Virginia Piccolillo, Corriere della Sera 17/6/2007, 17 giugno 2007
ROMA – Si separano di comune accordo. Il leader di AN Gianfranco Fini e la moglie Daniela Di Sotto hanno deciso di rompere il matrimonio
ROMA – Si separano di comune accordo. Il leader di AN Gianfranco Fini e la moglie Daniela Di Sotto hanno deciso di rompere il matrimonio. Ne ha dato notizia ieri, con un comunicato ufficiale l’avvocato di entrambi: Giulia Bongiorno. «Ho ricevuto mandato dall’onorevole Gianfranco Fini e dalla signora Daniela Di Sotto – scrive nella nota l’avvocato, deputato nelle file di An’ di assisterli in questa delicata fase in cui hanno maturato, con sofferenza, la decisione di una separazione consensuale ». «Percorsi di vita differenti – sottolinea – hanno determinato un progressivo allontanamento che, se non ha minimamente intaccato i sentimenti di stima e affetto reciproci, rende tuttavia impossibile continuare il rapporto con la serenità e lo spirito di condivisione necessari». 52 anni lei, 55 lui, i due sono sposati civilmente dal 1988 dopo un precedente matrimonio di lei con un altro militante dell’allora Msi. Hanno una figlia, Giuliana, di 21 anni, studentessa di medicina. Fini è l’ultimo dei quattro leader fondatori della Cdl a mettersi alle spalle un’esperienza matrimoniale, dopo Silvio Berlusconi, Umberto Bossi e Pier Ferdinando Casini. Di una presunta crisi fra i coniugi Fini i rotocalchi di gossip avevano parlato già nel 2005. Fu lei a smentire a Vanity Fair: «Nonostante la leggenda metropolitana non siamo separati in casa. La verità è che sono sparita perché ho avuto un tumore alla tiroide e in genere preferisco non seguire mio marito nei suoi impegni ». Quest’anno a Chi lei rivelò di aver superato assieme al marito anche il pettegolezzo sui rapporti tra Fini e Stefania Prestigiacomo: «Tra noi due abbiamo risolto tutto parlando. Come sempre». L’avvocato Bongiorno smentisce che la separazione sia dovuta a una vicenda di questo genere. «Lo dimostra il fatto che sono venuti entrambi da me. Non c’è in loro né spirito di odio né di vendetta. Ed entrambi parlano di percorso interrotto e mai di fallimento». V.Pic. *** ROMA – « finita una storia di quelle vere. Quelle di sangue e di passione come nascono fra due giovani. Un amore forte come diventano solo quelli che costruiscono qualcosa». Alfredo Mantica, vicepresidente del gruppo di Alleanza nazionale al Senato, se lo ricorda l’inizio di quell’amore tra Gianfranco Fini e la moglie Daniela che travolse la vita di entrambi. «Me li ricordo quei due giovani attivisti. Lei addetta alla tipografia del Secolo d’Italia. Lui giovane di belle speranze che cerca di scrivere i primi pezzi sul giornale ». Una storia che già da allora fece scalpore nella destra ancora molto legata ai valori tradizionali. «Il clima in cui nacque non era certo troppo amichevole – racconta Mantica – lei, come lo stesso Fini ha scritto in un libro, era moglie di un altro: Sergio Mariani. E il nostro ambiente non era solito considerare le mogli altrui oggetto di conquista. Ma loro seppero comportarsi con grande discrezione e intelligenza. E la cosa divenne ufficiale solo quando lui diventò segretario del Msi nell’88». La prima leggenda sulla coppia nacque allora. Si parlò di un fatto di sangue che avrebbe coinvolto l’ex marito Sergio Mariani, finito in ospedale con un proiettile nello stomaco. Si parlò di un tentativo di suicidio maturato con l’annuncio di lei di voler aprire le pratiche di separazione (voce da lei stessa confermata a Panorama). Ma di bocca in bocca la voce si ingigantì fino a sospettare un duello rusticano. Comunque l’amore tra i due divampò. E divennero inseparabili sebbene antitetici. Daniela militante di base, grintosa, ribelle, romana, attivista nella sezione di Cinecittà, sfuggita quasi per miracolo a un attentato nel ’75. «Per un litigio con studenti della mia scuola ci gettarono 12 molotov nella sezione dell’Msi – raccontò più tardi’ . Sbarrarono la porta e io presi sui piedi la prima bomba». La salvò un amico strappandole le calze in fiamme. Lui si ustionò, a lei si bruciarono tutti i capelli che allora portava lunghissimi. Gianfranco giovane dirigente di partito, venuto da Bologna ed entrato nelle grazie di Giorgio Almirante anche per quel suo stile diverso, quasi demodé. Una coppia politica, oltre che compagni di vita. «A volte – riflette un’amica comune – questo può essere un vantaggio, perché si condividono valori, progetti e prospettive di vita. A volte invece, alla lunga, la cosa può pesare sul rapporto. Lo vediamo un po’ a tutti i livelli, pensiamo a Segolene Royal e Françoise Hollande. Quando in una coppia così si sciupa il dispiacere è doppio». Il tempo accentuò le passioni di entrambi. Quella