Varie, 18 giugno 2007
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Notargiacomo Gianfranco
• Roma 12 novembre 1945. Pittore • «L’inventore della parola ”Takète” fu uno dei fondatori della psicologia della Gestalt, Wolfgang Köhler, che nel 1929 ideò un test per dimostrare l’analogia fra l’esperienza visuale e quella uditiva. Il ”Takète” corrispondeva a un disegno dalle linee appuntite. I ”Takète” sono anche, dal 1979, il titolo preferito delle sculture di Gianfranco Notargiacomo [...] artista romano che ha studiato la filosofia per conoscere la pittura e che non ha mai smesso di aprire strade e sperimentare cammini diversi. La prima volta fu nel 1969 a Roma, quando il ventiquattrenne Notargiacomo inventò un happening nella galleria di Mara Coccia in cui i vestiti usati di una bancarella di Porta Portese, certificati da un’etichetta e messi in vendita come opere d’arte, diventavano un readymade concettuale. Due anni dopo fu il momento di Le nostre divergenze, alla Tartaruga di Plinio De Martiis, un omaggio al Che fare? di Lenin: duecento sculturine in pongo si impadronirono della galleria stando in piedi oppure stese sul pavimento, arrampicandosi sul davanzale della finestra in un sit-in che intendeva dare espressione al pensiero originale di ogni singolo individuo. [...] due ritratti, Giacomo Balla e Wittgenstein, che danno conto del ”ritorno alla pittura” che Sandro Chia e lui intrapresero nel 1973. Una ricerca che ci riporta ai ”Takète”: sculture dipinte, leggere, veloci, nate dai pezzi di lamiera che l’artista pone nelle sue tele. Sono linee di forza che richiamano il futurismo nella dinamica ma che si rifanno soprattutto all’origine del loro nome: quella psicologia della forma che trae significati dalle strutture astratte e dai nonsense. Arte lieve, che evoca sé stessa, per essere, come diceva Boetti (e Paul Valéry prima di lui) leggero come un uccello, non come una piuma» (Pico Floridi, ”la Repubblica” 18/6/2007).