Varie, 20 giugno 2007
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Santer Jacques
• Wasserbilig (Lussemburgo) 18 maggio 1937. Politico. Dal 1995 al 1999 presidente della Commissione Europea • «[...] Quando [...] è diventato presidente della Commissione europea, le malelingue dell’eurodiplomazia si sono sbizzarrite in mots d’esprit e barzellette di dubbio gusto. Un alto diplomatico britannico lo ha soprannominato ”il milite ignoto dell’integrazione europea”, mentre per i francesi era ”la tigre di carta” dell’Ue. Lo stesso Santer, d’altronde, non ha mai negato di avere accettato l’incarico controvoglia. La poltrona spettava a un paese ”piccolo”, ma i tedeschi avevano detto no al candidato dei Paesi Bassi, il primo ministro olandese Ruud Lubbers, e gli inglesi a quello franco-tedesco, il premier belga Jean-Luc Dehaene. Santer avrebbe preferito continuare a fare il primo ministro di un piccolo paese con 250 mila anime, ma, tant’é, si è ritrovato a guidare l’esecutivo tecnico di un popolo di 350 milioni di persone. Dopo i quattro anni ”senza infamia e senza lode” della commissione Delors, con i governi degli Stati membri dell’Ue saldamente in sella e l’esecutivo relegato a una funzione notarile, il ”milite ignoto” Santer, ha dimostrato di essere una tigre, forse ”di carta”, ma con un dente molto aguzzo: l’euro. Quando nel ”95 ha assunto le funzioni di guida della Commissione, l’Unione monetaria veniva data per spacciata pure da padri fondatori come Ralf Dahrendorf: Italia e Spagna presentavano conti pubblici lontani dai criteri di convergenza di Maastricht; in Germania e Francia montava, con la disoccupazione, l’euroscetticismo; gli Stati Uniti guardavano con distacco al progetto. [...] Alla sua attuazione, il grigio e paziente Santer ha contribuito molto più di quanto le cronache ufficiali abbiano raccontato. Senza protagonismi, il presidente dell’esecutivo comunitario ha condotto, in stretto raccordo con i commissari, un’attività certosina di negoziato ufficioso, a margine di quelli ufficiali. Il ”cireneo dell’Unione monetaria” (attributo meritatosi negli ultimi mesi) ha ceduto volentieri il palcoscenico ai vari Waigel, Ciampi, Strauss-Kahn, nella consapevolezza che si mediava meglio senza i riflettori puntati addosso. Santer ha dimostrato, inoltre, un’abilità dorotea nel pilotare verso i suoi obiettivi politici la magmatica struttura tecnica della Commissione (circa 40.000 dipendenti e un numero analogo di consulenti, ausiliari, esperti nazionali): sin dal 1996 i suoi uffici hanno mantenuto, ”in piena autonomia”, un atteggiamento rigido (ma di manica larga) nel valutare la creatività delle ragionerie generali di numerosi paesi dell’Ue. Senza tale flessibilità, sarebbe stato virtualmente impossibile arrivare all’euro. Santer però, ha anche utilizzato lo spauracchio e lo zuccherino dell’euro per mordere lì, dove restano tracce durature: dietro tanta fantasia contabile e tanti provvedimenti di breve periodo, ci sono anche misure di effettivo riassetto strutturale. [...]» (’Il Foglio” 16/4/1998).