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 2007  giugno 18 Lunedì calendario

Giorgianni Angelo

• Polistena (Reggio Calabria) 20 maggio 1954. Magistrato- Politico. Ex senatore (96-01). Sottosegretario all’Interno nel Prodi I • «’Noi diventeremo gli uomini più forti d’Italia”. La frase viene scritta su un foglietto di un block-notes giallo da Angelo Giorgianni e consegnato a un amico in crisi. il 19 febbraio ”96 e il pm del pool Mani pulite di Messina, fondatore dell’associazione siciliana ”amici di Di Pietro”, ha già deciso di entrare in politica col partito di Lamberto Dini. L’amico è Tino Santi Natoli, ex sindaco di San Piero Patti per 35 anni, democristiano della Cisl. In crisi perché comincia ad avere dubbi sulle scelte del magistrato nei cui confronti riponeva grande fiducia e a cui aveva ”svuotato il sacco” sui rapporti tra affari e politici, a partire dal ”94, anno in cui erano iniziate le grandi inchieste del pool messinese. Quel giorno nello studio di Giorgianni a Palazzo Piacentini, Natoli gli disse che non gli sembrava opportuna la sua candidatura, perché ”i cittadini potevano avere sospetti sugli scopi delle sue indagini”. Il futuro senatore rispose che si sarebbe candidato in un collegio sicuro, a Fano Senigallia nelle Marche, e che in caso di vittoria dell’Ulivo gli era stato garantito un posto di sottosegretario all ”Interno. Sin qui alcuni brani di un’intervista a Natoli, pubblicata il 6 febbraio 1998 sul settimanale messinese Centonove, che da anni punta il dito sulle anomalie che hanno accompagnato le indagini dell’ex pm e i suoi successi elettorali. L’ intervista seguiva una lettera che Natoli aveva inviato a Giorgianni alla fine del ”96 [...] agli atti di un procedimento per calunnia intentato dal senatore nei confronti dell’ex amico. Tra i passaggi della lettera, uno fa riferimento ai dirigenti nazionali della Cisl, che erano stati accusati sempre da Giorgianni di avere ricevuto tangenti: ”Lei prima di lasciare la magistratura mi ha fatto inserire nei verbali dichiarazioni contro D’Antoni, Cocilovo, Bonanni e Corrao”. E molte delle dichiarazioni erano state verbalizzate in audizioni fuori sede, specie a Milano: ”Il 6 dicembre ”94 venni invitato a Milano per un interrogatorio durato 5 ore. Alla fine vennero sfornate 145 pagine di verbale. Trenta pagine l’ora. Una ogni 2 minuti. Ovvio che fossero tutte preconfezionate”. Accuse durissime quelle di Natoli. Giorgianni [...]: ”I verbali mi venivano consegnati dai carabinieri che registravano tutti i colloqui con l’ex sindaco”. L’arrivo a Messina della commissione Antimafia, venuta per conoscere il ”contesto” in cui era maturato il delitto del luminare di endoscopia del Policlinico, Matteo Bottario, e tanti piccoli fatti di docenti gambizzati e di minacce trasversali, fa esplodere la questione. Pare che con chiunque i commissari si siano trovati a discutere su Messina, la voce era: ”Centonove ha sempre scritto la verità”. Non ultimo l’ex senatore Saverio Di Bella, uscito dal Pds, un tempo componente della stessa commissione Antimafia. E così Nichi Vendola attacca il sottosegretario all’Intern o di Rinnovamento, esponente di un governo che sostiene, per i suoi rapporti di ”amicizia” con uno dei fratelli Mollica, Domenico. Un rapporto che risale anche questo a inizio ”94 quando esplode lo scandalo Siaf, società dei Mollica, dentro cui rimane invischiato il giudice Serraino di Messina. L’inchiesta passa a Reggio Calabria, ma quando stavano per esse re inviati oltre 200 avvisi di garanzia a politici e imprenditori, viene stralciata la posizione del giudice e l’inchiesta torna a Messina, al pm Giorgianni. una delle tante indagini aperte dal pm amico di Antonio Di Pietro, con gran clamore di stampa, che secondo il settimanale Centonove non avrebbero avuto seguito. Mollica replica dicendosi da sempre un accusatore del malaffare [...] sempre Mollica, [...] a dichiarare di avere dato una tangente di centinaia di milioni all’allora segretario regionale Cisl, Luigi Cocilovo, braccio destro di Sergio D’Antoni, per avere garantita la pace ”sindacale” in azienda [...]» (’Il Foglio” 14/2/1998).