Massimo Mucchetti, Corriere della Sera 17/6/2007, 17 giugno 2007
La centralità dei fondi e il nuovo confronto tra mercatisti e interventisti I fondi comuni d’investimento, gli hedge funds e i fondi di private equity hanno ormai un ruolo centrale nella finanza internazionale
La centralità dei fondi e il nuovo confronto tra mercatisti e interventisti I fondi comuni d’investimento, gli hedge funds e i fondi di private equity hanno ormai un ruolo centrale nella finanza internazionale. E questa crescente centralità rinnova il confronto tra mercatisti e interventisti. Nelle Considerazioni finali, il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, ha preso posizione. Benché la nuova finanza abbia ridotto la volatilità dei mercati e favorito la crescita economica, il tumultuoso sviluppo di agenti speculativi come gli hedge funds comporta potenziali rischi per la stabilità del sistema, anche perché, osserva Draghi, la riduzione del premio per il rischio, connessa all’andamento dei tassi, diminuisce la percezione del «pericolo». Dovendo scegliere se regolare gli hedge o se farli mettere sotto osservazione dalle banche che largamente li finanziano, il Governatore indica la seconda opzione in linea con le decisioni dell’Ecofin, poco popolari tra i socialisti europei in questo appoggiato dai democratici americani. Draghi, dunque, stimolerà le banche vigilate, che, peraltro, in Italia sono esposte con gli hedge funds per meno del 3% del patrimonio a osservare una rigida disciplina di mercato, esigendo da questi fondi tutte le informazioni necessarie a valutare i rischi. Interamente positiva è l’opinione del governatore sui fondi di private equity verso i quali l’esposizione delle banche italiane, ove si tenga conto anche dei finanziamenti alle imprese interessate, arriva al 13% del patrimonio. Draghi esalta il contributo che questi fondi danno alla crescita delle piccole e medie imprese, favorendone il rafforzamento manageriale e l’accesso alle Borse nonché il ricambio generazionale. C’è, però, dell’altro, meritevole di un commento. Secondo il commissario Ue, Charlie McCreevy, nessun regolatore e nessun governo sono più efficienti di un fondo di private equity nel ridurre il costo del capitale. E’ probabilmente vero, ma basta lo shareholder value a esaurire il problema? In Italia la logica del private equity è stata applicata anche a monopoli come le autostrade ed ex monopoli come i telefoni, dove l’acquisizione finanziata a debito ha tarpato le ali agli investimenti. Più in generale, in Europa ci si interroga sulla scarsa trasparenza di alcuni di questi fondi: chi assicura che i manager o i soci di riferimento non svendano al fondo perché, magari, hanno investito nel medesimo? E anche a Londra si ragiona sulla lesione inferta al contratto sociale dalle scoperte astuzie fiscali del private equity, che trasforma gli utili d’esercizio tassati ogni anno ad aliquota piena in capital gain realizzati ogni 3-5 anni esentasse in Lussemburgo e che trasferisce gran parte del compenso dei gestori in carried interests tassati così poco che il top manager paga meno imposte della cameriera. Quanto ai fondi comuni d’investimento, che all’estero vanno benissimo, Draghi rileva come da noi tra il 1999 e il 2006 la quota del risparmio delle famiglie investita in quelli di diritto italiano sia calata dal 17 al 7%. E’ la subordinazione del risparmio gestito alle banche e alle assicurazioni. Secondo il Comitato tecnico di Piazza Finanziaria, promosso dal ministero dell’Economia, le costose reti bancarie e assicurative hanno dirottato il risparmio verso le polizze finanziarie e le obbligazioni strutturate, fondate su derivati incomprensibili al più, ma generatrici di commissioni d’ingresso variabili tra il 3 e il 7% che ingrassano le banche più dei sottoscrittori. Draghi ha esortato a ridurre i conflitti d’interessi, fino alla separazione proprietaria. L’aveva già fatto nel 2006, e come allora ha minacciato, in mancanza di un’autoriforma, l’intervento normativo a correggere l’imperfezione del mercato. mmucchetti@corriere.it Il Governatore di Bankitalia ha preso posizione nelle Considerazioni finali