Isabella Bossi Fedrigotti, Corriere della Sera 14/06/2007., 14 giugno 2007
Sui giornali di mezza Europa già nel 1817 circolava la notizia che Napoleone Bonaparte, a Sant’Elena, si fosse innamorato di una graziosa biondina inglese di 14 anni
Sui giornali di mezza Europa già nel 1817 circolava la notizia che Napoleone Bonaparte, a Sant’Elena, si fosse innamorato di una graziosa biondina inglese di 14 anni. La certezza che non si trattò di amore ma di amicizia ci viene dalle memorie della fanciulla, Betsy Balcombe, figlia del sovrintendente della Compagnia delle Indie nell’isola e responsabile degli approvvigionamenti per il prigioniero, scritte nel 1843, ma solo ora tradotte in italiano. Il libro, dal titolo "Il mio amico Napoleone” (Mondadori), racconta che tra l’ex imperatore e la scatenata ragazzina si stabilì una speciale complicità come tra un nonno e la sua nipote preferita. Lui la chiamava «Mademoiselle Betsy», le «Bony», insieme i due scherzavano, ridevano, escogitavano burle, si raccontavano storie, uscivano a cavallo, giocavano a carte, a mosca cieca o ai quattro cantoni. Lei lo prendeva di mira in mille modi, ad esempio una volta fece buttare un cane terranova in uno stagno in riva al quale Napoleone stava immerso in certe sue carte, prevedendo - come infatti avvenne - che, uscito dall’acqua, l’animale si scrollasse inondando di pioggia l’uomo e le sue carte. Betsy e Bony si erano conosciuti l’indomani dell’arrivo di lui a Sant’Elena il 17 ottobre 1815. Non essendo ancora pronte per accoglierlo le ex stalle dell’altipiano che gli erano destinate, Napoleone chiese ospitalità a William e Jane Balcombe: i mesi che passò nella loro casa furono i più felici dell’esilio, perché trovò da parte della famiglia disponibilità, cortesia e amicizia vera. Cambiò tutto quando dovette trasferirsi nei casamenti restaurati per lui tra i monti spazzati dal vento, lontano dai suoi amici, che pure non mancavano di andarlo a trovare ogni settimana, alla mercé del governatore di Sant’Elena sir HudsonLow detto «la iena», al quale, dopo un’ennesima angheria, Bonaparte una volta sibilò: «Passerete alla storia soltanto per avermi vilmente tormentato».