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 2007  giugno 17 Domenica calendario

Nessuno ci aveva mai prestato attenzione. Tantomeno si era messo a contarli, i profughi dei grandi eventi mondiali, delle kermesse internazionali cui il pianeta assiste ogni anno comodamente seduto in poltrona

Nessuno ci aveva mai prestato attenzione. Tantomeno si era messo a contarli, i profughi dei grandi eventi mondiali, delle kermesse internazionali cui il pianeta assiste ogni anno comodamente seduto in poltrona. E questo perché, che si tratti di Giochi Olimpici estivi, Campionati di calcio, Esposizioni universali o Concorsi di bellezza, simili occasioni vengono da tutti considerate motori di sviluppo, opportunità di crescita, cassa di risonanza mediatica di cui le città ospitanti approfittano entusiate per rimettersi a nuovo, rifarsi un’immagine, attrarre investimenti e rilanciare il turismo. A rimediare a questa lacuna ha pensato il Centre on Housing and Evictions (Cohre) di Ginevra, coordinando una ricerca che punta il dito su un drammatico rovescio della medaglia «olimpica»: l’allontanamento forzato, e spesso violento, di centinaia di migliaia di persone dalle loro case. Le cifre sono da esodo: nel 2004 oltre il 20% delle evacuazioni forzate nel mondo sono state causate da mega eventi che, per far spazio a strutture sportive, padiglioni espositivi, nuovi hotel, parcheggi e arterie di scorrimento, hanno prima sfrattato, poi abbattuto e infine ricostruito (non alloggi, men che meno edilizia popolare). Esodo di massa A Seul, in occasione delle Olimpiadi del 1988, poco prima che Carl Lewis vincesse l’oro nei 100 metri, nel salto in lungo e nella 4x100, 720 mila persone furono costrette a lasciare le proprie abitazioni, senza che venisse loro offerta alcuna compensazione. Senza soldi né casa, agli ex abitanti non rimase che fare armi e bagagli e sfollare in campagna. A Pechino- dove, in preparazione dei Giochi del 2008, i promotori finanziari hanno già evacuato 1,25 milioni di persone - i proprietari degli immobili demoliti ricevono oggi una somma neanche lontanamente corrispondente al prezzo di mercato (360 yuan il metro quatro, anziché 5760) e con la quale sarebbe impensabile riacquistare una proprietà nella metropoli. E ancora. A Shangai, in vista dell’Esposizione mondiale del 2010, 18 mila famiglie sono state sfrattate finora e il nuovo piano di sviluppo urbano prevede che oltre 400 mila persone saranno spostate in periferia. In pratica solo il 5% della popolazione che abitava in città nel 2003 sarà ancora lì tra tre anni. Nello specifico caso cinese, poi, ogni forma di resistenza da parte dei vecchi abitanti viene ridotta al silenzio, al punto che la Corte Suprema ha revocato agli avvocati il diritto di difendere gli sfrattati in tribunale. Questo massiccio esodo verso i margini estremi dell’abitato segue, talvolta, le regole di quella che i sociologi urbani definiscono «gentrification» - ovvero la bonifica fisica di quartieri degradati e la conseguente sostituzione dei vecchi abitanti poveri con nuovi benestanti - di cui il grande appuntamento non è che un acceleratore.  quanto è accaduto a Barcellona tra il 1986 (data della candidatura ai Giochi Olimpici) e il 1992 (anno delle Olimpiadi estive). Nel caso catalano non fu l’abbattimento tout court degli immobili residenziali, bensì la crescita esorbitante dei prezzi degli affitti (che si impennarono del 240%) a provocare, indirettamente, l’espulsione di parte della popolazione dal centro città: 600 famiglie dovettero allontanarsi dall’area urbana perché non potevano più permettersi un appartamento in zona. Lo stesso meccanismo speculativo si è verificato ad Atlanta nel 1996 e a Sydney nel 2000. Bonifica fisica Facile prevere che le operazioni di chirurgia urbana che precedono la trasformazione delle città in lussuose vetrine si accanisca con particolare rigore sui miserabili, gli impresentabili, i senzatetto. Sempre ad Atlanta, a seguito della campagna pre-olimpica «Puliamo le strade», 9000 clochard furono arrestati e 30 mila persone vennero bandite dalla cerchia cittadina per tutta la durata della manifestazione. Ad Atene, nel 2400 quasi 3000 Rom furono forzatamente allontanati. Santo Domingo in occasione delle celebrazioni per il Cinquecentenario della scoperta delle Americhe preferì invece mascherare gli slums alla vista erigendo un lungo muro, e questo dopo aver mandato per strada 180 mila persone. In India le cose non sembrano andare meglio. A New Delhi per dare alloggio agli atleti che sciameranno in città in occasione dei Commonwealth Games del 2010 35 mila famiglie sono state evacuate nel corso degli ultimi due anni e la demolizione di intere baraccopoli ha sinora generato 300 mila senzatetto. Ottenere dal governo una sistemazione alternativa è un’impresa più che ardua, dato che gli abitanti devono riuscire a provare di aver abitato nello stesso slum per otto anni. La maggior parte dei profughi finisce dunque, senza appello, in appositi «campi di reinsediamento», a quaranta chilometri dal centro di Delhi. La frenesia distruttrice che simili eventi sprigionanono in nome della «beautification» urbana e in virtù di leggi eccezionali non altrimenti giustificate, non è esattamente espressione di ciò che s’intende per spirito olimpico... A Seul, nei cinque anni che precedettero le Olimpiadi del 1988, (che segnarono il trionfo di Car Lewis nei cento metri, salto in lungo e nella staffetta 4x 100) in un imponente sforzo di occidentalizzazione della città e dei suoi standard abitativi, 48 mila edifici vennero abbattuti e 720mila persone furono evacuate. Il novanta per cento delle persone coinvolte non ricevette alcuna compensazione. In vista dei Giochi del 1992, 624 famiglie furono sfrattate perché risiedevano su futuri siti olimpici e tra il 1986 e il 1992 l’intero mercato immobiliare della capitale catalana impazzì: i prezzi delle case salirono del 139%, arrivando a toccare punte del duecentoquaranta per centoper le abitazioni di nuova costruzione. L’ex villaggio olimpico di Poblenou è attualmente un quartiere di lusso. La preparazione dei Giochi Olimpici del 1996 portò alla demolizione di circa 2000 apppartamenti e all’evacuazione di 30 mila famiglie a basso reddito, oltreché all’arresto di 9000 senzatetto. La criminalizzazione delle fasce più povere della popolazione fu oggetto di un pacchetto di leggi mentre il processo di «gentrification» indotto dalla speculazione edilizia acuì la separazione razziale della città. Il caso australiano è forse uno dei più positivi. Per quanto negli anni che precedettero e seguirono le Olimpiadi del 2000 i prezzi delle abitazioni in città duplicarono, nessun esproprio venne condotto per agevolare la costruzione di nuove strutture sportive, tutte sorte su demanio pubblico. I nuovi piani di sviluppo furono concertati con la popolazione e diedero un rilievo particolare alle zone verdi della città. L’effetto olimpico sui prezzi delle case in affitto e vendita è stato piuttosto limitato ad Atene in occasione dei Giochi del 2004, ma i booldozer si sono sistematicamente concentrati sulla popolazione rom residente nella capitale tanto. 2700 persone di origine Rom con regolare permesso di soggiorno hanno perso la casa e nessun progetto di reinsediamento è stato approvato fino ad ora.