uno. In un caso esiste un accordo preventivo: «Qualsiasi foto dei figli di Berlusconi, di (Silvio) Berlusconi, prima di farle girare ai giornali vanno vagliate dal suo ufficio stampa, il suo ufficio stampa decide se possono andare ai giornali o no, se non possono andare ai giornali me le comprano loro». «Come nel caso di Barbara (Berlusconi, accusa di estorsione caduta, ndr), sapendo che è il proprietario della Mondadori, gliele do, tutte le volte che vengono le foto della famiglia Berlusconi le passo a Mity Simonetto che mi dice "Sì", "Sì", "No", "No"». Lo stesso gli ha chiesto Adriano Galliani: «Si evitano scandali e i tifosi non si lamentano. Se tu hai un giocatore che paghi 8 milioni di euro l’anno che dice che non riesce a giocare perché ha la saudade e la tristezza (il riferimento è all’interista Adriano, presunta vittima di Corona, ndr) e poi vedi che questo va a tr... (...) tu lo prendi e gli dici (...) "senti bello ci sono le fotografie, questi sono i tuoi problemi. Adesso ti multo di 100 mila euro, tanto le foto me le paga 30-40 mila euro».
L’harem dell’ex premier
Un paparazzo è sempre un paparazzo. Anche dietro le sbarre soffre per uno scoop. Quando su Oggi sono uscite le famose foto di Silvio Berlusconi in compagnia di alcune ragazze, immediatamente Corona ha voluto sapere tramite uno dei suoi avvocati chi le aveva fatte: «Nessuno lo sa, io sì perché noi dell’ambiente lo sappiamo (...) è lo scoop più bello degli ultimi trent’anni», «sarà stato pagato anche 200 mila euro. E a me mi vengono i brividi perché non l’ ho potuto fare io» anche se, proprio per l’accordo con Milan e Berlusconi, «non sarebbero mai uscite».
Maroni e la segretaria
Anche l’ex ministro Roberto Maroni finì «paparazzato» in compagnia della sua segretaria a Roma. A bloccare le foto prima che andassero ai giornali (come accadde) fu, secondo Corona, il direttore di Raidue Marano che chiamò Lele Mora il quale, a sua volta, si rivolse allo stesso Corona dicendogli che era pronto a comprarle. «Insieme ad una donna... Lui... Sposato, oltretutto, che ha rapporti familiari. Lui va con la sua segretaria dentro una casa, passano quattro ore, esce con la camicia slacciata, con la cravatta slacciata (...). Entra in questo appartamento con questa fidanzata... con questa sua segretaria. Se io fossi la moglie, vedo mio marito che entra in un appartamento (...)». Perché Mora intervenne? «Non avrebbe chiesto un euro a Marano e a Maroni (...) perché Marano è il direttore di Rai 2. Perché è la Lega che lo mette lì. Vuol dire che il prossimo programma (...) prende una dall’agenzia di Lele Mora che fa il contratto e guadagna».
Così fan tutti
Le altre agenzie fotografiche è sicuro che si comportino esattamente come la sua. Vendono i servizi ai giornali e li ritirano se gli interessati pagano. Com’è accaduto poco tempo fa: «Prima che io finissi in carcere hanno ritirato un servizio di Romina junior a 80 mila euro. Chieda ad Al Bano, lo chiami», dichiara a verbale prima di chiedere al pm Di Maio «perché non si è fatta un’indagine su tutte le agenzie e sono l’unico che si fa il carcere? Perché Woodcock non ha indagato tutte le altre agenzie, che fanno tutte queste cose qua?».
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MILANO – Pentimento per aver tentato di speculare sulla disgrazia di Lapo Elkann, progetti per un futuro di paparazzi dilettanti sparsi ovunque e nuove rivelazioni. Davanti ai magistrati di Milano, Fabrizio Corona si difende e attacca, racconta di tutto.
