Massimo Nava, Corriere della Sera 18/6/2007, 18 giugno 2007
PARIGI
Non è detto che sia necessario stare insieme per governare un Paese e separarsi per guidare l’opposizione, ma tutto questo avviene nella vecchia Francia «tradizionalista e immobile», che alla fine di un’interminabile stagione elettorale, presidenziali più legislative, ci regala modernità e sorprese. Eccole nell’ordine: un presidente cinquantenne con una grande maggioranza, un’opposizione forte e non umiliata, istituzioni solide, un matrimonio rafforzato dal potere (Cécilia Sarkozy, dopo le fughe d’amore, è sempre più nella parte di first-lady-veste-Prada) e un’unione (di fatto e di sinistra) che si sfascia per portare avanti la lotta.
Il mondo democratico e occidentale che deve capire quale dei due gemelli polacchi sia il presidente, che ha visto Bush padre e Bush figlio, che attende Hillary dopo Bill, che contempla Prodi Primo e Prodi Secondo dopo Berlusconi Uno e Berlusconi Due, guarda oggi a Parigi: al divorzio in diretta della coppia socialista, a un amore che finisce nel giorno della resurrezioni di un partito, alla Zapatera francese che si libera in diretta del compagno per continuare a coltivare una passione più grande, il trono di regina di Francia.
Ieri sera, il doppio annuncio di Ségolène Royal – separazione dal compagno Hollande, segretario del partito socialista e autocandidatura alla leadership della sinistra – ha sballato commenti e radiografie del voto, come se la Francia di oggi fosse un quadro di Kandinsky: moderna, spumeggiante, disinvolta, mediatica, eppure costante come le linee rette delle sue istituzioni e del suo modello statuale. Mentre il paesaggio politico risultava più rassicurante ed equilibrato, nel paradosso di essere stato disegnato da un assenteismo record, i destini della gauche, ma a ben vedere del quadro politico e del rapporto futuro fra maggioranza e opposizione, sono apparsi subito appesi ai sogni di rivincita di Ségolène. Si è impadronita della sua «gloriosa» sconfitta alle presidenziali, ne ha addossato le colpe ai colonnelli e al compagno François e ieri non ha aspettato riunioni di segreteria o congressi straordinari per liquidare il compagno di una vita e la vita dei compagni.
Che Ségolène e François non fossero più una coppia non era un segreto per nessuno, nonostante l’irritazione per la fioritura di reportage sulla Femme fatale,
secondo il titolo di un saggio fortunatissimo.
un fatto pubblico e politico, amplificato e documentato da un libro autobiografico ( Les coulisses d’une défaite,
I retroscena di una sconfitta), che la «Madonna socialista», con studiato tempismo, fa uscire mercoledì. E anticipa ieri: «François Hollande non è più il mio compagno, gli ho chiesto di andare via di casa e di viversi la sua storia sentimentale, ormai esposta su libri e giornali, per conto suo. Restiamo in buoni rapporti, gli auguro di essere felice ».
Erano stati gli stessi compagni di partito ad alzare il velo, lamentando il fatto che la vita matrimoniale condizionasse la vita politica e il futuro (incerto e complicato) della «gauche». Non si sbagliava chi sosteneva che Hollande avesse favorito la candidatura all’Eliseo della compagna per prenderne il posto dopo aver tolto di mezzo colonnelli e rivali. E non si sbagliava chi conosceva a fondo l’ambizione sfrenata di Ségolène, partita in fuga come i gregari al Tour de France e mai più ripresa dai campioni intenti a controllarsi a vicenda. A tratti, la coppia sembrava reggere e il gossip suonava come una strategia velenosa e bipartisan per equilibrare le indiscrezioni permanenti sulla coppia Sarkozy. Ma dietro le quinte, la vicenda politica della sinistra francese (e di riflesso la politica del Paese) è raccontabile fin dall’inizio in camera da letto, a dimostrazione che Balzac non aveva bisogno d’inventare nulla.
Si racconta che Ségolène abbia deciso di lanciarsi nella corsa all’Eliseo proprio in seguito alla prima forte frattura, a quanto pare originata dal sospetto di un presunto tradimento. Ma chi conosce le ambizioni della «fanciulla della Lorena», come lei ama descriversi evocando Giovanna D’Arco, sa che il sogno è cominciato molto prima. François, con la sua aria da professorino colto e ironico, incassa il colpo. Forse cominciò ad aspettarselo una ventina d’anni fa: quando Ségolène ottenne un ufficio all’Eliseo, nella segreteria di Mitterrand e subito dopo convocò i fotografi di Paris Match in sala parto: compagna e madre esemplare.