Francesco Manacorda, La Stampa 20/6/2007, 20 giugno 2007
Due miliardi di liquidità in tasca e due compagni di strada particolarmente scomodi come Stefano Ricucci e Danilo Coppola
Due miliardi di liquidità in tasca e due compagni di strada particolarmente scomodi come Stefano Ricucci e Danilo Coppola. Cinque società quotate in Borsa e un genero famoso che di nome fa Pierferdinando e di lavoro l’ex presidente della Camera. Un sorriso - spesso esibito anche in forma di difesa - su una faccia che lascia trapelare poche emozioni, il primato mondiale nella produzione dell’esotico «cemento bianco», la passione per i busti marmorei dell’impero romano. Da ieri, poi, anche il titolo di indagato nell’inchiesta della Procura di Roma sulla Bnl. Titolo che non dovrebbe turbarlo più di tanto alla luce dei tredici processi («e tredici assoluzioni», aggiunge preciso lui) per i quali è passato durante gli anni di Tangentopoli. Brevi cenni per un profilo tutt’altro che esaustivo di Francesco Gaetano Caltagirone, bloccato nell’immaginario collettivo alla figura classicissima del «palazzinaro» romano, sul cui impero di 50 mila appartamenti - dalla Bufalotta alla Tuscolana - non tramonta mai il sole dell’urbe. Ma descrivere «l’Ingegnere» stretto solo nei suoi panni di calcestruzzo significa per l’appunto inchiodare Caltagirone a un cliché che non gli appartiene. O almeno non gli appartiene più da tempo, da quando nell’83 sborsa 63 miliardi alle tonache dello Ior per rilevare l’allora disastrata Vianini Costruzioni, e poi prende la Cementir dall’Iri e poi si compra Messaggero, Mattino di Napoli e il venetissimo Gazzettino, mentre crea anche un quotidiano gratuito al grido sussurrato - come è nello stile dell’uomo - di «un foglio di carta è più pesante di un mattone», e poi si mette nell’affare Bnl, e poi prende sul mercato il 5% del Montepaschi e ne conquista la vicepresidenza, e poi entra ed esce dal «salotto buono» della Rcs, e poi sborsa 500 milioni per un 1,2% delle Generali dove ad aprile entra in consiglio... E poi, si potrebbe dunque dire in sintesi, salta direttamente dal palazzo di via Barberini, sede della superholding familiare, alla Serie A capitalismo. Sempre all’ombra di uno stile che fa della riservatezza - rotta in modo traumatico nel 2000 dall’episodio del rapimento della moglie Luisa Farinon ad opera del domestico filippino Leo Begasson e finito poi con la liberazione della signora e la morte dell’uomo - una delle sue stelle fisse assieme a pochi altri articoli di fede ortodossa per un imprenditore romano: dalla devozione al presidente di Capitalia Cesare Geronzi agli ottimi rapporti con il sindaco Walter Veltroni. Ecco, molti in quella rovente estate del 2005 si chiedono che ci stia a fare Caltagirone assieme all’ondata dei furbetti o simil tali che lo seguono nel mitico «contropatto», opposto al patto dominante, della Bnl. Lui come capo cordata, per l’appunto, e dietro Ricucci che fa le giravolte da un patto all’altro, Coppola, che per inciso con Ricucci non si può vedere, il silenzioso Statuto - a giudicare dal seguito il più furbo e/o onesto di tutti gli immobiliaristi -, i bresciani fratelli Lonati sodali di Chicco Gnutti anche nell’avventura di Antonveneta e il parlamentare autostradale Vito Bonsignore. Lui, Caltagirone, spiega e spiegherà sempre che non ha certo ambizioni di assalto al sistema, punta all’operazione finanziaria e basta, agli «schei», come direbbero all’ormai suo Gazzettino. Tanto che proprio nel luglio 2005, mentre Ricucci accumula azioni su azioni della Rcs, agitando sempre più lo spettro di un’impossibile Opa sulla casa editrice del Corriere della Sera, l’Ingegnere, che da tempo ha un 2% della Rcs, capisce l’aria che tira e vende la sua quota. Infuriato Ricucci, sollevati i «salotti buoni» che vedevano con un supplemento d’inquietudine l’asse furbetti-Caltagirone. Passata quell’estate, che ritorna però nelle sbobinature di Ricucci, questi ultimi giorni si rivelano così uno stillicidio di piccole violenze autoinflitte allo stile riservatissimo dell’ingegnere sotto forma di lettere, precisazioni, messe a punto. «Mai lavorato dietro le quinte nella vicenda Bnl» - scrive - mentre «nelle vicende Antonveneta e Rcs non ho mai avuto alcun ruolo né ufficiale, né ufficioso, né immaginario». E lamenta la «spropositata enfasi con cui sono state presentate le fantasiose dichiarazioni del dott. Ricucci». Tutto legittimo, anche se in quella estate i rapporti con il «dott. Ricucci» erano assai più cordiali. Indimenticata, ad esempio, l’apparizione dell’Ingegnere, rigorosamente in abito scuro a tre pezzi, nella cornice di Villa d’Este al battesimo della Confimmobiliare, il goffo centauro che avrebbe dovuto unire commercianti e «mattonari» partorito dalle fantasie gemellate di Stefano Ricucci e Sergio Billè. Lontani quei personaggi, lontana quell’estate. Adesso il Caltagirone post 2005 punta - è notizia di ieri - sui fondi immobiliari di Pirelli Real Estate. E come compagni di strada non ha più Coppola e Ricucci ma la Goldman Sachs.