Lapo Elkann, l’amico
Una delle accuse mosse dal pm Frank Di Maio parla di un tentativo di estorcere 200.000 euro alla Fiat. Il dramma che travolse Lapo a ottobre 2005, con il rampollo degli Agnelli in coma per overdose in casa del transessuale Donato Brocco, detto Patrizia, era un’occasione da non lasciarsi sfuggire.
Corona aggancia un trans che conosceva Lapo: «Mi dice dove abita Patrizia e, per 1000 euro rilascia un’intervista scritta e una video, che noi registriamo. Ci raccontò che Lapo non andava soltanto con lui e con Patrizia », «raccontò i minimi particolari, descrivendo anche la casa di Lapo dove era stata». A Patrizia offre «50 mila euro per l’esclusiva» di un affare che per lui potrebbe valere 200.000 euro tra interviste scritte e in tv. Sonda il mercato, tentando un’asta tra Oggi e Chi, chiama Bruno Vespa ed Enrico Mentana. Ma interviene la Fiat che gli dice: «Quanto vuoi per bloccarla? Voglio 200.000 euro(...)». La risposta sarà «Non siamo interessati». «Gli dissi, bene. Grazie, arrivederci». Per il pm Di Maio, invece, Corona minacciò di divulgare la scabrosa intervista se non avesse ricevuto il denaro. Un’intervista che non si fece mai, se non su Chi in una versione soft a causa, dichiara Corona, delle pressioni fatte dalla Fiat su Rai e Mediaset. «Quando Lapo tornò in forma, mesi dopo – racconta Corona – mi volle incontrare. Ci siamo parlati per cinque ore. Gli ho spiegato cosa pensavo del caso. A lui avevano detto (...) che io era d’accordo con Moggi, Giraudo e Bettega, che l’avevamo incastrato, che c’era un fotografo che lo aspettava fuori casa, che gli avevano dato la cocaina sbagliata, tutta una serie di robe allucinanti. Gli ho detto: scusami, ci siamo chiariti, lui ha capito la verità e siamo diventati veramente, veramente molto amici». Al punto che Corona regala il video («impubblicabile »), tenendone però sempre una copia in archivio. Non solo, realizza anche una serie di servizi fotografici che vengono pagati dall’imprenditore che, per quello che era accaduto, «non si lamentò, ma mi fece un appunto», «ho fatto forse quello scoop in quel momento, (...) avrei potuto aspettare, perché ancora non si sapeva se Lapo viveva, e di quello moralmente mi pento, perché lui questo me lo fece notare».
Sircana
Le foto della sera in cui il portavoce del governo Sircana fu ritratto in auto mentre dal finestrino guardava un trans fermo sul marciapiede, sono finite anche alla Corona’s, tranne quella pubblicata. Per dimostrare che lui non è un ricattatore, racconta: «Le avevo da 4 mesi ma non ho chiamato il governo, non ho chiamato Sircana, non le ho portate ai giornali, le foto furono vendute a dicembre da un’altra agenzia» alla quale, aggiunge, «sono state pagate 100 mila euro».
Coco voleva fare l’attore
«Eravamo molto amici. Ho conosciuto Francesco Coco a 18 anni, giocava nel Vicenza, era fidanzato di una ragazza che si chiamava Laura, di Lodi. Questa ragazza, mentre lui era in ritiro, gli fece le corna con Inzaghi e si fidanzò con Inzaghi... Lui era disperato, allora io rubai la fidanzata a Inzaghi, questa Laura, e lì ci conoscemmo e diventammo amici. Poi lui nella vita ha avuto un percorso molto, molto in discesa sia da un punto di vista professionale che da un punto di vista mentale (...). L’anno scorso abbiamo fatto una chiacchierata perché le sue intenzioni erano di fare l’attore. Mi ha detto: «Voglio incominciare a fare robe diverse» e infatti gli abbiamo proposto varie campagne pubblicitarie come testimonial...
