Meridiano su Zanzotto, Mondadori 2003, 15 giugno 2007
APPUNTI SU ZANZOTTO
ZANZOTTO Andrea Pieve di Soligo (Treviso) 10 ottobre 1921. Poeta • Il padre, Giovanni, rinomato pittore decoratore e alla fine anche calligrafo (18 novembre 1888 - 4 maggio 1960) fu convinto antifascista, costretto a vivere la maggior parte degli anni Venti e Trenta in esilio in Francia. La madre, Carmela Bernardi (14 luglio 1893-1973), casalinga, di salute delicata, proveniente da una famiglia che aveva una bottega di calzature, amante delle buone letture e discretamente disinvolta in francese. La casa di Contrada Cal Santa, spesso evocata nei suoi versi, non è quella in cui è nato: subito dopo il matrimonio, celebrato nel gennaio 1921, la famiglia Zanzotto prese casa in una stretta laterale di via Sartori • Due sorelle gemelle - Angela e Marina - nate nel 23 e morte bambine, una a 6 anni, l’altra a 14, di tifo. In età di quattro anni, qualcuno gli mostra una foto di due gemelline e sostiene «’che sono uguali alle tue sorelline”. Egli schifato risponde che ciò non è vero e non lo sarebbe mai stato, dato che ”quelle” erano brutte e con gli occhi bigi, mentre le ”sue” invece avevano ”i oci che se ghe vede drento anca i luminét”» (Gian Mario Villalta) • Viene iscritto direttamente alla seconda elementare di Santo Stefano di Cadore (1927), dove il padre aveva ottenuto un incarico in una pausa del suo esilio: «Sa già scrivere, grazie all’insegnamento dei familiari e della maestra Marcellina Dalto. Ha soprattutto una spiccata percezione della ricchezza delle parole che ascolta nei discorsi della nonna e della zia con la quale trascorre la maggior parte del tempo: ”Provavo qualcosa di infinitamente dolce ascoltando cantilene, filastrocche, strofette (anche quelle tipo Corriere dei Piccoli) non in quanto cantate, ma in quanto pronunciate o anche semplicemente dette, in relazione a un’armonia legata proprio al funzionamento stesso del linguaggio, al suo canto interno”, ricorda nell’Autoritratto, aggiungendo: ”La nonna paterna [...] mi sottolineava il fatto che questi suoni della lingua non erano canto nel senso più comune della parola, erano appunto poesia”. Pur vivendo completamente immerso nella parlata dialettale, grazie alla mediazione della nonna ha ”fin dalla prima infanzia un contatto immediato con il toscano letterario attraverso quella certa cultura di origine popolare-illustre che ha un esempio nella grande diffusione di massa dei grandi poemi del Cinquecento verificatasi nei secoli scorsi (Uno sguardo dalla periferia, 1972). La nonna - scrive ancora nell’Autoritratto - ”mi recitava le strofe di Torquato Tasso [...] Questa armonia del toscano illustre filtrava in me come un vero e proprio sogno, una vera e propria droga fonica”» (ibidem) • Descrive in un testo premiato e pubblicato su un foglio di Treviso il viaggio di ritorno da Santo Stefano a Pieve di Soligo. A domanda, dirà più tardi di aver scritto a sette anni («l’età di rito») la sua prima poesia (L’italiano siamo noi, 1962) • Scolaro rimarchevole, «incontra curiosamente una difficoltà palese nelle divisioni con due cifre al divisore, pur riuscendo bene in aritmetica». Assai maldestro, nonostante il padre, in disegno • Frequenta le magistrali di Treviso: «Come molti altri studenti lavoratori, si alza alle cinque del mattino per prendere la corriera che lo porta a Conegliano e poi il treno per Treviso. Il ritorno è nel pomeriggio dopo le 16. Rispetto alla vita di Pieve, al paesaggio che gli è profondamente caro, Treviso gli si rivela estranea. ancora più durante l’inverno, quando rimane a pensione presso una famiglia di amici del padre, lontano dalla cerchia dei