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 2007  giugno 18 Lunedì calendario

GIOVANNI PONS

MILANO - «Non ho mai incontrato Ricucci, solo Irti e all´epoca non conoscevo Angelo Rovati». categorico Guido Rossi riguardo al tentativo di scalata alla Rcs del 2005 e alle mediazioni che furono messe in atto. Dunque non ci furono mai incontri diretti tra Rossi e Ricucci ma oggi si può dire che, interpretando le parole dell´immobiliarista rese negli interrogatori e ascoltando il parere dei diretti interessati, i tentativi di mediazione per evitare l´Opa su Rcs furono due, ma nettamente separati tra di loro.
Il primo ebbe come protagonisti due giuristi, Rossi e Irti, che per avvalorare i propri colloqui si fecero mettere per iscritto dai propri clienti il mandato a trattare: Rossi per conto del patto di sindacato Rcs e Irti per conto di Ricucci. Tutto ciò perché in quella convulsa estate del 2005 la confusione era totale e le millanterie erano all´ordine del giorno. Non è ancora chiaro, però, chi fece la prima mossa, la prima telefonata a cercare l´altro. Quello che invece è assodato è la durata della trattativa: pochi giorni. Gli azionisti Rcs racchiusi nel patto di sindacato erano disposti ad acquistare le azioni di Ricucci al massimo al prezzo a cui un anno prima avevano liquidato la partecipazione Romiti-Gemina. Cioé 4,4 euro per azione mentre in quei giorni il titolo viaggiava vicno a 5,5 euro alimentato dalle continue dichiarazioni dello stesso Ricucci che miravano a creare l´attesa di un´Opa. L´immobiliarista voleva almeno 5 euro per azione e in più aveva fatto avanzare a Irti la richiesta di restare azionista con il 4-5% per partecipare al patto di sindacato. Con questa mossa l´immobiliarista di Zagarolo puntava ad accreditarsi presso l´establishment. Ma dal fronte di Bazoli, Tronchetti Provera, Montezemolo, Della Valle, Geronzi, arrivò un secco no sia sul prezzo, giudicato troppo elevato, sia sull´ingresso nel patto. Di quella trattativa peraltro, che Ricucci nei suoi interrogatori definisce riservatissima tanto che neanche il suo advisor Ubaldo Livolsi ne era al corrente, Repubblica del 28 giugno 2005 aveva dato conto. La notizia, non smentita, dopo mesi di rastrellamenti di Borsa, che Ricucci era venditore di titoli Rcs, provocò una discesa della quotazione che lo stesso finanziere tamponò nel finale di seduta acquistando nuove azioni Rcs che portarono la sua quota complessiva oltre il 20%. L´anello debole del patto di sindacato era il 10% in mano a Fiat, a quell´epoca in piena crisi, che sarebbe stato difficile non consegnare a un´Opa lanciata a un prezzo molto attraente. E per evitare questo rischio, in seguito al fallimento delle trattative con Ricucci, Rossi elaborò per il patto un parere "pro veritate" in cui si sosteneva con elementi di diritto che solo l´Opa obbligatoria (quella che si lancia dopo aver superato il 30%) e non quella volontaria avrebbe potuto far decadere il patto di sindacato Rcs.
Oggi si scopre però che c´è stato un secondo approccio a Ricucci per cercare di trovare una mediazione prima di un eventuale Opa su Rcs, segno evidentemente che il rischio era consistente e le conseguenze non indifferenti. Il banchiere Claudio Costamagna, allora in forze alla Goldman Sachs, conosceva Ricucci perché amico del fratello. Costamagna, che conosce Prodi da molti anni anche perché l´attuale premier in passato aveva assunto una carica alla Goldman Sachs International, incontrò Ricucci più volte e forse una, come dice l´immobiliarista, in compagnia di Angelo Rovati, nel 2005 già consulente di Prodi. Il pericolo da scongiurare era la vulnerabilità della quota Fiat e Costamagna si adoperò per vedere se si riusciva a trovare una mediazione. Ma poiché le posizioni erano molto distanti anche questo tentativo si fermò quasi sul nascere. Così come si scontrò sulle mura del patto Rcs il tentativo di Arnaud Lagardère di entrare nella partita. Come riferì a suo tempo Tarak Ben Ammar, membro del patto Mediobanca, Lagardère contattò i soci del patto Rcs ma disse subito che non era interessato a portare avanti un´operazione ostile.