Galliani evita lo scandalo
«Poi c’è stato il primo caso, i 6mila euro pagati per le foto... Le foto di Coco fatte fuori dall’Hollywood... Diciamo che ci sono serate all’Hollywood dove vanno sempre i giocatori, la domenica o il giovedì.. Loro sanno che piazzandosi lì... Io ho tre persone all’Hollywood, baristi, camerieri, e quando ci sono i vip mi chiamano». A finire sotto i flash è ancora lui, Coco. Corona precisa che si tratta di quaranta foto «molto particolari».
E ricorda quella volta in cui Galliani «aveva ritirato le foto di Coco... su una barca con uno... Le foto le ha fatte l’agenzia Olimpia... L’Olimpia chiamò direttamente Galliani che comprò le foto, e le comprò perché Coco era appena stato comprato dal Milan e non poteva fare figuracce. E le pagarono bene...».
Vip senza fattura
A Di Maio il paparazzo spiega perché Coco e gli altri vip non vogliono mai la fattura per le foto che ritirano: «Questi signori non vogliono fatture perché comunque è una prova per loro di una cosa che vogliono cancellare. Vallettopoli ha reso pubblico tutto quello che loro volevano cancellare...».
Le foto restano
Il pm chiede a Corona che fine fanno le foto vendute ai privati, se si possono ritrovare nel suo archivio fotografico. E Corona: «Assolutamente. Le foto da un archivio fotografico non si possono cancellare... anche se le cancelli dall’archivio restano nella memoria del server.. Anche quando è scoppiata l’inchiesta... che poi io non avevo niente da nascondere... ho letto sui giornali
«Trovato l’archivio segreto di Corona » . L’archivio di Corona è sempre stato in ufficio, non si è mai tolto.
I «paparazzi improvvisati»
Illustrando il tentativo di estorsione ai danni di Coco, Corona parla del suo progetto di «orecchio globale» ideato a inchiesta già iniziata. «...da quando è uscita l’inchiesta vengo chiamato regolarmente e ho aumentato il mio business, mi chiamano da tutta Italia per propormi fotografie. Per lo più si tratta di ragazzi universitari... Universitari che però si divertono e vogliono entrare nei locali e frequentano tutta gente del mondo dello spettacolo. Figli un po’ di papà, eh! Emigrati a Milano per studiare, figli di gente della Puglia che va a studiare alla Bocconi. Classica... Due ragazzi perbene. Puliti. Vengono da me in ufficio perché mi vedono come un personaggio importante e mi portano queste fotografie». Si tratta di altre fotografie di Coco. Dico: «Ancora lui... Era scoppiata l’inchiesta, era uscito tutto quello che era uscito.. quindi le foto non è che, come dice Woodcock, io aspettai a farle uscire a gennaio, perché non c’è motivo... perché Coco andava al Manchester, perché io non è che posso prevedere il futuro e penso che Coco ha una trattativa a gennaio con il Manchester e le tiro fuori in quel momento. Le tiro fuori il giorno dopo che mi sono state proposte, come ho sempre fatto con tutti quanti». Il pm chiede «cosa rappresentavano queste foto». E Corona: ...Coco completamente strafatto.. con gli occhi stralunati... c’era lui abbracciato a torso nudo insieme a questo organizzatore, Antonio Coppola... , abbracciato, a torso nudo, tutti sudati, abbracciati appassionatamente. Con sullo sfondo persone che si frustano, cose... robe di borchie, di pelle, robe varie ». Il pm lo interrompe: « Un attimo, signor Corona, perché mi sono perso un passaggio, le foto che le hanno proposto questi universitari, loro come le hanno scattate? » E Corona: «Con la digitale... Gli ho detto, voi siete svegli, io vi faccio entrare in un certo mondo. il futuro, adesso c’è un sito Internet americano che vive solo di questo. I cosiddetti «no paparazzi», ma i cosiddetti «paparazzi improvvisati», cioè i ragazzi normali che vanno alle feste e fanno le foto digitali ». Il pm Di Maio vuole sapere di più: «E lei ne fa uso di questi paparazzi?». Immediato Corona: «Tantissimi... Il mio futuro sarà solo quello, i paparazzi occasionali, non professionisti, all’interno di feste e robe varie... Non ne facevo uso prima, ma da quando sono diventato famoso, tra le virgolette, è scoppiato il caso... Questo è il futuro...
