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 2007  giugno 18 Lunedì calendario

Lo chiameranno il fattore Iva: è stato l’inciampo per la maggioranza e l’ancora a cui si è aggrappata efficacemente nelle urne la opposizione per resistere e trovare nuovo ossigeno numerico all’Assemblea

Lo chiameranno il fattore Iva: è stato l’inciampo per la maggioranza e l’ancora a cui si è aggrappata efficacemente nelle urne la opposizione per resistere e trovare nuovo ossigeno numerico all’Assemblea. L’elemento catalizzatore, come direbbero i chimici, di questa sorpresa elettorale è entrato in campo quasi di soppiatto la sera stessa del primo turno, quando i sarkosisti in tv celebravano gli immancabili destini della maggioranza. E’ stato uno dei pilastri governativi, il superministro dell’Economia, Jean-Francois Borloo, a annunciare quasi di passaggio che una volta monopolizzato il parlamento, si stava meditando a un progetto di Iva pudicamente definita «sociale». Tradotto in termini monetari l’idea era di accrescere la tassa sul valore aggiunto (Tva) di alcuni punti per alleggerire il costo del lavoro. Scopo assai virtuoso era indurre le imprese a creare nuovi posti di lavoro e soprattutto rendere meno seducente la scorciatoria di spostare la produzione all’estero. I socialisti hanno fatto immediatamente negli studi del telegiornale gioiosissima baldoria. Invano avevano cercato durante la campagna elettorale un argomento concreto per controbattere il trionfalismo avversario. Bingo! Eccolo lì pronto e ben confezionato. Perché ai francesi a cui ancora tintinnavano le orecchie per le promesse sarkosiste di farne una nazione di proprietari, di mettere a loro disposizione più denaro per le escursioni nel centro commerciale, quest’idea di veder aumentare i prezzi non poteva certo suonare entusiasmante. Il mattino dopo gli attacchini socialisti facevano già il giro della Francia piazzando sulle facce dei loro candidati un nuovo slogan: contro l’aumento dell’Iva vota Ps. Nei comizi c’era solo da pronunciare una frase per vedere fragoreggiare gli applausi: invece di lavorare di più per guadagnare di più dovrete lavorare di più per avere meno soldi a disposizione. Seguivano comparazioni al curaro tra l’annuncio delle riduzioni delle tasse ai ricchi e il probabile aumemto della baguette quotidiana. Come non prevedere che questo incomodo apparentamento avrebbe fatto voltare casacca a molti elettori? Il potere di acquisto è stato il vero cuore caldo della battaglia presidenziale al posto dell’antica battaglia sul lavoro, chi sbaglia su questo terteno è certo di perdere. Il governo invece di fare subito marcia indietro o di spedire il progetto nelle nebbie del futuro remoto, si è affannato a approfondire l’errore. Fillon in persona ne ha tessuto gli elogi, ha cominciato a circolare anche un dato, ovvero l’Iva al 24,9% (attualmente è del 19,6% mentre per i prodotti di prima necessità e di consumo corrente scende al 5,5%, uno dei dati più bassi d’Europa). Di fronte alle critiche severe, il primo ministro ha fatto poi qualche passo indietro assai malaccorto, affidando uno studio sull’incandescente materia a Eric Besson; ovvero l’economista socialista che ha saltato il fosso entrando nel governo come sottosegretario. Il premier ha spiegato: «Molti immaginano un aumento dell’Iva del 5%. Bisognerà andare fino a quel punto? Vedremo». Impegnandosi soltanto a «non accettare qualsiasi diminuzione del potere di acquisto dei francesi». Ma la stessa confinsdutria diffidente ha meso le mani avanti: nesuna garanzia che i prezzi non lievitassero. Non è servito ricordare che una misura analoga, seppure con denominazione astutamente diversa, era contenuta anche nel progetto presidenziale socialista. Dettagli. Ormai la maggioranza era stata etichettata come «quella che vuole aumentare i prezzi». Alla fine, ma troppo ala fine, è intervenuto contro il fatto compiuto Sarkozy: annunciando che «non avrebbe mai accettato un aumento dell’Iva nella forma attuale». Fine del dibattito. Ma è rimasta comunque l’immagine di una precipitosa marcia indietro, la prima: una macchia pericolosa per il presidente perennemente vincitore. /