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 2007  giugno 15 Venerdì calendario

La giustizia punk che punisce il "Codice". la Repubblica, venerdì 15 giugno Eccolo che ritorna, questa volta a Civitavecchia, con un´indagine per oscenità sul film Il Codice da Vinci, il neo cinismo giudiziario italiano

La giustizia punk che punisce il "Codice". la Repubblica, venerdì 15 giugno Eccolo che ritorna, questa volta a Civitavecchia, con un´indagine per oscenità sul film Il Codice da Vinci, il neo cinismo giudiziario italiano. Ed è un cinismo degradato a impertinenza luccicante di protagonismo, quella stessa per cui nelle inchieste di Potenza contro vallette e divi non si trovano prove ma si fanno provini. Ebbene, questo neo-cinismo giudiziario che trova sempre l´articolo di codice che faccia a caso, vorrebbe processare l´eresia antipapista di Dan Brown nella città della Madonna che piange; e va detto per inciso che una Madonna che ride, una sola, provocherebbe molte conversioni e avrebbe più successo del Codice da Vinci. Dunque, la Procura di Civitavecchia sta cercando i reati di oscenità, di diffamazione e di oltraggio alla religione, nelle immagini di un film che sembrava dimenticato e che viene riproposto come scandalo. Mai il processo a un film ne denunzia lo scandalo, ma al contrario lo sposa, e dunque, per un film o un libro, finire in tribunale è meglio che prendere l´Oscar o il Nobel. In questo caso poi è come se il giudice fosse stato reclutato dalla casa cinematografica per preparare il lancio del nuovo, atteso film tratto dall´altro libro di Dan Bronw: "Angeli e demoni". E chissà che il procuratore di Civitavecchia non «intercetti» il pissi-pissi di angeli e demoni romani che, da quando "Il Codice da Vinci" è diventato di moda, diffondono in Italia «l´antimateria» di cui scrive Dan Brown, presiedono ai riti massonici e presidiano le penombre, le conversazioni e le conferenze, tra nuove interpretazioni dei Vangeli e «ultimissime» sul Cristo, ma anche Mostre (quella sul "Codice da Vinci" in piazza del Popolo è stata prorogata) e giri turistici a caccia di simboli. E credete, in Italia, in questo strambo momento, non c´è nessuna differenza tra gli ultracattolici e i militanti atei: i primi vedono in ogni cosa la presenza di Dio e i secondi in ogni cosa ne vedono l´assenza. Ficcando Dio dappertutto, entrambi lo inflazionano e lo svalutano. Ecco perché in mezzo a loro l´eresia di Dan Brown rischia di renderci simpatico, per reazione, il diavolo. Pensate che c´è persino una bizzarra disputa, che è arrivata a Porta a Porta, tra, nientemeno, il cardinale Tarcisio Bertone, che è l´autorevole segretario di Stato, che noi immaginiamo in Cattedrale, mentre pensa e parla di teologia in latino, e il giornalista semplice Antonio Socci, al quale Sua Eminenza ha cercato di provocare i bruciori di stomaco del rimorso. La sacra materia del contendere è il presunto quarto segreto di Fatima che, se abbiamo ben capito, secondo Socci riguarderebbe l´infiltrazione di Satana in Vaticano. Boh! Non era mai successo che un segretario di Stato andasse a Porta a Porta per polemizzare con un giornalista. A questo siamo arrivati: anche Socci è osceno come Dan Brown? Il filosofo cattolico Maurizio Blondet, editorialista di Avvenire, ha scritto anche di cene segrete tra massoni e cardinali a base di piatti triangolari e di occultismo, desinari lauti e vini poderosi che a noi laici fanno venire in mente le vecchie canzoni dello spiritismo italiano: «Parmi che rotoli/tutta la stanza/ballano i mobili/la contraddanza». Secondo Blondet, la più stramba di queste serate «era stata organizzata da Adam Weishaupt, il fondatore della setta nichilista degli Illuminati di Baviera». Gli inviti li aveva fatti «Giuliano De Bernardo, sino al 2000 gran maestro della Massoneria ed oggi maestro dell´Accademia degli Illuminati, che ha sede a Roma in piazza di Spagna 35». A far saltare l´incontro all´ultimo momento è stata, secondo Blondet, «una soffiata di Dagospia», ed è un dettaglio sapido ma credibile, perché è davvero imbattibile il sito del gossip italiano. «Eppure De Bernardo - ha scritto ancora Blondet - era riuscito ad invitare Dan Brown, il regista Ron Howard, l´attore Tom Hanks e con loro anche l´editore Rupert Murdoch, con il figlio ed erede, e persino il cardinale Friedrich Wetter, già arcivescovo, guarda caso, di Monaco di Baviera». Ed è bene precisare che stiamo sfiorando una materia che, al contrario del mistico Vespa, noi non controlliamo. Con la disgraziata tendenza che ci ritroviamo a confondere magnetismo e santità, esoterismo e occultismo, potremmo riuscire a imporci solo su quegli spettatori (sempre meno) di Porta a Porta che, a differenza dei nostri lettori, rispettano e ammirano solo ciò che non comprendono. E vada per Bertone, per Socci, e magari anche per Vespa. Ma cosa c´entrano i magistrati con l´eresia? Cosa ci azzecca il procuratore di Civitavecchia con l´oscenità del "Codice da Vinci"? Vogliamo dire che, comunque lo si giudichi, questo Dan Brown è una sorta di macchina produttrice di meraviglie, in un momento in cui riemerge prepotente il bisogno di religione, ma anche, evidentemente, di tenebra, dell´impossibile eppure reale, dell´incredibile ma vero. Certo rilancia, "Il Codice da Vinci", il vecchio tema del rapporto tra il cinema e la realtà. Un film che determina i comportamenti è sicuramente un film riuscito. Ma chi può dire quanto concretamente abbia influenzato i comportamenti il cinema western che esaltava l´uomo di frontiera che non ha paura di nessuno ed è votato alla solitudine? E se ci sono film che eccitano le diavolerie, ce ne sono altri che le esorcizzano? Negli Usa hanno avuto un buon successo i noleggiatori di film famosi ma epurati dalle scene più scabrose o più violente. Immaginate "Basic Instinct" senza l´accavallamento di gambe di Sharon Stone o "Apocalypto" senza le teste tagliate. Voglio dire che le scene di autoflagellazione nel "Codice da Vinci", del cilicio nella carne (quello che piace tanto alla senatrice Paola Binetti), hanno dato fastidio anche a me. Quelle cose non sono commestibili per la mia struttura mentale. Ma forse il mio fastidio è previsto e ricercato dal regista, misura la sua bravura. Di sicuro è lecito pensare al film come al prodotto del risorgente umore antipapista, protestante, wasp, alla vecchia idea che l´Assoluto è femmina… Tutti i giudizi sono legittimi. Ma diventano cinismo giudiziario se infilati nel diritto, se imbottigliati dentro un norma che serva ad annettersi la realtà. come il diritto islamico che si accanisce con Dante perché ha messo Maometto all´inferno. La patetica inchiesta di Civitavecchia non rimanda alle crociate contro il topless che il giudice Salmeri conduceva nell´Italia degli anni Settanta. L´anomalia italiana, il neo cinismo giudiziario è peggio: è la degradazione dell´eredità di Tangentopoli. Di quell´esperienza storica c´è qui la dimensione più luccicante, effimera e personalizzata. Non c´è la storica tragedia del diritto che supplisce la politica, ma ci sono giudici che girano con la giustizia-provocazione sulla spalla come quei punk che giravano per le strade di Londra con il topo sulla spalla. Francesco Merlo