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 2007  giugno 14 Giovedì calendario

GHESQUIRE Nicolas Commines (Francia) 9 maggio 1971. Stilista • «’Monsieur” era peggio di lui

GHESQUIRE Nicolas Commines (Francia) 9 maggio 1971. Stilista • «’Monsieur” era peggio di lui. Non ne voleva sapere proprio di apparire, di farsi intervistare e addirittura di far recensire la sua moda: alle sue sfilate i giornalisti non erano invitati. Taccuini e penne, che volgarità! E se Cristobal Balenciaga anche così fece suo il mondo della moda fra gli anni Trenta e Sessanta, Nicolas Ghesquière, lo stilista che nel ”97 ne ha raccolto l’eredità, sta facendo altrettanto, oggi. Conquiste comprese. Che sia fra i designer più quotati non è un mistero. Al grido di ”La moda è fatta di selezioni ed eliminazioni”. Iconoclasta e sperimentale. Gli anni Ottanta e i materiali futuribili. Le giacchette piccole e i pantaloni lunghi. E lui? In dieci anni, interviste con il contagocce, tv mai, apparizioni ”mondane” solo se necessario. Giusto l’inchino a sfilata conclusa! Bello (occhi verdi) e impossibile (è un tantino scontroso): ”Imporsi senza esporsi”, è il suo motto. Didascalia: ”Il mio lavoro è fare vestiti e farli sfilare. così che io mi esprimo, le mie collezioni parlano per me e riflettono chi io sono. Il resto non conta”, dice. [...] ”Da ragazzino ero timidissimo. Me ne stavo molto tempo da solo. Osservavo la gente, per strada. E leggevo, leggevo. Soprattutto riviste di moda, la grande passione di mia madre. Più che entrare nel mondo del fashion dopo, senza una scuola, è stato più duro capire di voler lavorare nella moda abitando un piccolo paese di provincia”. [...] nato a Commines, nel nord della Francia, ma vissuto a Loudun, la città dei demoni, a 15 anni (e non 11! come molte biografie riportano) era già un pendolare della moda: dal lunedì al venerdì a scuola, al paese dove papà era manager del golf club cittadino; nel weekend a Parigi ragazzo di bottega da Agnes B. L’anno dopo molla gli studi (giusto la scuola d’obbligo frequenta!) e si trasferisce nella capitale, chez Corine Cobson: ” stato il momento più duro, avevo 16 anni e una famiglia, ma amavo troppo la moda e il mestiere dello stilista per aspettare ancora”. Dopo la Cobson, un po’ d’ossa da Jean Paul Gaultier, Callaghan e pure Trussardi. ”Così ho conosciuto un po’ d’Italia e l’industria italiana e il mercato, passaggio obbligato per chiunque si avvicini alla moda!”. Nel ”96 da Balenciaga ad occuparsi di licenze ma trova subito chi crede in lui e quando nel ”97 Josephus Thimister lascia, Ghesquière raccoglie! L’anno dopo vince il Fashion Awards, l’Oscar della moda! Come dire: il silenzio paga. E pure il lavoro, i suoi collaboratori giurano che il ”Nicolas” della moda lavora, lavora, lavora. Senza sconti, compreso quello dell’accesso agli archivi della maison Balenciaga (il couturier che inventò il taglio a uovo). ”I primi anni non mi è stato permesso neppure di avvicinarmi, prima ho dovuto impregnarmi dello spirito della maison,
del nome. Poi mi è stato consentito di avvicinarmi ai vestiti!”. Una sacralità che pare fuori tempo, ora. ” una scelta personale, che ogni griffe fa. Balenciaga è lusso, dunque esclusività... Unito a un certo rigore monacale, sì. E un’indubbia sobrietà. Per una moda aneddotica, chiamiamola così”. Si può aggiungere un capitolo? Come andò quella volta che fece l’abito da sposa di Nicole Kidman: ” stato un’occasione e un privilegio...” [...]» (Paola Pollo, ”Corriere della Sera” 14/6/2007).