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 2007  giugno 13 Mercoledì calendario

Biografia dei fratelli Goncourt

Le follie dei Goncourt. la Repubblica, mercoledì 13 giugno Ancora in abito da sera, i Goncourt scrivevano, rientrando la sera, il loro diario, il più smagliante ritratto stenografico dell´Ottocento - Journal, Memorie di vita letteraria, 1851-96, ora nella prima traduzione integrale, vasta e geniale impresa di Vito Sorbello per Nino Aragno. I «bebè complicati» (come li definiva Céline) vivevano in simbiosi; nella conversazione, uno iniziava le frasi, l´altro le finiva; scrivevano insieme, e condividevano (igiene settimanale) l´amante, Maria, levatrice: «fa come il pubblico: accetta la nostra collaborazione». E´ il 23 giugno 1858: ma già nel ´46, a 24 anni, Edmond aveva ceduto al fratello Jules una «bambinetta tra i tredici e i diciassette anni» incontrata al ballo popolare: Mabille, lunga, magrolina, senza seno, immensi occhi blu, accompagnata da una madre dalla «testa pulcinellesca»; un rumore di pelle di tamburo squarciata gli aveva rivelato che la giovinetta era nuova agli amplessi: il sedicenne Jules, scoraggiato da una prostituta che si era tolta, per lavorare con agio, i denti e i capelli, aveva gradito, «furiosamente», lo scambio col fratello. La misoginia di "Juledmond" si riflette nelle conversazioni scollacciate delle famose "cene Magny", il ristorante che riunisce, a sabati alterni, le migliori menti (maschili) di Parigi. «Ma sì, ve l´assicuro, Daudet ha il gusto di prendere le donne all´incontrario», giura Zola. «Ah, ecco perché l´ho sentito dire alle cameriere "come vorrei in..."» si illumina il grande editore Charpentier. Ma poi tutti, dovendo riconoscere che sentimenti traditori finiscono per aggredirli, sospirano: «La verità, è che non sappiamo più andare a letto, così, semplicemente, con una donna». Ma come si può preferire Musset a Hugo, protesta Sainte-Beuve, il superbo saggista del giansenismo a Port-Royal, e intanto si sospende due ciliegie all´orecchio. Collezionisti di oggetti squisiti e di parole sordide e raffinate, i Goncourt inventarono il giapponismo, ripristinarono il gusto Luigi XV, e crearono il naturalismo - scrivendo a quattro mani romanzi come Germinie Lacerteux, minuto e vertiginoso ritratto di una domestica. Come saggisti, furono prodigiosamente innovatori. Comprarono a prezzi modici una collezione di giornali, réclames e lettere della Rivoluzione francese da un povero signore che la aveva raccolta impegnando di volta in volta il suo orologio («d´argento»); e lavorando senza sosta restaurarono la vita quotidiana di quegli anni eccezionali - botteghe, ristoranti, mobili, smonacate, teatri, usi e parrucchieri - intessendola su quelle fonti materiali piene di senso e di gusto. Nacque così la Storia della società francese durante la Rivoluzione e sotto il Direttorio, e anche, con gli stessi metodi, la vita di Maria Antonietta o L´arte del XVIII secolo. Il diario, fu il capolavoro; la vita allegra e sventata della bohème letteraria, fissata a caldo con fulminante e antica sapienza narrativa, assurge a fantasmagoria delle passioni, dell´eterna stupidità, della quotidiana follia. Quella vita aveva le sue ironie. Il giorno in cui la principessa Mathilde - la cugina dell´Imperatore Napoleone III, il più bel salotto di Parigi - li invita per la prima volta, muore Rose, la cameriera che da venticinque anni ha le chiavi di tutte le loro abitudini; cane da guardia burbero che aveva aspettato fino all´alba Edmond quando ragazzo andava ai balli, e tutte le sere veniva ancora a dare il bacio della buonanotte; i loro corpi riconoscevano nella malattia le sue cure; «di quelle devozioni di cui si spera che ci chiuderanno gli occhi». E ora, riflettono i fratelli in una delle pagine più commoventi del diario, non sarà più lei a muoversi per la cucina; una contrazione nervosa della bocca li obbliga da un´ora a «masticare le