Flavia Amabile, La Stampa 21/6/2007, 21 giugno 2007
FLAVIA AMABILE
ROMA
Diminuiscono gli omicidi, aumentano furti e rapine e un italiano su quattro ha paura se cammina di sera al buio nel proprio quartiere (soprattutto se vive in Campania, Lazio, Sicilia o Lombardia). Ieri il ministro dell’Interno Giuliano Amato ha presentato il Rapporto sulla criminalità in Italia, un tomo piuttosto voluminoso che analizza i reati violenti e contro il patrimonio nell’arco di 40 anni (dal 1968 al 2006) e che può essere letto come un saggio su come è cambiato il Paese.
Ci troviamo di fronte a un’Italia dove la mafia è meno violenta ma più inserita nell’economia, dove il Nord-Est è la zona in cui la paura è più diffusa che altrove, la cocaina decisamente più alla moda, i clandestini extracomunitari una vera piaga della criminalità.
Negli ultimi anni il numero di omicidi è «notevolmente diminuito» fino a registrare il minimo storico nel 2005 (601). Nel 2006 sono stati 621, meno del 2004 e di tutti gli anni precedenti. Si continua ad ammazzare un po’ di più nel Sud e nelle Isole. Ma se nel ”91 il rapporto tra gli omicidi delle due aree era quasi di 7 a 1, oggi quel margine si è ridotto a 2 a 1. Mafia, camorra e criminalità organizzata in generale hanno assunto una veste meno violenta, per inseguire invece «modelli in persistente evoluzione». Secondo il Viminale la mafia è in grado di condizionare settori dell’imprenditoria e della pubblica amministrazione, la ”ndrangheta si occupa soprattutto di traffico di stupefacenti, la camorra è la realtà più fluida, il che provoca molta instabilità e fenomeni di gangsterismo metropolitano. Gli omicidi di mafia sono uno su cinque, quindici anni fa erano più di uno su tre. Nel 2006 si è ucciso per il 31% per motivi passionali o familiari, per l’11,1% per risse, liti o futili motivi, per l’8,5% per furti o rapine.
La cocaina è più diffusa e sono aumentati i sequestri del 5,74% rispetto al 2005 con una crescita costante decisamente superiore rispetto all’eroina.
Nel 2006 sono stati denunciati oltre 156 mila borseggi ma il numero effettivo «potrebbe essere più che doppio» dicono al Viminale, visto che secondo l’Istat solo la metà delle vittime si rivolge alle forze dell’ordine. Lo stesso per quel che riguarda gli scippi che non sarebbero 21 mila, ma tre volte di più. L’unica consolazione è che sembrano in calo: nel 2006 ne sono stati denunciati meno di un quarto rispetto al 1991. In calo anche i furti negli appartamenti. Nel 1999 ce ne erano 380 ogni 100 mila abitanti, nel 2006 223. Sono più frequenti nel Centro-Nord: per ogni furto in un appartamento del Sud ce ne sono 1,6/1,8 nel Centro-Nord.
E’ diventato più difficile e meno conveniente rubare un auto o oggetti dalle auto in sosta. Fino al ”91 i ladri si esercitavano parecchio nel genere poi i furti sono calati costantemente fino al 2006. Più o meno stabili i furti in banca. In termini assoluti dal 2005 al 2006 il numero di rapine è aumentato, ma anche gli sportelli bancari, quindi il tasso di rischio risulta lievemente inferiore a quello raggiunto nel corso del 2005 (8,7 nel 2006 contro 8,8 nel 2005). Resta però il più alto in assoluto in Europa.
Chi c’è dietro tutti questi crimini? Su tre persone denunciate per omicidio, una è straniera. Il 74% degli stranieri denunciati per omicidio è irregolare, il 62% per violenza carnale, il 63% per sfruttamento della prostituzione. Albanesi, marocchini e romeni sono in cima alle classifiche della criminalità. I romeni per omicidi, violenze sessuali, estorsioni, rapine nelle abitazioni e furti con destrezza. Gli albanesi primeggiano nei furti d’appartamento, i marocchini per tentati omicidi, lesioni dolose e scippi. La paura è forte soprattutto nelle regioni del Nord-Est. Nel 1993, i cittadini di queste regioni si sentivano assai più sicuri dei residenti di altre regioni. Oggi non più.