Sergio Romano, Corriere della Sera 17/6/2007 - Lettere, 17 giugno 2007
La lampadina e le onde elettromagnetiche Ho letto sul Corriere del 9 giugno l’articolo «E la lampadina si accende
La lampadina e le onde elettromagnetiche Ho letto sul Corriere del 9 giugno l’articolo «E la lampadina si accende. Senza fili . Esperimento al Mit: corrente elettrica trasmessa attraverso un campo magnetico». Vorrei segnalare che un esperimento simile è stato già fatto in Italia molti anni fa, nel 1953, da mio padre Giuseppe Di Nitto. L’esperimento avvenne sulle alture di Genova, in località Granarolo, in una struttura messa a disposizione dal ministero della Difesa e avrebbe portato all’accensione di una lampadina ad alcuni metri di distanza, seguendo lo stesso principio delle onde elettromagnetiche di cui si parla nell’articolo sopra citato. Mio padre aveva iniziato ad affrontare il problema della trasmissione dell’energia elettrica senza fili da molti anni, consultando anche Guglielmo Marconi. Dopo la guerra aveva installato un primo laboratorio nei pressi di Roma, a Santa Severa, utilizzando aiuti finanziari della Capitale e supporto tecnico di alcune industrie milanesi; dopo alcuni anni gli studi erano stati però interrotti per mancanza di risultati immediati e conseguente sopraggiunta indisponibilità dei sostenitori. Anche gli esperimenti di Genova non hanno avuto seguito, a mio parere per i dubbi e l’incredulità degli ambienti scientifici su studi, forse troppo in anticipo sui tempi (sono passati infatti circa cinquant’anni per tornare sull’argomento, non a caso con i nuovi mezzi forniti dall’Istituto per le nanotecnologie), presentati inoltre in modo non convenzionale e poco documentato che ha generato un senso di sfiducia portando, fra l’altro, alla rapida alienazione dei locali e macchinari necessari. Inoltre, l’affannosa ricerca di altri possibili sostenitori, sia italiani che stranieri, anche nel campo militare particolarmente sensibile all’epoca per le eventuali applicazioni belliche, ha causato riserbo e incomprensioni che non hanno certo giovato alla causa. Infine, l’improvvisa e prematura scomparsa di mio padre avvenuta qualche anno dopo (1956). Io non ho potuto (con gran rimpianto) seguire in alcun modo mio padre, prima per la giovane età e poi perché impegnato lontano da casa (anche la sua morte è avvenuta quando mi trovavo all’estero); solo recentemente, in seguito alla vendita dell’abitazione di famiglia sono entrato in possesso dei ritagli di giornale che parlavano degli esperimenti. Sergio Di Nitto dinittosergio@libero.it