lacrime»; all´ospedale! E poi via in fiacre, con le spalle del cocchiere «stupefatte di sentire piangere», a farsi la toilette per la serata. La principessa è un resto di bella donna grossa; si lamenta che quella canaglia di Haussmann, l´urbanista che sta ripianificando Parigi, le abbia preso, per un boulevard, 1200 metri del suo parco della rue de Courcelles. La villa è circondata di palizzate, «mi vogliono murare viva come una vestale» - «Ah no, commenta Haussmann, «non faranno questa ingiuria a Vostra Altezza». Dietro alla principessa, «naturalmente», spunta forte e amabile Nieuwerkerke, sovrintendente alle Belle Arti e suo amante in carica, noto per applicare foglie di fico alle statue invereconde. I fratelli sono antisemiti, con ferocia . Riportano l´incubo di Jean Lorrain, che nel sogno grida: «Mamma, ho degli ebrei nel letto!». E parlano delle nozze di una giovane Rothschild: tavolata di settantaquattro familiari, «in uno di quei giorni inventati da Rembrandt, per le sinagoghe e i templi misteriosi, illuminati da un riflesso da Vitello d´oro». Facce verdi «per la patina dei milioni», e così padroni di tutto, anche del corpo di ballo dell´Opéra, «che una ballerina, vedendo Gaiffe non circonciso, non si capacitava; era la prima volta che vedeva un prepuzio». I ritratti d´interni sono vividi come persone. La casa di Gautier il poeta è di una sontuosità «povera e d´accatto», ma soleggiata dalle figlie. Sul caminetto di Arthur Meyer, direttore del Gaulois, due vasi vinti alla lotteria, e santini infilati nello specchio. Balzac, «mobilio di puttana». Da Sainte-Beuve il critico, interno democratico tutto di lane «popolo», vestaglia, calze, pantofole, che gli danno l´aria di un portiere con la podagra; «infetti» i bibelots di Zola a Médan; ma Michelet, «il sublime visionario della storia», come può sopportare i fiori sotto le campane di vetro? «Ah, sono invecchiato!», geme lo storico, incontrato per strada: «ho avuto quest´anno due grandi dolori; prima, perdo mio figlio; poi, arriva il libro di Hugo!» (si tratta dei Miserabili); «ma come sarebbe: dipinge un vescovo stimabile, e un convento interessante! bisogna fare come Voltaire: un nemico dei nostri principi, si deve sempre impiccarlo». Il paradosso è la regola, nella conversazione - e la gelosia, tra letterati. Si racconta di Charcot, che si rasa la testa per farsi una fronte ampia da pensatore. Zola copia; personalità immensa, ma è meglio non commettere l´imprudenza di leggergli un romanzo in fieri. Con i preziosissimi oggetti di casa (amorosamente repertoriati ne La casa di un artista, curato un anno fa con grazia e sapienza da Barbara Briganti per Sellerio), Edmond dotò la Fondazione e il premio Goncourt, ancora oggi il più prestigioso di Francia. Pensava che ogni collezione è una costellazione che gravita attorno a un gusto personale; dopo, va dispersa a ricreare, per altri, le gioie della trouvaille. La guerra del ´70 aveva rischiato di distruggere tutto. L´anno prima, era morto di sifilide, a 39 anni, Jules; al funerale, gli amici, sostenendo letteralmente Edmond, avevano visto i suoi capelli, lungo il tragitto verso il cimitero, imbiancarsi. Edmond era rimasto dentro il pretenzioso villino di Auteuil, che avevano acquistato da poco, a guardare i loro tesori, senza la forza di proteggerli dai cannoneggiamenti della guerra prussiana e della Comune. Poi piano piano aveva incartato e imballato tutto, e messo al sicuro da un amico. La casa, riassunse Zola, lo aveva salvato. Così, ricominciò il diario - questo primo volume (duemila pagine in tre tomi, 1851-1870, al costo di cento euro) si ferma qui. A Proust si stringeva il cuore nel vedere come le dame - «anche le più intelligenti» - evitavano Edmond, nel timore di comparire nel Journal. Ma quella grandiosa «presa» sul «caravanserraglio della modernità» (Sorbello) continuò a crescere, spassoso, dolente e atroce come il vero; uno dei più bei libri dell´Ottocento. Daria Galateria