parenti e dei compagni. Solitudine e silenzio, un paesaggio di periferia ferroviaria. Più di una volta, pur di passare la domenica a casa, ritorna al paese percorrendo una parte del tragitto a piedi, per risparmiare sul costo dei mezzi pubblici» (ibid) • Nel 36 pubblica una raccolta di poesie, a spese della nonna e della zia, in cui rivela un innamoramento, il quale però, reso pubblico, si svilisce a un tratto: «I versi che gli procurano tanta amarezza oscillano tra qualche accenno metastasiano e una stretta osservanza pascoliana» (ibid). Fa amicizia con un nipote di Pascoli, impiegato di banca, che gli regala molti libri in edizione originale • Si manifestano i primi episodi di asma e allergia, che lo tormenteranno, con l’insonnia, per tutta la vita. «Credo che abbia male influito sulla mia infanzia e sulla mia adolescenza l’infiltrarsi progressivo in me di un’idea certo aberrante: quella dell’impossibilità di partecipare attivamente al gioco della vita in quanto io ne sarei stato presto escluso. Io soffrivo di varie forme di allergia e a quei tempi la diagnosi poteva essere abbastanza confusa, dubbia. L’asma, la pollinosi che mi tormentavano fin da piccolo erano talvolta interpretate come fatti che potevano aggravarsi in teoria, anche a breve scadenza» (Autoritratto) • Diploma di maestro nel 37 • Prime poesie nel 38-39: «Ripercorrono le figure con cui il padre abbellisce la casa di Cal Santa, in particolare una stanza decorata proprio per il primogenito, dove una fascia di immagini corre sotto il soffitto e vi spiccano galli cedroni, ceste di frutta, coppe e volute di edera. Vi figura anche Andrea, con abito e posa in sintonia con lo stile della decorazione» (ibid) • Maturità come privatista al liceo classico Canova di Torino, si iscrive a Lettere a Padova dove incontra Michelangelo Muraro, Giulio Alessi, Toni Zancanaro, Iginio De Luca. Tra i maestri Diego Valeri e Concetto Marchesi. Legge Baudelaire, Rimbaud lo folgora. Traduce Le cercatrici di pidocchi, legge Hölderlin tradotto da Vincenzo Errante. Sulla Padova di quegli anni vedi Luigi Meneghello Bau-sète. Studia il tedesco e legge Hölderlin in originale: «Per me brillarono anche frammenti di tedesco minimo, grazie alla nonna che era stata cameriera a Vienna» (Uno sguardo dalla periferia). Rudimenti di ebraico e inglese. «Sfogliare una grammatica e vedere le diversità di declinazioni, coniugazioni, forme sintattiche, o giochi ortografici, è sempre stato un mio vecchio sport. In fondo io sono stato più un ”botanico delle grammatiche” che un conoscitore, sia pur mediocre, di lingue» (Europa, melograno di lingue, 1995). Partecipa ai littoriali di poesia, viene nominato prelittore, ma poi decade perché accusato, con gli altri del gruppo, di astrazione • Laurea in Letteratura italiana nel 42 con tesi si Grazia Deledda, relatore Natale Busetto. Rivedibile a militare per insufficienza toracica e asma (evita così la Russia e la Grecia che falcidiarono la classe del 21). Pubblica per la prima volta nella rivista Signum una prosa intitolata Adagio, cui segue, l’anno dopo, L’orto delle vipere • Nel 43 lo chiamano con la leva del 22, ma l’allergia gli risulta così violenta che lo spediscono all’ospedale militare di Chieti per un controllo (risulta una forte compromissione bronchiale con ectasia). Assegnato ai servizi non armati di Ascoli Piceno (fanteria). Crisi frequenti e parossistiche rendono problematici i rapporti umani e che saranno risolte solo dopo il 52 e la comparsa degli antistaminici. «Il periodo di Ascoli contribuirà in modo determinante a fissare i contorni di unan forte alterazione nervosa, uno stato di prostrazione prossimo