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 2007  giugno 18 Lunedì calendario

WASHINGTON

L’America è una delle nazioni più religiose al mondo, la più religiosa delle nazioni progredite. Dai sondaggi, il 90 per cento degli americani crede in Gesù e negli angeli, e oltre il 60 dice di appartenere a una «Repubblica cristiana ». Slogan quali «Una nazione sotto Dio», «Dio benedica l’America» e «In Dio confidiamo» – come è scritto anche sulle banconote da un dollaro’ rientrano nel discorso politico corrente. Il presidente Bush, di cui i teocon formano la base elettorale, si esprime spesso in termini biblici. E la Bibbia permea sempre più la cultura pop, dai fumetti di Superman ai film come Babylon, dal bestseller Il codice da Vinci alle copertine di Time e Newsweek, e dai tele evangelisti al «rock cristiano». Stiamo attraversando un altro risveglio religioso, siamo di nuovo una società imperniata sulla fede, commenta sorpreso lo storico Kevin Phillips.
Ma in tema di religione, l’America è anche una delle nazioni più ignoranti al mondo. Lo svela un polemico libro di Stephen Prothero, il celebre studioso della Boston University, Religious Literacy,
che si potrebbe tradurre «Conoscenza religiosa». Prothero, l’autore di Gesù americano, ha condotto una approfondita ricerca tra gli studenti e il pubblico più vasto. E ha scoperto che l’America non conosce il Cristianesimo. Oltre la metà degli americani non sanno che il Genesi è il primo libro della Bibbia, non riescono a citare cinque dei dieci comandamenti né a nominare uno degli evangelisti, e pensano che a spartire le acque del Mar Rosso fu Cristo, non Mosè. Oltre un terzo è persuaso che Sodoma e Gomorra fossero marito e moglie, non delle città di peccatori, e ignorano che il Sermone della montagna lo pronunciò Gesù. I tre quarti credono che a dire «Sia fatta la luce» fu l’inventore della lampadina Thomas Edison, e il 10 per cento che Giovanna d’Arco fosse la sposa di Noè.
Prothero lamenta che l’ignoranza si ripercuota sul tessuto civile. I due terzi dell’America, rileva, non sapendo cosa siano, vorrebbero che nelle scuole fossero insegnati contemporaneamente il creazionismo e l’evoluzionismo. La metà crede che «Occhio per occhio, dente per dente» e non «Porgi l’altra guancia» sia un insegnamento cristiano, e che lo sia altresì «Aiutati che il cielo ti aiuta», motto attribuito invece a Benjamin Franklin, un padre fondatore della patria.
Sono fattori, protesta lo studioso, che contribuiscono a rendere cittadini così religiosi tra i più chiusi e meno solidali al mondo. E il fenomeno è aggravato dal disinteresse per le altre religioni: è di moda il buddhismo, ma metà della gente ignora l’esistenza del Corano, solo un terzo sa che il Ramadan è una festa islamica, il 17 per cento ritiene che sia una festa ebraica. Se Bush dichiara che l’Islam è pace e il defunto teocon Jerry Falwell che è terrorismo, nota Prothero, «l’America non è in grado di giudicare».
Religious Literacy ha avuto enorme eco, l’esame in quindici domande a cui Prothero sottopone il lettore – lo stesso fallito dagli studenti e dalla gente intervistata nei sondaggi – è stato ripreso dai giornali, dalle radio e dalle tv. E il libro ha innescato un dibattito furente.
Da un lato, molti opinionisti culturali si chiedono se la religiosità americana non stia sconfinando nella superstizione, e se la nazione più avanzata scientificamente e tecnologicamente non rischi di diventare la più oscurantista. Dall’altro, molti leader religiosi ammoniscono che si è aperto uno spazio eccessivo all’ateismo, come dimostra il successo dei libri di Sam Harris La fine della fede (Nuovi Mondi Media) e di Christopher Hitchens Dio non è grande (Einaudi Stile libero).
Commenta Susan Jacoby, autrice di Freethinkers
(«Liberi pensatori»), un saggio sul discusso secolarismo americano, che «l’ignoranza religiosa è più pericolosa della mancanza di cultura perché la religione è una delle massime forze del male oltre che del bene». Il teologo Jon Butler dell’Università di Yale è d’accordo: «La fede, che tanto influisce sui nostri militari in guerra in società così diverse dalle nostre, deve fondarsi sulla ragione e sul sapere».
L’iconoclasta Hitchens è tra quanti definiscono l’estremismo che oggi connota molti evangelici e teocon il figlio dell’ignoranza e dell’intolleranza, «due gemelle», ed equiparano la religione alla superstizione. Lo scrittore inglese, nel suo libro, sostiene che l’umanità sviluppò il concetto di Dio per giustificare le origini della vita e della terra, il mistero della morte, la paura, persino la violenza: «Ma in realtà, nella storia la religione è alleata al razzismo e alla sopraffazione. Oggi non esiste più motivo di credervi». Secondo Hitchens, a un’attenta lettura si constata che «la Bibbia condona la pulizia etnica, il traffico di esseri umani, la schiavitù, le stragi».
Una valutazione contestata da suo fratello Peter, un fervido credente, che sul Daily Mail di Londra lo paragona a un imam islamico alla rovescia: «Non è la prima volta che Chris sbaglia: sostenne anche che l’invasione americana dell’Iraq avrebbe arrecato pace e prosperità al Medio Oriente».
A giudizio del teologo Butler, era tempo che qualcuno lanciasse l’allarme sul soggettivismo religioso, problema che preoccupa anche Papa Benedetto XVI. Butler ricorda che anni fa, nel libro American Gospel («Vangelo americano»), Jon Meacham attribuì al Paese una grande capacità di armonizzare i valori civili e morali: Bibbia e Costituzione sono le due facce della stessa medaglia, proclamava Meacham, ma nel pieno rispetto della separazione tra Stato e Chiesa. Da allora, tuttavia, prosegue Butler, c’è stata una inquietante involuzione: sono fiorite le sette, si sono spaccate le chiese, il Dio dell’uno è divenuto incompatibile con il Dio dell’altro. Al rigore delle analisi e dei confronti tra le dottrine a cui s’informavano i fedeli minacciano di subentrare a poco a poco il relativismo e il fanatismo. E, paradossalmente, ciò conduce alla commistione tra religione e politica che caratterizza l’America di Bush e che provoca riflussi come quello ateo tra i pensatori o quello anarchico tra i giovani.
Come insegnare la religione agli americani – il suo insegnamento è un altro obbiettivo del Pontefice – e fornire solide basi per la loro fede? Prothero risponde che una sentenza della Corte Suprema del 1963 addita la strada da seguire. La Corte vietò l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, ma suggerì che essa fosse oggetto di studio nei corsi di storia e di letteratura. Non si tratta di fare del proselitismo, dichiara il teologo, ma di instillare la conoscenza nei giovani, un punto di partenza indispensabile. E caldeggia studi comparati sulle religioni, un principio che ha seguito in Religious Literacy, corredando il libro di un dizionario di ben 85 pagine che incomincia con «Abramo» e termina con «Zen», e che è anche una sorta di guida alla tolleranza e al dialogo. «Giudicare la religione irrilevante nella società moderna è sbagliato – ammonisce Prothero – come lo è considerare l’ateismo una mostruosità da circo».