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 2007  giugno 17 Domenica calendario

MILANO

La mascella gli fa ancora male. Ma non è per questo motivo che Giancarlo Di Grazia, il preside aggredito ad Aversa dal padre di uno studente, preferisce opporre il silenzio alle domande dei giornalisti. «Sono scioccato, non mi sarei mai aspettato una reazione di questo tipo, e nella mia scuola poi». Al presidente della Provincia di Caserta, Sandro de Franciscis, che ieri lo ha chiamato per fargli sentire la solidarietà delle istituzioni, non ha potuto dire di no: «Mi creda – si è confidato il dirigente scolastico – il liceo Cirillo non è una scuola di studenti disadattati o genitori violenti. Da noi in quasi 150 anni di storia una cosa del genere non è mai accaduta ».
Il dramma professionale di Di Grazia si è consumato venerdì mattina nell’androne dello storico liceo classico di Aversa, quasi 60mila anime nel cuore della provincia di Caserta. Il dirigente scolastico, alle prese con il collegio dei docenti, esce dal suo ufficio richiamato dal trambusto. «Ma che sta succedendo? », chiede. Il padre di uno studente del quinto ginnasio che non si rassegna alla bocciatura del figlio, da due giorni attende di parlare con lui: «Dovete riaprire i verbali, mio figlio non può ripetere l’anno». Urla, agita i pugni, ripete che il ragazzo merita la promozione. Soprattutto perché ha già superato le prove psicoattitudinali per iscriversi alla Nunziatella, la prestigiosa scuola militare di Napoli che naturalmente non tollera macchie nere sul curriculum. Di Grazia si rifiuta, cerca di far ragionare il genitore spiegandogli che la bocciatura è stata decisa all’unanimità, ma per tutta risposta viene colpito al volto. Cade a terra e cerca di proteggere il volto nascondendolo tra le braccia, mentre il papà ormai fuori di sé sferra calci e pugni.
L’aggressore, A. B., titolare di un distributore di gas in un paese dell’Agro Aversano, è riuscito ad allontanarsi indisturbato. Ma nel giro di qualche ora è stato identificato dalla polizia e denunciato a piede libero per lesioni aggravate. «Ho solo cercato di difendermi – cercherà di giustificarsi – perché ho avuto l’impressione che il preside volesse allontanarmi dalla scuola con la forza». Una versione contraddetta da tutti i presenti. E soprattutto smentita dal referto medico stilato in ospedale: trauma cranico, distorsione della mandibola, ecchimosi e tumefazioni. Di Grazia ne avrà almeno per cinque giorni.
Ieri è tornato a casa, ha chiamato i suoi collaboratori e agli insegnanti ha raccomandato di portare a termine i consigli. Poi, prima di staccare i telefoni, con il suo avvocato si è lasciato sfuggire una battuta amara: «Mi hanno picchiato perché ho fatto il mio dovere. Una volta se venivano bocciati, le botte se le prendevano i figli ».