di lei per la Lazio che seguiva ad ogni partita. Quella di lui per il partito di cui divenne prima promessa, poi segretario. «Lei – ricorda Mantica – era sempre con lui. Anche se non ama mettersi in prima fila, dietro le quinte, nei momenti importanti o difficili c’era sempre ». Una diversità anche dichiarata. «Sono testarda, orgogliosa, impulsiva, dolce e dura» ha avuto modo di dichiarare Daniela Fini negli anni, definendo lui «metodico, abitudinario, preciso fino all’estremo». Nel ’94, appena divenuto capo di An lui le schioccò un bacio di fronte a tutti. Lei orgogliosa lo ricordò in una intervista in cui spiegava perché suo marito usava dire «mia moglie mi garantisce la tranquillità interiore». «Non gli parlo mai nè di conti da pagare, nè di riunioni di condominio. E cerco di colmare in ogni modo la mancanza di lui a mia figlia Giuliana. Lui però non manca mai di accompagnarla a scuola: alle otto puntuali escono lei, lui e il sacco delle immondizie ». Allora lei si vantava di cucinare per lui anche alle tre di notte e di non voler mai separarsi da lui. E poi? «Il tempo spesso sparge sabbia sulle nostre storie» risponde Mantica che è stato sottosegretario agli Esteri quando Fini era ministro. Un’attività di governo che non lo vedeva spesso accanto alla moglie. «Lei tra un incontro tra ministri e una bella partita della Lazio non ha mai avuto dubbi. Le piace ballare, le piace giocare. Non ama i salotti. Anche perché nella Roma schizzinosa lei non è certo passata di trionfo in trionfo». Percorsi diversi. Ambienti diversi. E basta? Daniela Fini ha raccontato più volte ai rotocalchi la sua gelosia. Messa a dura prova nel 2005 quando venne pubblicato un gossip, subito smentito dagli interessati, in cui la vicinanza politica di Fini e di Stefania Prestigiacomo veniva messa al centro di un pettegolo sospetto. «Ci sono due persone che odio i calunniatori e i cretini. Dietro questa vicenda ci sono tutti e due» disse Daniela a Vanity Fair aggiungendo che in caso di tradimento lo avrebbe lasciato «subito». Da allora è passato un anno. Un anno difficile per quelle intercettazioni in cui il nome di Daniela Fini veniva speso da indagati dell’inchiesta sulla sanità nel Lazio. Ora la separazione. Ma Alessandra Mussolini immagina un finale diverso: «Forse lui non lo sa, ma Daniela è la donna ideale per lui. E sono convinta che prima o poi torneranno insieme». Virginia Piccolillo *** ROMA – «Daniela è molto dispiaciuta, ma serena. Del resto quando i rapporti si logorano è meglio chiudere la baracca». Donna Assunta Almirante è stata testimone di nozze di Gianfranco e Daniela Fini. E con la consueta risolutezza ha chiesto subito conto a Daniela della decisione di separarsi, appena ufficializzata. Cosa le ha chiesto? «Avevo letto la notizia su Internet e siccome lei mi aveva chiamato per uscire a cena le ho detto: "E che avete combinato"?». E lei? «Poverina. Cosa doveva dire? Quando subisci queste cose è sempre doloroso». Come l’ha trovata? «Dispiaciuta per sé e per la figliola. Ma non agitata. Come se la cosa l’avessero già maturata. Hanno deciso insieme». Ora che l’hanno reso pubblico molti si interrogano sul motivo della fine di questo amore. «Non è mica facile stare vicino a un uomo politico. Io lo so. Si finisce per passare la vita da sola. Prima o poi il cervello scappa». Loro sono stati bersagliati dai pettegolezzi su una presunta liaison tra lui e la Prestigiacomo. Pensa che abbia influito? «No, non ci ho mai creduto. Conosco anche Stefania: donna del Sud. All’uomo politico affibbiano sempre qualcuna e siccome forse lui non era mai stato "sdrucciolevole" con le donne gli hanno appiccicato lei». Loro vengono descritti a volte come coppia «gelosa» «Ma non è vero. Erano tranquilli. Una coppia perfetta». Sembrano molto diversi. «Sono tutti e due molto affettuosi. Lei è una brava donna, a parte la passione calcistica che è un suo modo di scaricare i nervi non avendo una famiglia numerosa. Lui è tenero, sempre disponibile e ha una bella dirittura morale. La famiglia è sempre stata per lui al primo posto». stata testimone di lui? «Sì. Doveva esserlo Giorgio ma già non c’era più. Me la ricordo ancora Daniela con quel vestito verde. Era bellissima. C’era la piccoletta che aveva tre anni. C’era stato il matrimonio ai Castelli. In municipio, poi il ricevimento in un night alla moda. Del partito c’ero io sola». E ora che si lasciano? «Mi dispiace per entrambi. Lui forse si rifarà una vita, perché l’uomo non sa stare solo. La donna si arrabatta meglio. Ma meglio così che finire a scenate e urli. Io sono stata per il divorzio, anche se ora vedo che le coppie si lasciano per la minima cosa. Adesso ai miei nipoti dico: "Andate a convivere"». V.Pic.