Emilia Costantini, Corriere della Sera 14/6/2007, 14 giugno 2007
ROMA – Al buio, il rumore sinistro del coltello che infligge colpi mortali, le urla, l’orrore. la strage di Erba, ricostruita in una docu- fiction
ROMA – Al buio, il rumore sinistro del coltello che infligge colpi mortali, le urla, l’orrore. la strage di Erba, ricostruita in una docu- fiction. il nuovo corso di «Matrix» il programma di approfondimento di Enrico Mentana su Canale 5 che, a conclusione della sua seconda stagione di successi («Siamo leader di ascolti», dice Mentana, ma prontamente Bruno Vespa lo contesta) non chiude per ferie e raddoppia: continua ad andare in onda il venerdì in seconda serata e inoltre imbocca la strada della sperimentazione, lanciando minifilm su fatti di cronaca eclatanti. Il primo, «Erba, i giorni dell’odio» con la regia dell’italoamericano Giorgio J.Squarcia e con la musica di Cesare Cremonini, va in onda lunedì in prima serata e racconta la tragica vicenda che, nel dicembre scorso, costò la vita a Raffaella Castagna, a suo figlio Youssef, a sua madre Paola Galli e alla vicina di casa Valeria Cherubini, moglie dell’unico sopravvissuto al massacro. Uno speciale di 90 minuti, preceduto dall’introduzione dell’anchorman e seguito da un dibattito in studio con alcuni testimoni (il maresciallo Antonino Finocchiaro, che per primo raccolse la confessione degli assassini e forse il marito di Raffaella, Azouz Marzouk), dove si ripercorre lo strazio delle vittime, ma anche il successivo arresto di Olindo Romano e sua moglie Rosa Bazzi. Immagini dure, violente, trasmesse con bollino rosso (e nel Tg5 che precede la trasmissione, l’avviso che è destinata a un pubblico adulto). Ne è consapevole il direttore di Canale 5 Massimo Donelli: « un prodotto molto forte e probabilmente destinato a suscitare polemiche. Non vogliamo fare fiction speculando sulla pelle di quelle povere vittime, ma usare la televisione per il suo specifico, quello di raccontare per immagini, nel rispetto della verità». Poi Donelli si spinge a un paragone: «Il nostro riferimento può essere "A sangue freddo" di Truman Capote (romanzo del 1966 sulla strage di una famiglia texana, poi diventato film, ndr), che fu accusato di fare letteratura, speculando sulla povera gente». E a proposito delle ipotetiche polemiche che la docu-fiction potrebbe sollevare, Mentana si difende: «Quando ci occupiamo di politica, veniamo definiti "ciambellani". Quando ci occupiamo di cronaca, "tagliagole". Però anche i quotidiani si occupano delle stesse cose... Di certo non lo facciamo per morbosità». Dunque, niente vacanze per «Matrix», «perché l’approfondimento non può andare in vacanza – avverte il giornalista – anche se non faremo accanimento terapeutico nella scelta dei temi». Ma è l’occasione anche dei bilanci: «Non voglio fare confronti con la concorrenza – precisa Mentana – e non voglio suscitare un vespaio, ma "Matrix" non ha nessuno davanti a sé per gli ascolti. Ecco i dati: dal 26 settembre fino a giugno ha ottenuto una media del 18,7% sul totale degli individui, 19,2% sul target commerciale. Da gennaio, solo nel 2007 fino a oggi, la media sul totale è stata del 19,8%. Siamo leader assoluti». Ma Vespa ribatte: «Non è vero: "Porta a porta" ha registrato sempre una media del 19,70%, superiore a "Matrix". Nelle 65 puntate andate in onda, noi ne abbiamo vinte 50, loro 15». Replica Mentana: «Noi non abbiamo voluto fare paragoni. Ma la prossima volta diremo che abbiamo perso anche se non è vero, per lasciare tranquillo l’alveare».