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 2007  giugno 21 Giovedì calendario

GOFFREDO DE MARCHIS

ROMA - Questione di ore, al massimo di giorni. vicinissima l´ora X per un annuncio ormai scontato: Walter Veltroni scioglie la riserva e si candida alla guida del Partito democratico. filato liscio il colloquio con Romano Prodi. E Palazzo Chigi ha molto apprezzato che nella girandola di incontri e di telefonate, il sindaco di Roma si sia ritagliato uno spazio per un faccia a faccia con il Professore. andato altrettanto bene quello serale a Via Nazionale con lo stato maggiore dei Ds: Piero Fassino, Massimo D´Alema e Maurizio Migliavacca. In quella sede Veltroni ha già parlato da segretario del Pd togliendosi la soddisfazione di essere stato invocato da chi lo aveva combattuto dentro quelle stanze. Ha offerto dettagli sul suo impegno, parlando a viso aperto e ricostruendo in un´ora un rapporto di solidarietà piena con il suo partito. Da una posizione di forza, però. «Il cerchio è chiuso, i tasselli per la tua candidatura sono tutti al loro posto. Abbiamo finito il nostro compito - gli ha detto il suo sponsor Goffredo Bettini al telefono ieri pomeriggio -. Adesso decidi tu come gestire questo passaggio».
Veltroni già pensa a impostare il "come", non più a riflettere sul "se". Ai Ds ha spiegato che le voci su un vicesegretario della Margherita (e tutti gli indizi portano a Dario Franceschini) sono vere a metà. I vicari potrebbero diventare due e uno sarebbe di provenienza diessina. Ma la sua libertà di scelta dev´essere assoluta. «Ne parlerò con voi, ne parlerò con Prodi. Ma poi decido io», ha spiegato ai leader della Quercia. La marea che è montata in suo favore, il pressing evidente che lo ha spinto a dire di sì, gli permette di porre delle condizioni, di chiedere e avere le mani libere. Una squadra, per il nuovo segretario del Pd, sembra indispensabile. Serve perché l´altra condizione messa da Veltroni è rimanere sindaco della Capitale per un lungo periodo. Forse non fino alla scadenza del mandato, ma «devo rispettare il consenso che ho avuto dai cittadini».
I vicesegretari serviranno a costruire il partito, che fanno notare i veltroniani «non c´è, non ha dirigenti, non ha sezioni, non ha una struttura». A tutto questo penseranno i vice. Veltroni darà una politica (e un´anima) al Pd. Lo farà già a partire dal suo annuncio pubblico, presentandosi con una piattaforma, come gli chiedono i prodiani infastiditi da questa investitura solenne dei partiti e anche i leader dei Ds. Veltroni sceglierà questo tipo di "presentazione" anche perché il modo più diretto di presentarsi ai cittadini. In questo progetto ci sarà sicuramente il tema chiaro, semplice ed efficace della riforma elettorale e costituzionale così come Veltroni lo ha sempre presentato: il sindaco d´Italia. Cioè l´elezione diretta del premier. Lo ha detto anche durante la riunione dei 45 l´altra sera, quando gli altri avevano bocciato la sua frenata sulle primarie. «Vedo con piacere che siete tutti favorevoli all´elezione diretta del segretario. Quindi adesso vi piacerebbe questo sistema anche per il premier, presumo. un discorso che possiamo aprire?», ha chiesto ironico Veltroni. Parisi lo ha rimbeccato: «Riaprire, semmai». E Veltroni: «Riaprire, basta che lo facciamo seriamente». Questa è una battaglia su cui il Pd dovrà impegnarsi sin dall´inizio, ma non per infilarsi nelle astruse discussioni sulle riforme. Ma perché il premierato significa un governo che può decidere.
Sullo sfondo resta il tema della coabitazione tra Prodi e Veltroni, l´intreccio tra governo e partito. Per molti un segretario forte può rafforzare l´esecutivo. Ma un segretario forte è anche una rete di protezione per il centrosinistra in caso di altre difficoltà per Palazzo Chigi. Quella rete che oggi non esiste, ma anche dal 14 ottobre avrebbe un indirizzo certo. Sono problemi del futuro, è vero. Come è di là da venire la questione degli assetti. I vicesegretari per esempio non saranno certo annunciati insieme con la candidatura. Verranno dopo l´appuntamento di autunno. E se Franceschini andrà al Pd, al suo posto come capogruppo salirà Sergio Mattarella. Piero Fassino potrebbe entrare nell´esecutivo in qualità di vicepremier. Ma questo è il dopo. Oggi si pensa solo allo sbarco del sindaco. Che ha cercato e ottenuto il consenso di tutti, ma poi si presenterà "nudo" al popolo dell´Ulivo. Lui e il suo programma. Come sul palco della lectio magistralis sulla "bella politica".