all’esaurimento, che assume il suo carattere più evidente in una cupa insonnia. Scrive poesie. Dopo l’8 settembre, smessa la divisa, torna avventurosamente a Pieve di Soligo e di qui sale in collina e aderisce alla Resistenza al seguito di Antonio Adami (ucciso dai nazifascisti il 26 marzo 1945), singolare figura di intellettuale a mezzo tra cristianesimo e marxismo («derideva bonariamente il mio esistenzialismo: è comodo - diceva. Aveva una certa ripugnanza per questo tipo di disposizione mentale: vedeva nell’esistenzialismo una forma di pessimismo carica di arrendevolezza, in ultima analisi, anche con qualcosa di compiaciuto», intervista a Lo Straniero, 1998) • Nel 44 aderisce alla Brigata Mazzini (controllata dal Pci). Adami e Zanzotto chiariscono che sono contrari all’uso delle armi. Zanzotto viene messo alla propaganda • Dopo la guerra, disgustato da un anno di insegnamento nel collegio svizzero di Villars sur Ollon, si trasferisce a Losanna, dove fa il barista e il cameriere (1946-49) impieghi che gli fanno guadagnare cinque volte lo stipendio di un insegnante italiano. Il padre diventa sindaco di Pieve Soligo, si impegna nella ricostruzione e si iscrive al Psiup. Alla fine del 47 partecipa al premio Libera Stampa, dove viene segnalato insieme a Pasolini e Maria Corti. Conosce nell’occasione Bo e Luciano Anceschi e rientra in contatto con Vittorio Sereni, per lui, da quel momento, «un grande fratello maggiore». A Milano, dove si trasferisce nel 48, Sereni lo porta a conoscere Montale che lavora come redattore al Corriere della Sera. Insegna al Liceo Flaminio di Vittorio Veneto (abilitazione in italiano, latino, greco, storia e geografia). Bloccato nella laurea in Filosofia perché vuol fare la tesi su Kafka e non sa il tedesco • Compra una Lambretta con i soldi vinti al premio San Babila (sezione indediti), in giuria Montale, Quasimodo, Sereni, Sinisgalli, Ungaretti. Crisi psichica e incontro con Musatti. Incarichi di insegnamento a Conegliano e Motta di Livenza, dove è preside Natale De Zotti, che ha avuto tra i suoi insegnanti - quando era a Valvasone (Casarsa) - Pasolini ”maestro mirabile”. Nel 51 pubblica Dietro il paesaggio, accolto con riserve, diventa amico di Franco Fortini. «Vi sono episodi gustosi legati alla ricezione del libro in paese e nella cerchia familiare: uno di questi riguarda la zia Teresa, proprietaria di una cartoleria, che espone orgogliosa il libro in vetrina finché un giorno una maestra le dice apertamente che le poesie del nipote si capiscono poco. La zia trasforma questa critica in uno slogan pubblicitario: ”Mio nipote scrive poesie che neanche le maestre capiscono”». Sedute di psicoanalisi amichevole con l’amico Aldo Pagani • 1954-56: escono Elegia e altri versi, con prefazione di Giuliano Gramigna, entra nei ruoli come insegnante di scuola media a Conegliano. Influenzato da Henri Michaux. Presentato da Ungaretti come esordiente a San Pellegrino Terme. Dibatte con Calvino e fa il pessimista (la corsa atomica), ripreso anche in tv. . Nel 56 compra una Topolino dall’amico poeta Giulio Alessi • 1957: esce Vocativo (Mondadori) («titolo riconducibile a qualcosa di lacaniano»). «Quanto al nome di Lacan, cominciai a sentirlo sussurrato da psichiatri non ortodossi che "dovevo" frequentare. Ricordo un numero de ”La Psychanalyse” scoperto su un tavolo e sfogliato con ansia - verso la fine degli anni Cinquanta. Forse è vero, come ha detto Michel David, che in me si era sviluppato un certo inconsapevole lacanismo» (Nei paraggi di Lacan, 1979) • 1958: insonnia, ansia. Amicizia con Comisso. Scrive su Comunità (durerà fino al 65) • 1959 in luglio sposa Marisa Michieli • ”E’ un poeta