Teresa Pittelli, La Stampa 17/6/2007, 17 giugno 2007
Due o più scalini al posto dello scalone Maroni, partendo dal 2008. E rinvio a settembre della partita dei coefficienti
Due o più scalini al posto dello scalone Maroni, partendo dal 2008. E rinvio a settembre della partita dei coefficienti. In vista del negoziato no-stop sulla previdenza che prenderà forma a partire da dopodomani tra governo e sindacati, i tecnici dei ministeri stanno mettendo a punto alcuni punti fermi sulla piattaforma da presentare a Cgil, Cisl e Uil. Il governo è pronto ad andare incontro ai sindacati sulla richiesta di attenuare lo scalone, che in assenza di modifiche innalzerebbe da 57 a 60 anni l’età del pensionamento dal prossimo 1° gennaio. L’idea sulla quale si stanno concentrando i tecnici corre su due binari: seguire il meccanismo degli scalini, che comporta minori complicazioni rispetto all’alternativa delle quote, e rinviare la discussione sui coefficienti a un secondo momento, come anche ha chiesto ieri il leader della Cgil Guglielmo Epifani. Il quale ha esortato l’esecutivo a chiudere in fretta il confronto perché «i lavoratori hanno il diritto di sapere con quali requisiti potranno andare in pensione» tra sei mesi. Secondo l’Inps, sono 130 mila le persone che in assenza dello scalone già dall’anno prossimo maturerebbero i requisiti per lasciare il lavoro (86.500 dipendenti e 43 mila autonomi), e che invece resterebbero bloccati da uno a quattro anni dall’entrata in vigore della legge Maroni. L’idea in pista per superare questa difficoltà è quella di sostituire lo scalone con una serie di scalini progressivi (un anno in più ogni 18 mesi), partendo da 58 anni nel 2008. Una misura comunque costosa (solo nel prossimo anno la rinuncia allo scalone richiederebbe 400 milioni di euro, che nel 2012 sarebbero già oltre 7 miliardi), per realizzare la quale il governo è alla ricerca di risorse. La strategia messa a punto in queste ore dai tecnici prevede un rastrellamento a tutto spiano all’interno dello stesso sistema previdenziale: si va dai tagli ai cosiddetti «fondi speciali» dell’Inps, che riguardano gli ex elettrici, telefonici, trasporti e dirigenti d’azienda, all’aumento dei contributi sui lavoratori parasubordinati con ritocchi dell’ordine dell’1-1,5%, all’accorpamento degli enti di previdenza in un unico super-Inps. Tutte misure che da sole, però, come avvertono i sindacati, non sembrano sufficienti a coprire il "buco" lasciato dall’attenuazione dello scalone. Il rischio, in assenza di risorse aggiuntive, è compromettere la gradualità degli scalini. Qualche ipotesi, negli ultimi giorni, ha messo in evidenza il risparmio consistente che si otterrebbe restringendo a due i gradini di pensionamento, con un innalzamento secco a partire da 59 anni di età nel 2008. Così come i vantaggi che potrebbero arrivare dall’innalzamento di uno o due anni dell’età di pensionamento di vecchiaia delle donne, attualmente ferma a 60. Senza misure forti, infatti, il Tesoro (ufficiosamente) resta scettico sulla possibilità di trovare all’interno del sistema previdenziale le risorse necessarie a sostenere la rinuncia allo scalone. E anche l’idea del super-Inps, rilanciata da una vecchia bozza governativa circolata ieri (ma che il governo ha bollato come «superata»), bozza che prevede la fusione degli enti previdenziali in un unico istituto e la nomina di un commissario straordinario, in realtà lascia freddi tanto il ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa quanto il collega del Lavoro Cesare Damiano, vista la lentezza con cui produrrebbe i risparmi ipotizzati (circa 270 milioni di euro). E vista anche la contrarietà dei sindacati, che non vogliono essere estromessi dagli istituti, e hanno già proposto a Damiano progetti alternativi, dalle «sinergie» avanzate da Raffaele Bonanni (Cisl) allo sdoppiamento tra polo pensionistico e polo assicurativo di Domenico Proietti (Uil). Il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, invece, si dice favorevole «a qualunque operazione di efficienza, contenimento della spesa pubblica e semplificazione». Ma in assenza di colpi di scena la trattativa comincerà, con Padoa Schioppa che insiste sulla mancanza di risorse e Damiano determinato a ratificare entro il 28 giugno gli scalini insieme al suo pacchetto di ammortizzatori sociali e misure pro-giovani. Stampa Articolo