Il Sole 24 Ore 20/06/2007, pag.17 Paolo Peluffo, 20 giugno 2007
Così Ciampi difese la lira. Il Sole 24 Ore 20 giugno 2007. Martedì 8 settembre 1992, i tassi d’interesse del mercato monetario italiano superarono il 30 per cento! Quel giorno, iniziò la crisi valutaria dei Paesi nordici
Così Ciampi difese la lira. Il Sole 24 Ore 20 giugno 2007. Martedì 8 settembre 1992, i tassi d’interesse del mercato monetario italiano superarono il 30 per cento! Quel giorno, iniziò la crisi valutaria dei Paesi nordici. La Finlandia decise di abbandonare il collegamento unilaterale della markka con lo Sme e passò alla libera fluttuazione. La Svezia alzò anche il tasso di sconto dal 9 al 20 per cento. Quel giorno stesso alle 18,30 si tenne una riunione a Palazzo Chigi con i ministri finanziari. Amato volle vedere a parte Ciampi per mezz’ora. Mercoledì 9 settembre, la Svezia elevò il tasso di sconto dal 20 al 75%, annunciando, a imitazione del Regno Unito, un prestito jumbo di 16 miliardi di ecu, per irrobustire le riserve valutarie. Iniziò il Consiglio dei ministri - con la previsione di un lavoro di ore per discutere dei provvedimenti di emergenza - ma la situazione era talmente turbolenta sui mercati che, nel corso della mattinata, la Presidenza del Consiglio fu costretta a diffondere un comunicato per smentire categoricamente operazioni di manipolazione dei contratti e del mercato dei titoli di Stato: «Il Presidente del Consiglio e i ministri finanziari hanno appreso con stupore che si parla di misure nei confronti dei titoli di Stato che sono frutto di pura fantasia». Il Consiglio dei ministri terminò alle ore 18, sorprendentemente, senza aver varato alcuna misura di immediata applicazione. Venne presa la decisione di presentare un disegno di legge sull’emergenza economica che affidava al Governatore della Banca d’Italia il potere di attivare una procedura di emergenza, nella quale il Governo assumeva provvedimenti di politica economica con strumenti amministrativi. Il Consiglio dei ministri chiedeva, in sostanza, al Parlamento una delega triennale per l’adozione di misure urgenti in campo finanziario e valutario. I poteri speciali sarebbero scattati quando il Governatore della Banca d’Italia avesse accertato uno stato di reale pericolo per l’economia nazionale. La Banca d’Italia reagì freddamente a quella proposta. Nel corso delle settimane successive, il disegno di legge sull’emergenza economica si inabissò in Parlamento. Ma per i provvedimenti fiscali urgenti, per quelli sulla spesa previdenziale e sanitaria, il Governo non era riuscito ancora a trovare al proprio interno un accordo politico. Purtroppo, quello slittamento fu fatale per la difesa della lira. I mercati reagirono negativamente. Il tasso dei Bot all’asta di metà mese salì al 18 per cento. Fu a quel punto che la Bundesbank disse basta. Helmut Schlesinger telefonò al Governatore Ciampi giovedì 10 settembre, alle ore 23. Lo trovò ancora al lavoro a Palazzo Chigi. Schlesinger disse a Ciampi che aveva avuto incontri sia con il cancelliere Kohl sia con il ministro Waigel, e che non riteneva di poter proseguire a finanziare gli interventi a sostegno della lira. Si doveva avviare la discussione per un riallineamento. Venerdì 11 settembre, i tassi del mercato monetario erano prossimi al 40%, il marco a 765,40 lire e il franco belga a 37,1 lire. Ciampi telefonò a Schlesinger per prendere ulteriori accordi. Il presidente della Buba rispose che nel pomeriggio via Parigi sarebbero giunti a Roma, riservatamente, il segretario di Stato alle Finanze, Horst Köhler - attuale Presidente federale della Germania - che era persona di fiducia di Kohl, insieme a Hans Tietmeyer, vicepresidente della Banca centrale. L’incontro avvenne nell’anticamera del ministro del Tesoro, a via XX Settembre, dove c’è un magnifico tavolo ovale, molto grande. Parteciparono da parte italiana Barucci, Draghi, Ciampi, Dini e Francesco Alfonso che, per la sua maestria nella lingua tedesca, funse anche da interprete e verbalizzatore. L’incontro di per sé non fu