Stefania Miretti, La Stampa 18/6/2007, 18 giugno 2007
La verginità di Camilla. Tutto, a ben vedere, comincia da lì. Se la regina Elisabetta avesse a suo tempo chiuso un occhio sulla non illibatezza della giovane per la quale suo figlio Carlo aveva perso la brocca, e gli avesse permesso di sposarla, non si troverebbe ora, quarant’anni, cento puntate e mille tragedie più tardi (e con la non vergine Camilla ben insediata a Palazzo con tanto di fede al dito, oltretutto) nei panni d’una qualsiasi Stephanie Forrester; a capo d’una famiglia i cui complessi, incredibili ma ben congegnati intrighi amorosi lasciano ormai senza fiato pure gli ineffabili autori di «Beautiful»
La verginità di Camilla. Tutto, a ben vedere, comincia da lì. Se la regina Elisabetta avesse a suo tempo chiuso un occhio sulla non illibatezza della giovane per la quale suo figlio Carlo aveva perso la brocca, e gli avesse permesso di sposarla, non si troverebbe ora, quarant’anni, cento puntate e mille tragedie più tardi (e con la non vergine Camilla ben insediata a Palazzo con tanto di fede al dito, oltretutto) nei panni d’una qualsiasi Stephanie Forrester; a capo d’una famiglia i cui complessi, incredibili ma ben congegnati intrighi amorosi lasciano ormai senza fiato pure gli ineffabili autori di «Beautiful». Nell’ultima puntata in arrivo dall’Inghilterra c’è il secondo divorzio della quasi sessantenne Anna, che il «Sunday Express» annuncia come imminente. Un «colpo di scena» che, a ben vedere, chiude il cerchio, poiché la storia, ripercorsa ora a ritroso, è più o meno quella che si tenta qui di riassumere (se lettori non appassionati di «Beautiful», attenzione: è complicato). Dunque, Carlo ama Camilla, ma è costretto dai genitori a sposare Diana Spencer. Camilla si vendica facendosi impalmare da Andrew Parker Bowles, il giovane amato da Anna, la sorella minore di Carlo. Anna ci resta malissimo e per reazione dice sì al capitano Mark Philips: non essendo vero amore, tuttavia, finisce col tradirlo e infine mollarlo per mettersi con lo scudiero Timothy Laurence, al quale si unisce in seconde nozze. Andrew, non volendo essere da meno dei due fratelli maggiori Carlo e Anna, sposa Sarah, una rossa che ne combina più di Bertoldo in Francia, si fa succhiare l’alluce in pubblico da un uomo che non è suo marito, prima litiga poi fa comunella con Diana, chiede il divorzio. Intanto Carlo continua a pensare a Camilla, Diana continua a tradirlo, va in tv a parlar male dei suoceri, si fidanza con un playboy musulmano che oltretutto si chiama Dodi e con lui muore tragicamente a Parigi. Nel frattempo, neppure Camilla è felice e divorzia da Andrew, però dovrà aspettare qualche anno per poter sposare in seconde nozze Carlo. Mentre Anna, che non ha mai dimenticato del tutto Andrew, s’annoia anche accanto al secondo marito Tim e lo lascia sempre più spesso solo a Londra per andare a meditare in campagna (lui tira gran respiri di sollievo: pare che la famiglia di Anna, un po’ altezzosa, quando lo invitava a cena lo costringesse a servire l’aperitivo). Fossimo a «Beautiful», Anna e Andrew a questo punto ci riproverebbero, ma anche così che cinematografo! Dei quattro figli di Elisabetta solo Edward, il più giovane, pare stabile accanto alla tranquilla Sophie, ma nuove puntate sono in arrivo dall’Inghilterra e se la generazione dei sessantenni è ancora sulla cresta dell’onda, i nipoti sono sei e tutti piuttosto vispi. Mentre Tim Laurence esce di scena - e toccherà liquidare pure lui - chissà se Elisabetta-Stephanie se lo chiede, se non avrebbe fatto meglio a chiudere un occhio sulla verginità di Camilla, cento puntate e mille tragedie fa.