Sandro Cappelletto, La Stampa 20/6/2007, 20 giugno 2007
SANDRO CAPPELLETTO
VERONA
Altro che rossiniani venticelli. Quelli lanciati da Franco Zeffirelli contro l’imminente stagione dell’Arena di Verona - che inizia venerdì con un atteso Nabucco di Verdi - sono grandinate, uragani. «E mi fanno molta paura», replica Giampiero Solari, autore televisivo, regista teatrale formato alla scuola del Piccolo di Milano, collaboratore degli spettacoli di Fiorello, al suo esordio come regista d’opera, proprio all’Arena, con una nuova Aida, titolo zeffirelliano per eccellenza. E’ lui il principale bersaglio della requisitoria: «I toni che Zeffirelli ha usato contro di me possono istigare delle reazioni perfino violente. Possono portare a uccidere». Addirittura? «Dice che è una stagione scervellata, appannata, che il sovrintendente Claudio Orazi non si rende conto di che tipo di pubblico va all’Arena e appunto delle reazioni che può avere se rimane deluso. Gioca sporco a mettermi contro Hugo De Ana, che firmerà la regia del Barbiere di Siviglia. Meno male che si parla solo di melodramma e allora spero che si fermi tutto qui».
Proprio l’ultima Aida di Zeffirelli, vista alla Scala lo scorso dicembre, ha suscitato reazioni contrastanti. Il compositore Fabio Vacchi l’ha definita «degna del Carnevale di Viareggio». «Non entro nel merito. Sono cittadino italiano, però nato e cresciuto in Perù. Ricordo bene che i film di Zeffirelli facevano sempre parte del pacchetto di prodotti italiani distribuiti in Sud America: non si può certo dire che l’Italia non lo abbia promosso. Però questo accadeva molti anni fa e adesso è evidente che lui vuole coprire la pentola dell’opera! Cucino solo io, questo è il messaggio. E soprattutto all’Arena, che anche negli anni scorsi è stata molto generosa con lui. Alla sua età, e dopo tutto quello che ha fatto! Questo è l’errore: credere che il fiume della creatività, del talento si sia bloccato; bisogna invece lasciare che continui a scorrere, non lo si può bloccare. E in questo senso, con la regia del Nabucco firmata da Denis Krief, con la Traviata di Graham Vick, con l’apertura alla musica contemporanea, i segnali che la stagione dell’Arena vuole dare sono molto espliciti, coraggiosi».
E il suo talento, Solari, come scorre in questa Aida, che debutterà sabato? «Il coro avrà un’evidenza degna di un coro greco. Col direttore Daniel Oren abbiamo lavorato molto sulla spazialità del suono, sfruttando le possibilità uniche che offre questo palcoscenico. E soprattutto non sarà una regia descrittiva, piena di statue, geroglifici, di Egitto fritto e rifritto».
Da poche settimane Verona ha cambiato sindaco: la nuova giunta è di centro-destra. Pensa che Zeffirelli abbia voluto lanciare un’autocandidatura alla direzione dell’Arena? «Mi sembra così evidente! In questo momento in Italia tutti urlano, tutti fischiano, e adesso urla anche lui. Voglio però dire che nel mio periodo di lavoro in Arena - e le sue maestranze rappresentano un microcosmo della città - non ho mai riscontrato un atteggiamento di ostilità, ma soltanto di collaborazione e di disponibilità da parte di tutti. Dunque mi sento veramente estraneo a questa vicenda, a questa gazzarra che è stata sollevata e che ha amareggiato tutti i lavoratori, i professionisti che hanno dato l’anima per rispettare gli impegni, i tempi della produzione».
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