Augusto Minzolini, La Stampa 14/6/2007, 14 giugno 2007
AUGUSTO MINZOLINI
ROMA
In quella baraonda che è diventata la politica italiana, tra intercettazioni e un governo a rischio, è difficile orientarsi. Per capire qualcosa bisogna gettare l’orecchio in qualche riunione ristretta, non di quelle con trenta persone. Come quella che ha avuto ieri Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, prima del vertice con i coordinatori regionali. Lì il Cavaliere ha fatto il punto sulle posizioni di maggioranza e opposizione, quello che illustrerà al capo dello Stato mercoledì prossimo. «Abbiamo avuto - ha spiegato - incontri e contatti con esponenti Ds e della Margherita. Tra loro c’è chi vuole levarsi di torno Prodi. C’è chi comprende che sta diventando una zavorra impossibile. Noi abbiamo detto che per il bene del Paese bisognerebbe fare un altro governo. Abbiamo spiegato che la nostra opposizione potrebbe essere più misurata nei confronti di un altro governo delle sinistre. Su due punti, però, siamo stati chiari: il nuovo governo deve portare alle elezioni nel 2008 e non può avere il nostro appoggio. Ci costerebbe troppo in termini di consensi». Poi il Cavaliere ha spiegato l’offerta di chi, nel centro-sinistra, vuole liberarsi di Prodi: «Loro - ha continuato - vogliono un governo istituzionale. Che in qualche modo ci coinvolga. Accettano il voto anticipato ma non prima del 2009. C’è, quindi, la differenza di un anno sulla data elettorale. Ed è su questo contrasto che può inserirsi Prodi per stabilizzare il suo governo...».
Insomma, almeno in quella riunione il Cavaliere è stato chiaro. Ha detto le cose come stanno. C’è una trattativa sotterranea sul «dopo-Prodi», se non ufficiale sicuramente ufficiosa, che, rispetto al passato, una parte del centro-sinistra non solo non rifiuta ma addirittura promuove. In secondo luogo ci sono due ostacoli difficili da superare che potrebbero portare ad un nulla di fatto: la data delle elezioni e la natura del governo che dovrebbe succedere a Prodi (Berlusconi, almeno per il momento, non vuole sporcarsi le mani mentre gli altri preferirebbero una formula che lo coinvolga in qualche modo).
La trattativa, quindi, è in bilico: potrebbe chiudersi bene o male. E questo spiega perché un giorno il governo sta per cadere, un altro è più sicuro, perché un giorno si parla di elezioni e un altro di governo istituzionale. I giochi sono aperti e ognuno ha i suoi desiderata. A destra come a sinistra. Franco Marini e Pierferdinando Casini vorrebbero un governo istituzionale che arrivi fino al 2009. Walter Veltroni avverte che se si arrivasse in questa situazione al voto tra un anno o tra due, non si candiderebbe. Lamberto Dini è pronto anche a guidare un governo di un anno ma vuole in Parlamento l’appoggio di Berlusconi. Clemente Mastella vuole andare avanti, pronto ad aprire la crisi nella primavera prossima per evitare il referendum. Gianfranco Fini gradirebbe anche lui un governo istituzionale ma voterebbe nel 2008. Insomma, siamo alla Babele se addirittura si è scomodato l’ingegner Carlo De Bendetti per trovare una via d’uscita che conduca il centro-sinistra fuori da queste secche pericolose.
E’ ovvio che in queste condizioni il Cavaliere, almeno pubblicamente, preferisca star fermo su una posizione che lo tenga in sintonia con i suoi elettori, cioè la richiesta di elezioni. E’ quello che ha spiegato ieri pomeriggio anche a Fini. Tra i due c’era una ruggine che risale all’incontro di qualche settimana fa, quello che ha preceduto i ballottaggi: il dissidio resta la federazione che Berlusconi non vuol fare solo con An. In quell’occasione l’incontro si chiuse su una frase minacciosa di Fini: «Ci rivediamo dopo i ballottaggi». I ballottaggi a Parma, a Lucca, a Todi si sono chiusi bene per il centro-destra e hanno interrotto il breve «flirt» tra il presidente di An e Pierferdinando Casini. Anche perché la diatriba del centro-destra sull’andare a chiedere a Napolitano le elezioni o meno è una mezza scemenza: è evidente che il Capo dello Stato potrebbe concederle solo se verificasse che non c’è nessuna maggioranza per sostenere un governo in Parlamento. A Berlusconi preme solo far presente al Presidente «la profonda crisi in cui un governo che non è nelle condizioni di governare ha precipitato il paese». Nei fatti le schermaglie di Casini (ieri con sarcasmo ha dichiarato che «griderà al miracolo» se verrà fuori qualcosa dal Quirinale) riguardano solo la leadership di Berlusconi. Tant’è che ieri per portare anche l’Udc al Quirinale il Cavaliere ha fatto recapitare dal fido Gianni Letta una proposta provocatoria al segretario degli ex dc, Lorenzo Cesa: «Se salite al Colle con noi sarete voi a redigere il comunicato che dirameremo dopo il colloquio».
Non se ne farà niente lo stesso. Ma i problemi li avrà solo l’Udc. Come spiegava l’altro ieri Fini al vertice del suo partito: «L’incontro con Napolitano non darà frutti ma se andasse solo Berlusconi e io no, il nostro elettorato non capirebbe».
Casini, invece, malgrado le elezioni non lo abbiano premiato, problemi di consenso non se li pone. Solo che difficilmente riuscirà a differenziarsi ancora per molto da Berlusconi che punta a sfruttare fino in fondo l’impopolarità di Prodi. Ieri davanti ai coordinatori di Forza Italia il Cavaliere ha usato tutti gli argomenti che aveva a disposizione: «I primi che vogliono liberarsi di Prodi sono quelli del centro-sinistra ma non hanno il killer. Nessun governo istituzionale perché non possiamo mischiarci con loro. Potrebbe esserci un ritorno alla vecchia legge elettorale, il mattarellum. Così avremmo un risultato alla Sarkozy. I ds non mi parlino più del conflitto di interessi: le azioni Mediaset in un anno sono passate da 12 euro a 7».
Di tutto di più. Anche per Casini. «Nell’Udc ci sono brave persone ma anche chi ci ha fatto perdere le elezioni come quella serpe in seno di Follini. Li abbiamo raccolti che stavano al 3%, gli abbiamo dato la terza carica dello Stato e tante poltrone. Le amministrative gli sono anche andate male. Cosa pretende Casini? Le regola non cambia: il candidato premier è il leader del primo partito della coalizione. Sono io».
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