Varie, 14 giugno 2007
FOURNIER Michelangelo
FOURNIER Michelangelo Roma 29 luglio 1963. Poliziotto. Vicequestore. Uno dei 28 rappresentanti delle forze dell’ordine imputati per l’irruzione nella scuola Diaz, la notte dei manganelli durante il G8 (Genova, 21 luglio 2001, era il vice di Vincenzo Canterini, comandante del VII Nucleo antisommossa del Primo reparto mobile di Roma). Primo ”pentito”: «I poliziotti picchiavano persone inermi. Quattro agenti infierivano su una ragazza con la testa spaccata, a terra in una pozza di sangue. Ero terrorizzato. Basito. Sembrava una macelleria messicana» • «La macelleria messicana era agli atti dal novembre 2002. Il vicequestore aggiunto Michelangelo Fournier usò questa definizione nel suo primo interrogatorio, e fu un’immagine che colpì, al punto che nella loro richiesta di rinvio a giudizio, datata settembre 2004, i magistrati genovesi la evocarono per contrapporla alle versioni ufficiali seguite all’irruzione nella scuola che ospitava i no global. ”Quale valutazione – scrivevano – aveva portato a trasformare la scena da ”macelleria messicana’ descritta dal dottor Fournier nelle ”evidenti e pregresse contusioni e ferite’ del comunicato ufficiale diramato dalla Questura di Genova?” anche una questione di scelta dei vocaboli, evidentemente. Perché, ripetute in aula, le parole di Fournier hanno sollevato un putiferio. E l’ammissione di aver mentito durante gli interrogatori per spirito di appartenenza, negando di aver mai visto aggressioni, inevitabilmente farà di lui il primo ”pentito” di questa storia, anche se la definizione è forzata. Michelangelo Fournier non è un ex poliziotto senza più nulla da perdere. un funzionario che gode di grande reputazione nel suo settore, quello dell’ordine pubblico. [...] un uomo piccolo, dallo sguardo vispo, che colleziona dischi di vinile e ha la vocazione dell’istruttore [...] si prese un elogio dai vertici della polizia per come guidò i suoi uomini durante gli scontri di un derby romano finito con cariche ripetute in tribuna Tevere, in una situazione classica da guerriglia da stadio. A Genova era il capo del Nucleo sperimentale antisommossa, un corpo creato apposta per il G8. Nei fatti, era il vice di Vincenzo Canterini, l’uomo che esce peggio dalla sua deposizione. Fournier è il poliziotto che quella notte gridò ”basta” agli agenti che ad irruzione ormai conclusa stavano infierendo su una no global. accusato soltanto di lesioni e non di quel reato di falso (le molotov posticce) che costituisce il cuore del processo Diaz. Ha messo in difficoltà soprattutto la linea di difesa del del suo capo, il quale ha sempre sostenuto che alla Diaz hanno picchiato soltanto altri colleghi, ma non gli uomini del suo Reparto mobile. Le famose persone con casco e pettorina che nessuno è mai riuscito ad identificare. Disse Canterini: ”Noi c’’eravamo solo perché dovevamo mettere in sicurezza l’edificio, non possiamo aver fatto quelle cose perché siamo addestrati a controllare i nervi”. [...] Fournier, pur ribadendo l’intervento violento di altri agenti, ha ammesso ”molti eccessi” commessi dagli uomini suoi e di Canterini. Due versioni inconciliabili, così come diversi sono gli uomini. Calmo e riflessivo Fournier, piuttosto irruento Canterini. La deposizione di Fournier ha avuto l’effetto di riaccendere le luci sulla vicenda della Diaz, ma non incide sui temi più delicati del processo, i falsi e la composizione della catena di comando che gestì quella disastrosa irruzione. [...] Con quell’esotico ”macelleria messicana”, Fournier ha semplicemente ricordato a tutti quel che accadde sei anni fa in una scuola di Genova. Chi c’era, chi arrivò subito dopo, sa che è una buona definizione» (Marco Imarisio, ”Corriere della Sera” 14/6/2007) • «[...] ”Ho taciuto – ha detto Fournier, all’epoca vicequestore della Mobile di Roma – per vergogna e per spirito di appartenenza. Non volevo recare discredito all’amministrazione rivelando comportamenti così gravi. Sono un poliziotto figlio di poliziotti, sono nato in caserma. E ho portato da solo questa croce per sei anni”. Quando è salito al primo piano della Diaz, ”ho visto due agenti in divisa e due in borghese manganellare una ragazza che sembrava moribonda. Non erano del mio reparto quindi non eravamo collegati con l’interfono. Mi sono tolto il casco e ho urlato ”Basta’. Non hanno smesso subito. Uno ho dovuto spintonarlo”. Poi, mentre la ragazza è a terra ”e intorno alla testa aveva grumi che mi sembravano materia cerebrale” uno degli agenti ”si è afferrato le parti genitali con le mani e ha mosso il bacino mimando un atto sessuale verso di lei”. Il vicequestore è in quel momento ”certo che la ragazza stesse morendo”. Fa chiamare delle ambulanze. Interviene una giovane che cerca di prestare aiuto. ”Le ho chiesto scusa, in inglese, per quello che stavamo facendo” [...] dice di aver affrontato il capo della Mobile, Canterini, nel cortile della scuola dicendogli: ”Io con questi non ci lavoro più”. [...] Chi era presente? Arnaldo La Barbera, capo dell’Ucigos (morto nel 2002) e Francesco Gratteri, direttore dello Sco. Sono entrati alla Diaz, dice Fournier, hanno visto. La ragazza con la testa spaccata è stata arrestata con l’accusa di resistenza. Con lei altre 92 persone sono finite in manette (tutte prosciolte). [...]» (Erika Dellacasa, ”Corriere della Sera” 14/6/2007) • «[...] ”Davanti alla scuola eravamo in due gruppi: uno guidato da Spartaco Mortola (all’epoca capo della Digos, oggi vicequestore vicario a Torino) e l’altro da Canterini [...] Sfondammo il cancello e ci venne ordinato: entrate [...] Canterini era un convitato di pietra nella catena di comando e anche Mortola prendeva ordini dai superiori presenti sul posto”, tra cui Arnaldo La Barbera (deceduto nel settembre 2002) e Francesco Gratteri, rispettivamente capo dell’Ucigos e direttore dello Sco. ”Al primo piano ho visto quelle che in un primo momento mi sono sembrate colluttazioni. Era buio. Poi mi sono accorto che c’erano 4-5 poliziotti, due in borghese con la pettorina della polizia e due con la cintura bianca che stavano infierendo sui feriti”. La cintura bianca faceva parte della tenuta antisommossa di reparti diversi rispetto a quello del vicequestore Fournier, con cintura blu. [...]» (Alessandra Pieracci, ”La Stampa” 14/6/2007).