percussivo ma non rumoroso: il suo metronomo è forse il batticuore.” (Eugenio Montale) • Per fortuna io ho avuto sempre una forte attività onirica e nei sogni viaggiavo molto. In paesi inesistenti. L’attività onirica si è spenta completamente a 60-65 anni, in coincidenza con l’assunzione dei sonniferi che sono stato costretto a prendere per riposare. E solo recentemente si è risvegliata. Ora mi succede di fare semplici sogni. Di carattere pedagogico. Mi capita, nel sogno, di trovarmi al centro di piccole zuffe, e di metter pace tra i diversi litiganti. Quello attuale è un repertorio onirico minimo, semplice, lineare, adeguato all’età del cervello, che dimentica ogni giorno qualcosa • Va ad abitare in una villetta che lo mette psichicamente a disagio: «Queste mura che a dieci anni di età già mostrano obbligatori segni di fatiscenza: la mia continua lotta con le formiche mi fa pensare che qui sotto ce ne siano a nebulose, tutto un enorme formicaio nelle fondamenta. Me le trovo, chiazze che brulicano, ora in camera ora in salotto, rosse nere e volanti. E inutile è anche la lotta contro il grigiore vellutato della muffa che sta sul soffitto e sulla parete nord della cucina» (Premesse all’abitazione) • 1960. Il 4 maggio muore il padre, il 20 nasce il primo figlio, Giovanni. Va in analisi freudiana per due anni a Padova • 1961. Il 28 luglio nasce il secondo figlio, Fabio. Preside a Col San Martino (frazione di Farra di Soligo), dove organizza la scuola media • 1962. Pubblica da Mondadori IX Ecloghe. Contro il futuro gruppo 63 dei Novissimi (Balestrini, Giuliani, Pagliarani, Porta, Sanguineti): «A proposito dei Novissimi [...] ci si sente portati a evocare quella scuola letteraria fantasma che è il convenzionismo (nome vero di quello che, più bonariamente, è stato chiamato neosperimentalismo), conseguenza di una situazione coattiva che porta oggi le lettere, più ancora che le altre arti, a procedere come in un gioco di specchi, in cui il regredire e l’avanzare diventano spesso interscambiabili». Inaccettabile soprattutto l’apparato teorico: «Nulla di più deludente, quindi, che la forma di spavalderia e di ”rabbia” con cui ci vengono messi davanti questi componimenti, come per scuotere l’opinione. I Novissimi possono anche credere che intorno a loro non ci siano veri uomini, ma non pensano che oggi è difficile perfino essere veri spettri» (poesia come esperienza individuale totale, vedi Parole, comportamenti, gruppi del 1971) • 1963. Descrive l’ingresso nella nuova casa finalmente pronta di via Garibaldi (poi via Mazzini) in Premesse all’abitazione: «At tu destinatus obdura. La casa bisogna farla, raspar su i soldi, ignorare le basi [della Nato] (che forse i prìncipi tireranno via, alti trattando sulle nostre teste, tra i pianeti), sperare nell’ente assistenza che darà un milione al quattroemezzo per cento a scalare da scontarsi in dieci anni». Trasferito nella media di Pieve di Soligo, dove insegnerà fino al 71 • 1964-65. Sull’altopiano (Neri Pozza), apprezzato da Pasolini, con lettera che li riavvicina (P. non era andato alla presentazione di IX Ecloghe). Scrive i brani di raccordo tra le sequenze del Ruzante per il testo teatrale Il povero soldato. Suo interesse per la scienza: «Ogni acquisizione tecnico-scientifica dà origine ad infinite rielaborazioni emozionali nell’uomo che pure permane anche pari a se stesso nei suoi strati più profondi (almeno per il durare delle strutture encefaliche...)». Più tardi, nel 97: «Non si sarebbe andati verso fatti catastrofici se si fosse conservata la memoria che questi progressi tecnici erano stati frutto della civiltà umanistica, del suo sviluppo razionale, del