Antonio Massari, La Stampa 21/6/2007, 21 giugno 2007
ANTONIO MASSARI
REGGIO CALABRIA
Non mi sento un’eroina. E non mi dipinga così. Altrimenti lasciamo perdere». Incomincia così la telefonata con Caterina Merante. Direttrice dell’azienda «Why Not», 38 anni, membro della Compagnia delle Opere: le sue parole hanno invaso giornali e tv di tutta Italia. La Calabria vive ore di fibrillazione politica e giudiziaria. E anche il resto del Paese, visto che l’inchiesta, condotta dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris, ha portato a 26 perquisizioni e oltre venti indagati, a vario titolo, per violazione sulla legge Anselmi sulla massoneria, truffa e associazione per delinquere. Dal decreto di perquisizione spuntano nomi eccellenti della politica nazionale e locale: molti individuati dal pm nell’arco di due anni d’indagini. Parecchi li ha fatti lei. Nomi che toccano i vertici di molti partiti, della Compagnia delle Opere, dei circoli della nazionali della Margherita. Venti pagine di verbale che il pm ritiene fondamentali, nell’ossatura dell’inchiesta, e che hanno fatto di Caterina una «teste chiave». Le sue dichiarazioni su Antonio Saladino, l’uomo al centro dell’inchiesta, membro di spicco della CdO, non sono mai vaghe o elusive.
«Non sono stata né l’unica né la prima. Col pm hanno parlato anche altri. Sono stata messa dinanzi a una mole di prove documentali schiaccianti. Non sono una ”gola profonda”: ho fatto solo il mio dovere. La mia morale non mi avrebbe mai consentito di mentire. Appartengo alla CdO: parlando con il pm ho agito seguendo gli insegnamenti di don Giussani. Coerenza tra forma e sostanza. Lui mi ha convocata e io ho risposto. Non ho voluto essere reticente. Ho detto quello che sapevo fino in fondo. E poi dovevo tutelare la mia azienda e decine di lavoratori, visto che eravamo tacciati di turbativa d’asta e il pm, d’altronde, credeva che l’azienda fosse ancora di Saladino. Invece non lo era più». Già. «Adesso, c’è chi mi accusa d’essere una calunniatrice: quando non si hanno argomento si screditano le persone. Comunque, che si sappia: il mio avvocato querelerà chiunque osi scrivere un’accusa del genere. Già due persone sono state querelate».
Intanto, il silenzio della CdO, è duro d’accettare: nessuna solidarietà. «Mi ha ferito molto. Anche perché alla Cdo, su questa vicenda, abbiamo chiesto aiuto sin dall’inizio. Al di sopra di Saladino c’erano altri vertici: speravamo che prendessero posizione. Li avevamo avvertiti che c’era un problema. Ho parlato anche con l’ex presidente nazionale, Giorgio Vittadini, ma niente da fare. So che è stato perquisito». E’ lei che nei verbali parla della «loggia di San Marino». «Non solo io. E poi: la parola ”loggia" l’ho appresa dalla stampa. Ho parlato di un comitato d’affari, perché così lo definiva, Saladino, dinanzi a molti: il comitato d’affari di San Marino. Un collega, poi, mi ha riferito di aver visto Saladino entrare in una loggia massonica. Secondo me, un uomo della CdO, con la massoneria, non dovrebbe aver nulla a che fare».
Ora la vita sembra più complicata. Non che prima fosse facile: «Quando ci siamo staccati da Saladino abbiamo subito un’opera di distruzione. Sono stata definita ladra in tutta Italia. Hanno insinuato la mia infedeltà coniugale. Hanno detto che nella mia aziende c’erano ammanchi. Ho scritto ai vertici della CdO. Solo silenzio. Se far parte di un’associazione, significa lavare i panni sporchi in famiglia, io non ci sto».
E infatti, convocata dal pm, Caterina parla. Ma non immaginava che la sua deposizione avrebbe avuto un impatto nazionale devastante. «No. Non potevo né immaginare gli sviluppi investigativi, né gli interessi o le manovre che ha ipotizzato. Ma quel verbale, oggi, lo firmerei com’è». Ha rivelato le relazioni di Saladino con i più alti gradi del potere. «Ho detto quello che sapevo. Intrattenere relazioni non costituisce un reato. Se poi il reato lo rintraccia il pm, attraverso le sue indagini, allora è giusto che proceda. E poi non è stato facile: a Saladino devo molto. Ci ha introdotto nel mondo del lavoro. Ma questo non poteva renderlo padrone della nostra vita».
Dopo l’amarezza, una grande tentazione: «Ora più che mai, la tentazione di lasciare la Calabria è fortissima». Anche il pm ha ricevuto attacchi durissimi. «Lo so. Posso solo fargli un augurio: che non resti isolato».
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