Sergio Rizzo, Corriere della Sera 21/6/2007, 21 giugno 2007
ROMA – Molti applaudivano. Altri si guardavano in faccia, sconcertati. Mentre lui, Vito Bonsignore, ascoltava senza apparenti reazioni, seduto in seconda fila, la durissima requisitoria di Bruno Tabacci dalla tribuna del consiglio nazionale dell’Udc
ROMA – Molti applaudivano. Altri si guardavano in faccia, sconcertati. Mentre lui, Vito Bonsignore, ascoltava senza apparenti reazioni, seduto in seconda fila, la durissima requisitoria di Bruno Tabacci dalla tribuna del consiglio nazionale dell’Udc. Martedì 19 gennaio non è stata una giornata facile per l’europarlamentare del partito di Lorenzo Cesa e Pier Ferdinando Casini, che due anni fa era stato fra i protagonisti della vicenda Bnl, come uno dei soci di quel contropatto che vendette le proprie azioni all’Unipol di Giovanni Consorte. Facendo, tutti quanti, anche un bel po’ di soldi con un’operazione sulla quale, come si è saputo proprio martedì, ha acceso un faro la magistratura. Nei giorni scorsi quell’episodio, ancor prima che si sapesse delle indagini dei giudici, aveva già riportato il nome di Bonsignore all’onore delle cronache. E tutto per l’intercettazione di una telefonata del 14 luglio 2005 in cui il presidente dei Ds Massimo D’Alema informava Consorte di aver parlato con Bonsignore «che dice che cosa deve fare, uscire o restare un anno (nel capitale della Bnl, ndr)... se vi serve resta...». Per poi concludere: «Evidentemente è interessato a latere in un tavolo politico». Quando Tabacci è salito sul palco del consiglio dell’Udc era praticamente finito tutto. Le mozioni di Carlo Giovanardi (respinta) e di Mario Baccini (approvata) erano state votate. E la platea della Domus pacis, un posto praticamente fuori Roma, in via di Torrerossa, si stava svuotando stancamente. Ma alle prime parole ha ripreso vita. «Sarebbe un errore se la politica si chiudesse a riccio impedendo la pubblicazione di queste intercettazioni, perfettamente legittime e rese possibili dal recepimento della direttiva europea sugli abusi di mercato. Quindi i magistrati hanno legittimamente indagato su scalate che sembravano sospette e che io avevo definito intrecciate fra di loro, con un interesse sul Corriere della Sera », ha esordito il deputato dell’Udc che fu il grande nemico dell’ex governatore Antonio Fazio e delle scalate dell’estate 2005. Per poi cominciare a togliersi i sassolini dalle scarpe. E sentite che sassolini: «La cattiva politica è il migliore alfiere dell’antipolitica. Se c’è una cosa che mi ha amareggiato non è il fatto di aver constatato l’esistenza di un accordo bipartisan in Parlamento, di una specie di bicamerale degli affari che difendeva Fazio, perché queste cose le avevo mese nel conto. Il fatto sconcertante è che io abbia dovuto subire nella primavera del 2005 una serie di lezioni dal mio compagno di partito onorevole Bonsignore su come si intrattenevano i rapporti con il mondo esterno e su come le mie iniziative nei confronti di Fazio fossero del tutto sbagliate». Poi l’affondo: «Mi sono sentito spesso isolato anche nel partito nel portare avanti la mia battaglia, e queste lezioni avevano un diffuso consenso pure da parte di chi non sapeva bene di che cosa si parlava, mentre Bonsignore sapeva benissimo di che cosa si parlava. Quello che voglio dire è che per il futuro non accetterò più che ci sia il gioco delle tre tavolette, per cui c’è qualcuno che fa battaglie parlamentari trasparenti e c’è qualcun altro che ne vende gli effetti su improbabili e imprecisati tavoli politici... Perché è evidente che la mia posizione è stata contrastata sulla base di accordi che passavano sulle nostre teste». Non ha fatto nomi, oltre a quello dell’europarlamentare dell’Udc, ex amministratore delegato della Torino-Milano di Gavio, diventato ora in proprio il terzo concessionario autostradale italiano, dopo le Autostrade e il gruppo dello stesso Marcellino Gavio: altro imprenditore che comprò azioni Bnl al tempo della scalata Unipol. Ma Tabacci non poteva che riferirsi all’unico «tavolo politico» del quale si è parlato in questo frangente, quello citato nella telefonata fra D’Alema e Consorte. Con l’ex capo di Unipol che commentava: «Chiaro, non si fa niente per niente». Sergio Rizzo LA SCALATA Le quote di Bnl acquistate dal «contropatto» furono poi acquisite, nel luglio del 2005, dagli stessi Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, (allora vertici di Unipol) che poi lanciarono l’Opa sulla banca di Via Veneto. La Banca d’Italia poi bocciò l’Opa di Unipol PROTAGONISTI L’imprenditore Vito Bonsignore è eurodeputato dell’Udc. Due anni fa vendette le proprie azioni Bnl all’Unipol di Consorte