Varie, 18 giugno 2007
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Borloo JeanFrancois
• Parigi (Francia) 7 aprile 1951. Politico. È stato sindaco di Valenciennes, poi eletto al Parlamento europeo in una lista centrista guidata da Simone Veil e infine deputato nel 1993. Rieletto nel 1997 nell’Unione per la Democrazia Francese (Udf) e passato nel 2002 all’Unione per un Movimento Popolare (Ump) di Sarkozy. Nei governi di Jean-Pierre Raffarin, è stato ministro delegato per le Aree urbane e il rinnovo urbano e ministro del Lavoro e della coesione sociale. Nel governo di Dominique de Villepin è stato ministro dell’Edilizia pubblica, con Sarkozy, è salito al delicato dicastero dell’Economia (“La Stampa” 18/6/2007) • «[...] ministro dell’Economia nel governo Fillon I, è stato promosso ministro dell’Ecologia, dello Sviluppo sostenibile e delle Infrastrutture, con rango di ministro di stato e numero due del governo Fillon II. Il presidente Nicolas Sarkozy ha voluto rendergli la promozione irresistibile – e infatti “un’offerta simile non si può rifiutare”, ha commentato Borloo. [...] Appena arrivato alle Finanze, Borloo si è dato da fare per accrescere le sue competenze, divise col ministero del Lavoro, dei Rapporti sociali e della Solidarietà, affidato a Xavier Bertrand, e quello del Bilancio, dei Conti pubblici e della funzione pubblica, affidato all’ex tesoriere dell’Ump, Eric Woerth. Ha puntato i piedi per accaparrarsi in esclusiva la direzione della legislazione fiscale, sottraendola al ministro del Bilancio. Non pago, ha seminato il panico tra le altre direzioni di Bercy, come le Imposte e la Contabilità pubblica, già segnate dalle frizioni quotidiane sotto la precedente diarchia di Thierry Breton, ministro delle Finanze, e Jean François Copé, titolare del Bilancio. Poi, come se il conflitto in casa non bastasse, si è fatto pizzicare alla prima uscita europea. Invitato a parlare in seno all’Eurogruppo sulla possibilità di una pausa francese per rispettare i parametri sul deficit, ha preferito squagliarsela anzitempo. Alla fine c’è stata la polemica sull’aumento dell’Iva, in cui Borloo è caduto in pieno, seguito a ruota dallo stesso premier Fillon, che ha cominciato a calcolare un 5 per cento di aumenti. Un’imprudenza tattica che ai vertici dell’Ump è costato la perdita di una sessantina di seggi. Il fatto è che Borloo è un grande irregolare della politica francese. E per capirlo basta vedere come si muove, camminando come un saltimbanco fra la gente, dando pacche sulle spalle a destra e a manca, e manate a mo’ di schiaffi sul palmo dei suoi interlocutori e amici per salutarli, ostentando la chioma riccioluta a dispetto della frequentazione del barbiere e persino del pettine quotidiano, cercando a qualsiasi latitudine il conforto di un bicchierino di vino, “un coup à boire”, per affogare nella convivialità la rude pena della politica a tutto campo. Questo è Borloo. Un grande irregolare e un grande originale della politica francese. E non per niente uno dei politici più popolari del momento. Nasce alla politica dal calcio. Proprio così, prodotto genuino della società dello spettacolo, e dello spettacolo più sociale che esista. La sua prima vita infatti è quella di un bravo ragazzo della borghesia parigina. Studente modello a Janson de Sailly, uno dei grandi e prestigiosi licei parigini, nello chicchissimo XVI arrondissement (lo stesso fra l’altro frequentato da François Furet tra le due guerre). Capo scout, e più tardi benzinaio a tempo perso, alla stazione BP di rue de La Boétie, da studente in giurisprudenza e filosofia. Una passione precoce per la Cina di Mao agli inizi degli anni Settanta, mitigata da una laurea in Storia e in Economia, quindi da un diploma all’Istituto superiore degli Affari, e poi da un master a Manchester in Business Administration. Tentato dal giornalismo, Borloo farà anche uno stage a Europe 1, prima di scegliere il mestiere di avvocato e specializzarsi in Diritto commerciale e finanziario, con una propensione per le imprese in difficoltà. Fonda un suo studio legale e trova subito ottimi clienti, come Bernard Tapie, di cui diventa anche socio in affari, quando quest’ultimo acquista “La Vie claire”. Nel 1980 la classifica di Forbes lo cita fra gli avvocati più pagati del mondo. Nel 1987 per diversificare, si compra il Valenciennes, una squadretta di una città di provincia del nord, in una regione rossa e disastrata da deindustrializzazione e disoccupazione croniche. Per lui comincia la metamorfosi. La squadra inizia a vincere. Va in serie A. Borloo è candidato sindaco e nel 1989 vince le elezioni a furor di popolo, col 76 per cento. Il gollista Philippe Séguin, capo della destra sociale, ne parla come di “un sopravvissuto degli anni del danaro facile”, ma Borloo non se ne cura. Capisce che il riscatto è a portata di mano e ci si tuffa. “Per anni avevo vissuto concentrato su me stesso, sul mio egoismo. Ero avvocato, mi occupavo dei miei clienti, cercavo di fare bene il mio lavoro, ma in fondo lo sguardo sugli altri, nel senso profondo, al di là del quotidiano, era indigente”. A cambiarlo è l’elezione a sindaco: “Quando il 76 per cento vota per te, e ti dice, non sei di qua, lo sappiamo, ma ci fidiamo di te, ti costringe ad aprirti, a fare un cambiamento”. Il cambiamento non sarà solo interiore, ma tutto politico. Iscritto all’Udf, entrato nell’Ump nel 2002, uscito dall’Ump nel 2005 per copresiedere con André Roussinot il Partito radicale, Borloo fa squadra a sé, ma trasforma Valenciennes. Nel 1991 fonda, con Brice Lalonde, Génération Ecologie. Ha in mente una destra sociale, dove lo spirito di impresa non è appannaggio dei soli imprenditori, ma delle associazioni, dei poteri pubblici, degli amministratori, e si traduce in un’attenzione ai valori, in un umanesimo sociale. Miracolo a Valenciennes E infatti Borloo coinvolge, persuade, mobilita. La sua città diventa un modello di coesione sociale, che supera le divisioni tra destra e sinistra. Vecchi quartieri degradati, ghetti per drogati venuti da tutta Europa rinascono come modello di edilizia urbana. I vecchi ospizi “sovietici” con centinaia di letti chiudono, sostituiti da piccole residenze più conviviali, dove gli anziani possono vivere tranquilli tra di loro, tenendosi compagnia, con medici a portata di mano. Il centro della città viene ricostruito da cima a fondo. Caserme in disarmo vengono riciclate in residenze universitarie. Interi quartieri vengono ricostruiti per ospitare alloggi sociali, perché più sei povero più hai bisogno di un tessuto sociale, più devi stare lontano dalle periferie alienanti. Questa la filosofia di Borloo, che in 14 anni ha fatto di Valenciennes una città modello, pulita, tranquilla, con trasporti all’avanguardia, crescita economica in rilancio e disoccupazione in calo dal 26 al 14 per cento. Borloo, ministro delle Aree urbane dal 2002 al 2004, poi del Lavoro e della Coesione sociale e della Casa, vuole farne un modello per la Francia. Ha idee da vendere. Alle Finanze si sentiva a casa, le malelingue ora citano una sua battuta: “Cambia il tasso di interesse, le ripercussioni sono immediate. Cambia il clima, c’è tutto il tempo...”. [...]» (“Il Foglio” 20/6/2007).