negativo, anzi. Portò a una conclusione che, se raggiunta collegialmente a Bath sette giorni prima, avrebbe evitato molti danni per tutti. Italiani e tedeschi si trovarono d’accordo sul fatto che bisognasse svalutare la lira e abbassare i tassi in Germania. Circa l’entità della svalutazione, Ciampi e Tietmeyer discussero animatamente. I tedeschi proponevano il 10 per cento. Alla fine, Barucci e Ciampi accettarono il 7 per cento. Da parte italiana, si insistette su due punti. Per prima cosa, sul fatto che la modifica della parità avvenisse sotto forma di una svalutazione del 3,5% della lira e di una equivalente rivalutazione del marco del 3,5 per cento. In tal modo la Germania accettava di dichiarare che la "divergenza" era anche responsabilità del marco. Inoltre, tale schema avrebbe potuto facilitare l’inserimento di altri Paesi, nello spazio intermedio tra le due valute. I tedeschi convenivano con l’Italia che sarebbe stata davvero necessaria una modifica delle parità che coinvolgesse più valute possibili. Gli altri Paesi in difficoltà sui mercati avrebbero avuto il vantaggio di presentare il loro riallineamento fino al 3,5% come una rivalutazione del marco, e non come una svalutazione della propria moneta. Il secondo punto sul quale Barucci e Ciampi si batterono come leoni fu l’immediata riduzione dei tassi tedeschi. Dopo una iniziale resistenza, e ripetute consultazioni telefoniche con Francoforte, la delegazione tedesca accettò. Tietmeyer disse: «Giovedì si riunisce il Consiglio della Bundesbank. In quella sede proporremo una riduzione dei tassi». Ciampi scosse la testa: «No. troppo tardi. La decisione deve essere presa lunedì mattina». Tietmeyer obiettò: «La riunione del Consiglio non è mai avvenuta di lunedì». La replica di Ciampi: «La situazione è così drammatica, che esige una decisione straordinaria». Accettarono. Sulla misura della riduzione dei tassi Köhler e Tietmeyer fecero un discorso ragionevole. Tietmeyer si impegnò personalmente per un quarto di punto, per dare un segnale ai mercati, ma disse che la riduzione sarebbe stata maggiore quante più monete avessero aderito al riallineamento. Dopo una riunione fiume, si lasciarono a sera tarda dopo che l’intesa ebbe l’approvazione del presidente del Consiglio, informato al telefono da Barucci. Dunque, il sabato, Governo e Banca d’Italia erano in attesa della convocazione d’urgenza del Comitato monetario, poi del Consiglio Ecofin, come prescrive la procedura europea. Ma quella convocazione non arrivò mai. Il presidente del Comitato monetario, Trichet, e soprattutto il presidente di turno dell’Ecofin, Lamont, decisero che sarebbe stata sufficiente una riunione "virtuale" con dei contatti telefonici. Si volle dare il segnale che si trattava di una crisi che riguardava esclusivamente l’Italia. Nessuno venne in nostro aiuto. Nemmeno gli spagnoli. Nonostante un intensissimo lavoro di Barucci, di Lamberto Dini, dello stesso presidente del Consiglio. Domenica 13 settembre, la lira svalutò secondo l’accordo preso con Köhler e Tietmeyer. Ciampi attese con ansia le reazioni del mercato il lunedì mattina. Tutto andò secondo le modalità di una normale svalutazione. Le quotazioni della lira si assestarono poco sopra la nuova parità. Le contrattazioni in valuta si chiusero per la Banca d’Italia con un saldo attivo di entrate di capitali netti per un miliardo di dollari. La Bundesbank abbassò i tassi dello 0,25 per cento. Fu così che nel pomeriggio il Governatore prese carta e penna, come aveva già deciso da giorni, e scrisse la lettera di dimissioni, irrevocabili, indirizzata al ministro del Tesoro. Alle 19 di quello stesso lunedì chiese udienza al Presidente della Repubblica. Voleva informarlo personalmente della decisione. Al Presidente, che insistette nella richiesta di non dimettersi, Ciampi rispose che riteneva di essere troppo identificato con la difesa del cambio, anche se l’aveva sempre considerata uno strumento, non un fine. Nel corso degli anni 80 aveva cercato di non svalutare mai sotto la pressione dei mercati. Di svalutare a