suo rigore. Cioè senza le ”teste” di Cartesio e Galileo che provenivano dal più profondo umanesimo, non si sarebbe avuta neanche la creazione della fisica e della matematica moderna» (Revue des études italiennes, 1-2, 1997). Amicizie con Ottieri e Berto • 1966. Presente alla famosa conferenza di Lacan all’Istituto di cultura francese a Milano. Terapia del sonno alla fine dell’anno. Iscritto al Psi fino all’84, collabora all’Avanti! • 1968 La beltà (Mondadori) presentato a Roma da Pasolini e a Milano da Fortini, recensito da Montale il 1° giugno sul Corriere • 1969. Ne Gli sguardi i Fatti e Senhal commenta con amarezza lo sbarco sulla Luna «gesto gratuito, quasi atto di violenza» (ibid). A Spoleto, per le letture di poesia di Ezra Pound • 1970-72. Traduzione del Nietzsche di Bataille. Collabora al Corriere. Compra casa a Milano, prevedendo di andare in pensione e di lavorare più nell’editoria. Ha paura dell’aereo. Traduce La letteratura e il mare di Bataille (Rizzoli). Pasque (Mondadori) e la fortunata antologia Poesie (1938-1972) curata da Stefano Agosti • 1975 Molte esperienze psicanalitiche, incluso un incontro con Basaglia, «mantenendosi sempre attento però a cogliere quanto di istrionico e inquietante è presente nelle ramificazioni, a volte palesemente settarie, di queste discipline. Se vale l’anagramma ”Azzanna dottore”, costruito a suo tempo da Elio Filippo Accrocca per il poeta, Zanzotto è del resto un paziente temibile per chiunque si avventuri insieme a lui nei labirinti della parola» (ibid). In America escono Selected poetry of Andrea Zanzotto a cura di Ruth Feldman e Brian Swann (Princeton, New Jersey). Traduce La ricerca dell’assoluto di Balzac (Garzanti) • 1976-77 Su suggerimento di Nico Naldini, Fellini gli affida la scrittura delle parti in dialetto veneto del Casanova. Traduce per Garzanti Il medico di campagna di Balzac • 1978-1983. Nel 79 vince il Viareggio con Il Galateo in Bosco (primo volume di un’annunciata trilogia). Stralci di sceneggiatura e dialoghi per La città delle donne di Fellini. !982: laurea ad honorem dell’Università di Venezia • 1983-85. Scrive i cori per E la nave va. Ricoverato in ospedale per insonnia. Traspone Il Giorno di Parini per Maurizio Scaparro (dura un’intera giornata). Fosfeni, secondo volume della trilogia • 1986-90 Terzo volume della trilogia Idioma. Traduzione francese per Arcade de Le Galaté au Bois. Nel 1987 vince il Premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei ed esce in Germania un’antologia di suoi versi Lichberechung (Droschl). Altra selezione in tedesco nel 90: Lorna, Kleinod der Hügel (Narr). Morte del fratello Ettore • 1991-92 A causa di un incidente deve rinunciare all’automobile • 1993-99 Premio per la poesia europea della città di Münster, con laudatio di Lea Ritter Santini. Altra antologia in Francese a cura di Philippe Di Meo Du Paysage à l’Idiome. Mirco De Stefani musica Il Galateo in Bosco (saranno musicate anche le due altre parti della trilogia, Fosfeni e Idioma). Nel 95 laurea ad honorem da Trento. Giovanni, matematico. Nel 96 Meteo venti poesie e dieci disegni di Giosetta Fioroni (Donzelli).
Si diploma maestro al Balbi-Valier di Treviso, impara a suonare l’harmonium e il pianoforte puntando a un incarico in chiesa capace di arrotondargli con cinquanta lire le trecento che prenderà dallo Stato
• Alla domanda sul perché ci siano così poche figure femminili nella sua poesia ha risposto: «Forse ce ne sono anche troppe, a dire la verità; può darsi che siano dissimulate, perché molto spesso la figura femminile è congiunta all’idea di lontananza, frustrazione, difficoltà, incomunicabilità, diversità» (Intervento).