Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  giugno 15 Venerdì calendario

Elegante in un impeccabile tailleur blu scuro, la signora Jiao Yang, portavoce del comune di Shanghai, elenca come se niente fosse uno dei tanti progetti per il futuro della città

Elegante in un impeccabile tailleur blu scuro, la signora Jiao Yang, portavoce del comune di Shanghai, elenca come se niente fosse uno dei tanti progetti per il futuro della città. «Abbiamo attualmente 140 chilometri di metropolitana, ma stiamo lavorando a 100 nuove stazioni. I chilometri di percorso diventeranno 400 nel 2010 e 500 nel 2012: sarà un record mondiale». Meglio farselo ripetere: 360 chilometri di nuova metropolitana in cinque anni? Proprio così. A Torino ce ne sono voluti sei per una linea di 10 chilometri, a Milano la sola Linea M3 (13 chilometri) ha richiesto otto anni di lavoro. Dalle finestre alle spalle della signora Jiao si staglia la skyline notturna di Shanghai, piena di luci e di moderni, raffinati, grattacieli che l’hanno resa molto più bella e vivace di New York. In dieci anni sono stati costruiti 100 mila edifici più alti di 30 piani, utilizzando un terzo di tutte le gru esistenti nel mondo e i progetti dei migliori architetti. Non c’è da stupirsi se in tutte le persone che hanno visitato recentemente la città si sia insinuato il dubbio che i modelli sociali ed economici della vecchia Europa siano finiti, e che forse il tempo per rimediare sia già scaduto. Quello che da noi accade in una settimana o in un mese, qui accade in un giorno: la sera, andate a dormire osservando dalla finestra i lavori di un edificio in costruzione e la mattina dopo è più alto di due piani, grazie a turni di lavoro di 24 ore sei giorni alla settimana. Le obiezioni sono scontate: l’economia si regge sui bassi salari, sull’ampia disponibilità di manodopera, sulla mancanza di diritti e sul fatto che l’interesse della collettività prevale sempre su quello dei singoli individui. Non ci sono no-tav in Cina e se ci fossero verrebbero spazzati via. Se un vecchio quartiere si trova sul percorso di una nuova autostrada, viene semplicemente raso al suolo e poco o nulla contano le proteste degli abitanti. Zhu Yonglei, assistente della Direzione generale dell’Expo 2010, l’esposizione universale che Shanghai ospiterà due anni dopo le Olimpiadi di Pechino, mostra con orgoglio i cantieri lungo il fiume Huangpu, senza rimorso per i vecchi villaggi abbattuti per fare posto ai padiglioni della Fiera. «Erano case senza acqua e servizi igienici, dove sei persone stavano in una stanza. Le 18 mila famiglie che abitavano qui ora vivono meglio, in appartamenti più grandi e puliti», assicura. Dall’altra parte del fiume c’era uno dei più grandi cantieri navali della Cina, anche quello trasferito altrove insieme a molte fabbriche che occupavano l’area. «Le abbiamo ricostruite in modo moderno e funzionale e con standard ambientali elevati». Per l’Expo, che durerà sei mesi, sono attesi 70 milioni di visitatori, circa 400 mila al giorno: sarebbero un problema per qualunque città europea, ma non per Shanghai, che ha 16 milioni di abitanti fissi, cinque milioni di pendolari e forse quattro milioni di clandestini, molti dei quali contadini che hanno perso la terra sacrificata all’urbanizzazione e sono impiegati nei cantieri in condizioni di sicurezza molto precarie. Ma la Cina vuole essere giudicata per gli sforzi fatti, non ancora per gli standard raggiunti. «Abbiamo - taglia corto la signora Jiao - problemi di sicurezza sul lavoro, ma stiamo migliorando. Quanto ai contadini, non pagano le tasse ma usufruiscono comunque di una piena assistenza sociale. Se perdono la terra, vengono rimborsati con l’acquisto di un appartamento. Diamo loro la casa e non i soldi, perché forse li spenderebbero diversamente e diventerebbero un peso per la comunità». Lo sviluppo «armonioso» preteso dal governo non è del tutto riuscito e l’aumento a due cifre del prodotto interno lordo per dieci anni consecutivi ha lasciato ai margini molte persone. «E’ vero, Pechino ci ha chiesto di rallentare la crescita. Ma come diceva il nostro grande leader Deng Xiaoping - sorride Jiao Yang - alla Cina serve un’avanguardia, come Shanghai». Da Longyang road parte il treno a levitazione magnetica diretto all’aeroporto di Pudong. La stazione è piccola e funzionale, non c’è un pezzo di carta per terra. Cortesi guardie in guanti bianchi indirizzano i passeggeri verso i vagoni, pulitissimi e ospitali, dove un indicatore luminoso indica la velocità raggiunta. Dopo una breve rincorsa, il treno Maglev supera con un sibilo i 430 chilometri orari. I 30 chilometri che separano l’aeroporto dal centro della città vengono percorsi in poco più di sette minuti e le operazioni di imbarco si svolgono rapidamente, senza code, gestite da personale gentile, efficiente e preparato. Dodici ore dopo, all’aeroporto di Malpensa, non c’è un solo carrello disponibile per i passeggeri che ritirano i bagagli, attesi per decine di minuti. All’uscita, i taxi sono in sciopero, gli autisti dei pullman urlano che sta per avviarsi quello per Milano, che ci impiegherà «solo» un’ora. Dalla Stazione Centrale parte un vecchio treno interregionale, che anche in prima classe ha i sedili sbrecciati e luridi, i finestrini aperti perché l’aria condizionata è guasta. A Roma, nelle stanze del governo, si discute di intercettazioni e immondizia, del leader del Partito democratico, dei Dico e del nuovo percorso che farà aprire con decenni di ritardo i cantieri dell’alta velocità. La solita vecchia Europa, il nuovo Terzo mondo. Stampa Articolo