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 2007  giugno 18 Lunedì calendario

LIGRESTI

LIGRESTI Antonino Paternò (Catania) 13 settembre 1938. Imprenditore • « diventato il numero uno della sanità privata in Francia: possiede un gruppo, la Générale de santé, che conta 185 tra ospedali, laboratori e centri di riabilitazione (di cui 9 in Italia) con un fatturato di oltre 1,7 miliardi di euro e 24 mila dipendenti. Ha come alleati Mediobanca e gruppo De Agostini. [...] Nino per gli amici [...] fratello minore del più noto Salvatore, è riuscito là dove altri imprenditori italiani hanno fallito: conquistare una posizione da leader in Francia mettendo le mani sul più grande gruppo europeo del settore. E per di più in un campo delicato come quello della sanità. Lo ha fatto con la riservatezza che contraddistingue la sua famiglia. [...] difficile rapporto con Salvatore, con il quale, dice, non ha più alcun contatto, né professionale né personale, pur avendo avviato la sua attività a Milano con l’aiuto del fratello maggiore. [...] Medico cardiologo, quattro figli [...] lavorava come viceprimario al Fatebenefratelli quando si presentò l’occasione di acquistare la clinica Città di Milano. Era il 1979: Salvatore ci mise i soldi, lui le capacità professionali e imprenditoriali. ”Ma da allora in poi il gruppo si sviluppò per merito mio” puntualizza Nino, che successivamente lo ricomprò a caro prezzo dal fratello. ”La Città di Milano” racconta ”era ridotta male e riuscii a ritirarla su”. Con orgoglio ricorda che il primo litotritore (una macchina per rompere i calcoli renali) d’Italia e il secondo d’Europa fu acquistato dalla Città di Milano. E quando il gruppo diventò tanto grande da comprendere anche il Galeazzi, due policlinici nel Bergamasco, la Madonnina di Milano, avvenne la tragedia che cambiò il destino del re delle cliniche: il 31 ottobre 1997 un incidente nella camera iperbarica del Galeazzi uccise 11 persone. Ligresti finì sotto inchiesta: processo, condanna, appello, assoluzione, ricorso alla cassazione, di nuovo condanna. Risultato: tre anni di servizi sociali e la vendita, nel 2000, dell’intero gruppo per 290 miliardi a Giovanni Rotelli, imprenditore della sanità di recente diventato socio del gruppo Rcs. Che traccia ha lasciato la tragedia del Galeazzi? ” difficile rispondere (una lunga pausa). come se fosse successo ieri. Una ferita così profonda che rimarrà sempre aperta, non si rimarginerà mai”. Fu anche per quell’incidente che vendette tutto? ”Sì, non avevo superato lo shock. E poi lavorare in Italia era diventato difficile”. Perché nel 2003 entrò nella Générale de santé? ”Fu un caso: scoprii che un fondo di investimento voleva vendere la sua quota di controllo. Studiai la situazione e trovai una società a posto e con enormi potenzialità. Acquistai il 25 per centro, mentre l’Efibanca, mia alleata, rilevò un altro 8 per cento”. Che accoglienza trovò? ”Nessuna ostilità particolare. Forse all’inizio il management pensò che il mio fosse solo un investimento finanziario, ma lo smentii presto: iniziai ad andare spesso a Parigi, feci un corso intensivo di francese (non lo conoscevo affatto), introdussi in anticipo sui tempi un sistema duale di governo, con un consiglio di sorveglianza presieduto da me e un direttorio che invece si occupa di gestione. E mantenni il management”. Com’è cambiata la società sotto il suo controllo? ”Nel 2003 il titolo valeva 12 euro e la società fatturava 1,1 miliardi. Ora l’opa l’abbiamo lanciata a 32,5 euro e il giro d’affari supera 1,7 miliardi. In questi anni abbiamo acquistato 50 strutture, fra cliniche, laboratori e centri di riabilitazione in Francia e Italia. Operazioni che abbiamo finanziato grazie a una valorizzazione di una parte del patrimonio immobiliare, che abbiamo ceduto per 536 milioni a un fondo specializzato”. Perché [...] ha lanciato l’opa? Paura di una scalata ostile? ”Sì, da parte del fondo Amber e di un imprenditore francese che insieme avevano rastrellato il 20-22 per cento”. Nell’opa [...] ha come alleato principale il gruppo De Agostini, che attraverso il fondo DeA Capital avrà il 43,01 per cento della holding che controlla Générale de santé, contro il suo 47 e il 9,99 della Mediobanca: come vi siete incontrati? ”Tra i fondi che la Mediobanca aveva selezionato, quello della De Agostini soddisfaceva la maggior parte delle condizioni che avevo posto, come la garanzia di restare nel capitale per almeno cinque anni”. [...] Le è pesato portare il cognome Ligresti? ”[...] il cognome di mio padre e nel bene e nel male ho l’orgoglio di portarlo”» (Guido Fontanelli, ”Panorama” 21/6/2007).