Foto da tutta Italia
Da quando è scoppiata l’inchiesta ho ricevuto tantissime fotografie da tutta Italia, tant’è vero che nel mese di marzo, le dico, non mi prenda per pazzo, avevo programmato una campagna pubblicitaria da 300-400mila euro, sui quotidiani, dove c’ero io con la mia foto tipo il sergente americano che diceva «Voglio te» dove chiunque fosse stato...» «Quello è lo zio Sam», interrompe il magistrato. E Corona: «Lo zio Sam, scusi la mia ignoranza, lo zio Sam... dove chiunque fosse stato invitato a una festa e avesse fatto delle foto dei vip di mandarmele via computer che se volevano potevano guadagnarci dei soldi. Tutto legalissimo». «Una rete capillare», nota il pm Di maio. «Assolutamente. Le faccio un esempio. La Barbara d’Urso si è lasciata da suo marito perché furono pubblicate su
Chi delle fotografie di uno che era in spiaggia, in una spiaggia sconosciuta d’Italia, un posto... questo ha avuto una sfiga assurda, si baciava con l’amante e c’era uno che gli fatto una foto. Pubblicarono in copertina e lei si separò. Se questo anziché andare da Chi fosse venuto da me, quelle foto sa quanto valevano? 100mila euro. Perché io so il materiale che vale, lui non lo sa e ne guadagnava 50mila, non 500 euro. Sa cosa sono 50 mila euro per uno che guadagna 800 euro al mese? Oggi come oggi il nostro futuro di risorse... perché non possiamo avere occhi in tutto il mondo, orecchie in tutto il mondo... è la gente comune che non guadagna... che può arrotondare i suoi stipendi non andando a fare il cameriere, ma con un semplice telefonino, con un semplice video. Però deve conoscere i canali esatti come veicolarli, perché se vanno direttamente alle fonti non guadagnano niente, perché vengono fregati dai giornali».
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Le dichiarazioni di Corona
Ho ricevuto incarico dall’onorevole Maroni di contestare decisamente il contenuto dell’articolo pubblicato sul Corriere
di ieri a pagina 23 per la parte intitolata «Maroni e la segretaria ». Infatti il contenuto del pezzo è assolutamente falso e la prova si evidenzia chiaramente nel fatto che le foto ritraenti il mio patrocinato e la sua addetta stampa, pubblicate dal periodico
Novella 2000 nel dicembre 2006 e già oggetti di altra azione giudiziaria, nulla mostrano di quanto affermato dal Corona, ma anzi ritraggono una normale cena tra l’onorevole Maroni e la sua collaboratrice. Ancora, del tutto false sono le affermazioni in merito agli interventi di altri personaggi al fine di evitare la pubblicazione delle fotografie: se fosse stato vero è evidente che le stesse non sarebbero uscite sui giornali. Si tratta pertanto di mere illazioni di un soggetto che tenta di difendersi dalle accuse che gli vengono mosse inventando particolari inesistenti per giustificare le proprie azioni e farsi ulteriore pubblicità. Ciò che però più stupisce e amereggia, è che tali false affermazioni vengano pubblicate sul quotidiano senza nemmeno che gli autori del pezzo si siano preoccupati di controllare la veridicità di quanto detto dal Corona.
L’onorevole Maroni mi ha già conferito incarico di agire giudizialmente nei confronti del signor Corona e degli autori dell’articolo, al fine della tutela della sua immagine, del suo onore e decoro.
Avvocato Maurizio Bernasconi
• Ci siamo limitati a riportare quanto detto da Fabrizio Corona durante un interrogatorio reso davanti al pubblico ministero milanese Frank Di Maio, come peraltro si evince chiaramente dall’articolo.
Giuseppe Guastella Biagio Marsiglia