freddo, non a caldo. Quasi sempre con successo. Ciampi ricordò a Scalfaro che era dal 1986 che aveva chiesto al Governo di essere sostituito. Il punto centrale di quel settembre 1992 fu che i partner europei stentarono a capire che si era in presenza di una crisi sistemica dello Sme. Sarebbe servita una risposta "di sistema". Certo, nel caso dell’Italia, la persistente inflazione e la debolezza della finanza pubblica erano elementi rilevanti di aggravamento della crisi. Poche settimane più tardi, Ciampi venne insignito, a Parigi, della Legion d’Onore, con il grado di commendatore. Fu il ministro delle Finanze, Sapin, a voler organizzare una piccola ma bella cerimonia a Bercy in onore di Ciampi. I francesi riconoscevano al Governatore italiano una determinazione straordinaria nel tenere agganciata l’Italia al progetto europeo, e nel difendere il sistema che stava pericolosamente oscillando sotto il colpi dei mercati e delle incertezze sul futuro di Maastricht. Nel discorso di ringraziamento, Ciampi disse che non si sarebbe usciti dalla crisi con un ridimensionamento degli obiettivi europei, ma soltanto reinterpretando lo Sme come una vera anticipazione della moneta unica. Serviva un impegno collettivo. O si anticipava lo spirito dell’Unione monetaria, o sarebbe stato travolto anche il più modesto meccanismo di cambio. Paolo Peluffo Il libro. Esce oggi il libro di Paolo Peluffo «Carlo Azeglio Ciampi. L’uomo e il presidente», Rizzoli, 528 pagine, 24 euro. Peluffo, portavoce del capo di Stato dal 1999 al 2006, tratteggia la figura del presidente della Repubblica attraverso una lunga carrellata di eventi e retroscena e una rilettura dei discorsi pubblici e dei viaggi della Memoria, in Italia e all’estero. Emergono riflessioni sul pensiero politico di Ciampi. Affiorano le due anime dell’ex presidente della Repubblica: convinto europeista, che ha speso la vita per creare negli italiani una chiara identità nazionale ed europea, ma anche fedele all’ideale risorgimentale di Patria e Istituzioni. Paolo Peluffo, nato a Savona nel 1963, giornalista, è stato portavoce del Presidente del Consiglio (1993), direttore della comunicazione del Ministero del Tesoro e del Bilancio (1996-1999). Dal 1° giugno dell’anno scorso è consigliere della Corte dei conti, e ricopre l’incarico di Capo Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un anno drammatico. Il 1992 fu per l’Europa e l’Italia un anno denso, di svolta. L’Europa avviava, con fatica, la strada che poi portava all’allargamento, all’Unione monetaria e al riassetto continentale. L’Italia superava una delle ultime, dure crisi monetarie nella storia altalenante della lira. Incominciava a gettare le basi della propria futura adesione all’euro, un fatto destinato a diventare centrale nella storia economica e politica italiana. Ed entrava in una serie di laceranti e complicati cambiamenti politici non ancora conclusi. Sul piano europeo il ’92 vedeva l’avvio dell’era post-sovietica, con la Russia di Yeltsin che muoveva i primi passi. Il Trattato di Maastricht, firmato nel febbraio ed esecutivo dal gennaio ’93, era la risposta dell’Europa occidentale agli scenari cambiati. La scelta dell’Unione monetaria era essenzialmente politica: creare un legame e un vincolo di politica economica comune dopo la fine della Guerra fredda. L’Italia visse nel ’92 momenti drammatici. La bocciatura del Trattato di Maastricht da parte degli elettori danesi a inizio estate e la prospettiva di un difficile analogo referendum francese il 20 settembre crearono un’estate di fuoco per le monete. La lira e la sterlina britannica furono costrette ad uscire dal sistema europeo di cambi fissi e, dopo una difficile difesa da parte della Banca d’Italia, la lira svalutò ufficialmente del 7% il 13 settembre. Quattro giorni dopo il Governo Amato varava la supermanovra da 100mila miliardi di lire. A maggio era stato ucciso a Palermo il giudice Giovanni Falcone, e a luglio il suo collega e amico Paolo Borsellino. Il primo arresto di Tangentopoli, Mario Chiesa, era del gennaio 1992.