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 2007  giugno 21 Giovedì calendario

Aldrovandi Federico

• Ferrara 17 luglio 1987, Ferrara 25 settembre 2005 • «[...] Questa orribile storia italiana è cominciata il 25 settembre 2005. Era un sabato normale per Federico Aldrovandi, 18 anni, di Ferrara. Partita a calcetto con gli amici, passeggiata col cane, qualche consegna di pizza a domicilio perché questo era il suo lavoretto part time durante le vacanze scolastiche. Poi una serata con gli amici. Tornando a casa, all’alba, forse per effetto della droga è agitato. Nelle notti di Ferrara, dove non esiste violenza metropolitana, e un ubriaco fa notizia, qualcuno avverte la polizia che c’è un giovane troppo su di giri. Gli agenti intervengono. Qualche ora dopo la famiglia viene a sapere che il loro Federico è morto. La polizia dice che si è trattato di un malore fatale. Ha fretta di archiviare il caso. I genitori sconvolti dalla morte del figlio, non hanno alcun motivo per dubitare. Il padre, che lavora nella polizia municipale, ha fiducia nei colleghi. Con delle scuse, però, la polizia gli impedisce di vedere il ragazzo morto. E quando, solo dopo parecchio tempo, lo vede nella bara con la faccia orrendamente tumefatta, capisce che qualcosa non quadra nelle frettolose dichiarazioni dell’autorità. Vuole spiegazioni. Telefona, chiede, insiste. Si trova di fronte solo silenzi. Porte chiuse. Risposte evasive. Il dolore si trasforma in rabbia. Non sono più soltanto una madre e un padre che hanno perso tragicamente il figlio, ma due cittadini, che credono ciecamente nella democrazia e pretendono la verità. La madre Patrizia non si ferma alla versione ufficiale del questore di Ferrara che giustifica l’’operato dei suoi ragazzi”, non accetta le perizie mediche che insistono sul malore fatale. Sapeva a malapena come funziona un computer, studia e apre un blog per urlare il suo dolore, per presentare accuse che pesano come macigni sull’onore della polizia. In poco tempo il caso di Federico varca i confini di Ferrara. Dal mondo arrivano mail di solidarietà. Intervengono i giornali, la tv, c’è un’interrogazione in Parlamento. un dolore lancinante rivivere l’agonia del figlio, ma c’è una testimone che racconta di quel ragazzo in terra, colpito violentemente dagli agenti mentre chiede pietà e aiuto. Gli Aldrovandi, sempre con pacatezza, con i soli strumenti della democrazia, con il coraggio della verità vanno avanti. Finalmente ottengono che l’inchiesta venga riaperta. Intanto in Italia è cambiato il governo, a Ferrara, il questore. Dalla cassaforte della polizia emergono nuove prove. Carte, tamponi di sangue. E una seconda inchiesta dovrà ora stabilire se ci sono state manonissioni di verbali, tentativi di insabbiamento da parte delle forze dell’ordine. [...] dopo la lunga battaglia legale, è arrivata la svolta. Il gup di Ferrara ha rinviato a giudizio Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, i quattro agenti accusati di omicidio colposo. Come si legge nella richiesta firmata dal pm Nicola Proto e dal Procuratore capo Severino Messina, i poliziotti delle ”volanti” durante l’intervento per immobilizzare Federico, si sono resi responsabili di omissioni e imprudenze. Il quadro è agghiacciante: hanno ”ingaggiato una colluttazione, eccedendo i limiti del legittimo intervento”. Pur in superiorità numerica, gli agenti ”percuotevano Federico Aldrovandi in diverse parti del corpo facendo uso di manganelli (due dei quali andavano rotti)”. Un intervento che non si è fermato nonostante il ragazzo ”in più occasioni” avesse chiesto di smettere ”con la significativa parola basta, mantenendo al contrario lo stesso Federico Aldrovandi, ormai agonizzante, in posizione prona ammanettato, così rendendone difficoltosa la respirazione”. Sia la posizione, sia lo sforzo compiuto durante la colluttazione, sono indicate come concause del decesso. Ai poliziotti il pm ha anche contestato il colpevole ritardo con cui è stato chiamato il 118. Per gli avvocati difensori, invece, ”la condotta degli agenti fu doverosa, obbligata e legittima data l’accertata situazione di pericolosità in cui essi si trovarono ad agire, come prospettata anche dai cittadini che richiesero l’intervento. Dalle indagini risulta anche che il giovane Aldrovandi aveva assunto svariate sostanze stupefacenti e che esse hanno avuto sicura incidenza sul decesso”» (Bruno Ventavoli, ”La Stampa” 21/6/2007).